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Tabaccaia uccisa ad Asti, la pista di un uomo che conosceva

Tabaccaia uccisa ad Asti, la pista di un uomo che conosceva

Un rapinatore non avrebbe colpito con quella rabbia. Chi ha ucciso Maria Luisa Fassi, tabaccaia di Asti, era furioso con lei: l'ha massacrata con 45 coltellate con una lama larga 4-5 centimetri e lunga venti. Rita Celli, la dottoressa che ha eseguito l'autopsia, riporta il Corriere della Sera, ha fatto un sopralluogo nel negozio per vedere gli spazi, per vedere come la donna ha cercato di difendersi.

Dai segni sulle braccia si capisce infatti che la donna ha lottato furiosamente. Un omicidio che non può essere stato determinato dalla reazione spropositata di chi chiede soldi senza ottenerli ma che è stato compiuto da qualcuno che nutriva nei suoi confronti un profondo rancore personale. Per esempio, un amante respinto. "Sì, è una delle piste che stiamo seguendo", ha confermato al Corriere il pm Luciano Tarditi. "Dobbiamo mettere nel conto l'idea che lei conoscesse chi l'ha uccisa" spiega uno degli investigatori che sta lavorando al caso.

Di più. Potrebbe anche esserci la tentata violenza sessuale prima dell'uccisione. Al momento non ci sono elementi che lo confermano ma "è una possibilità che spiegherebbe la strenua difesa di lei e potrebbe aver scatenato la rabbia cieca dell'aggressore, soprattutto se davvero lei lo conosceva".

Non c'è tempo da perdere. Con il passare dei giorni l'assassino si "stabilizza" psicologicamente, può depistare le indagini, crearsi alibi. E poi manca l'arma del delitto. Le indagini sono complicate: anche le immagini delle telecamere della zona, al momento, non aiutano. 

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Commenti all'articolo

  • blues188

    09 Luglio 2015 - 11:11

    Ai nosctri garabbinieri sarà spiagiuto sporgare la duda bianga.

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