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Strane coppie

La tresca di Schettino con la giornalista, la confessione della Abate

La tresca di Schettino con la giornalista,  la confessione della Abate

Tra di loro si è sempre mormorato molto. Foto insieme, lavoro insieme, libro insieme. Lei è la giornalista Vittoriana Abate. Lui Francesco Schettino. Insieme hanno scritto Verità sommerse, il discusso libro scritto dal comandante della Costa Concordia, di cui Schettino è responsabile. Si è parlato di una relazione amorosa tra i due. Ma lei, la Abate, in una intervista a Panorama preferisce definirà "intimità".

Perché avete scritto insieme il libro? "Perché mi sono avvicinata a lui sul piano emotivo. Quando sono riuscita a intervistarlo l’ho ascoltato, e poi ho studiato tutte le carte che mi ha consegnato", dice la giornalista, "Mi ha chiesto di scrivere il libro all’epoca dell’udienza preliminare, a Grosseto, quando gli proposi di andare a mangiare una pizza e quindi di andare a rivedere per la prima volta, la Concordia. Fu un momento toccante, per rispettarlo camminavo tre passi dietro di lui. Fummo anche ampiamente fotografati, con relativi gossip". Chi ha parlato di una tresca tra i due fu Striscia la notizia  e il giornale tedesco Bild. "L’articolo di Bild", spiega la Abate, "è nato da una foto del comandante che entrava nel mio portone con le buste della spesa. Ma c’erano anche i suoi due avvocati che però sono stati accuratamente tagliati dall’immagine. Stavamo organizzando una cena a casa perché uscire sarebbe stato una follia. In questo senso Schettino è sempre stato molto protettivo nei miei confronti, evitando pizzerie e ristoranti". 

Schettino ha lasciato sua moglie. Un fatto "antecedente alla stesura del libro", replica la Abate, "e semmai si deve alla presenza a bordo di Domnica Cemortan. E comunque tra noi c’è stato molto di più delle cene care al gossip. Un’intimità profonda, senza la quale sarebbe stato impossibile scrivere un libro così delicato. Se non avessi dovuto seguire la sentenza, sarei rimasta anche con lui nel residence di Grosseto". "Quel giorno aveva 40 di febbre", ricorda la giornalista, "Fui io a dargli la notizia con un sms. Scrissi solo «16», gli anni della condanna. Lui rispose: «Ma l’abbandono della nave me l’hanno tolto?» È l’accusa che lo fa soffrire di più, un reato diffamante per un uomo di mare".

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