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Tragedia a Roma

Bimbo morto in ascensore: a pagare non siano solo l'addetto Atac e i due vigilantes

Bimbo morto in ascensore: a pagare non siano solo l'addetto Atac e i due vigilantes

Certo, hanno compiuto un'imprudenza, forse un azzardo. Per dirla con gli investigatori che stanno indagando sulla tragica morte del piccolo Marco, 4 anni, alla stazione della metro "Furio Camillo" a Roma, hanno seguito una procedura "improvvisata e non convenzionale". E così, ora, un dipendente dell'Atac (l'azienda dei trasporti pubblici della Capitale) e due vigilantes in servizio presso la stazione si trovano indagati con un'accusa pesantissima: omicidio colposo. Sarebbero stati loro a intervenire ieri sera sull'ascensore bloccato, per liberare il piccolo Marco e la mamma, provando il trasbordo sull'ascensore a fianco che si è poi rivelato fatale.

Un'imprudenza costata carissima. Ma che si può, se non giustificare, forse comprendere. Ieri a Roma, come in molte parti d'Italia, c'erano 35 gradi. L'ascensore sarà stato un forno, bisognava tirare fuori quella mamma e quel bambino così piccolo prima che stessero male. Certo si potevano far intervenire i pompieri ma sarebbe stata una procedura lunga e complessa. E allora ecco scattare il rimedio-scorciatoia, un po' all'italiana se vogliamo. Un gesto che però testimonia generosità e altruismo nel voler risolvere un problema e porre fine ai disagi degli utenti, ancor di più visto che si trattava di una mamma e del suo bimbo piccolo.

Ora queste persone sono chiamate a rispondere di quel che hanno fatto e rischiano di pagare un conto salato per aver, in fondo, voluto dare una mano. Però non possono essere i soli a pagarlo, quel conto. Perchè chiunque viva a Roma o ci sia anche solo stato di passaggio e abbia utilizzato i mezzi pubblici, sa bene in che condizioni siano bus e metro. Stazioni e mezzi sporchi, strapieni, raramente puntuali, con frequenti disservizi e convogli bloccati sottoterra. Lo stesso vale per gli ascensori che portano dalla superficie alle stazioni: vecchi, maleodoranti, spesso fuori servizio. Oppure che si bloccano come quello di Furio Camillo. E' ovvio che in un contesto lavorativo del genere gli addetti spesso siano chiamati a salvare il salvabile, a "metterce 'na pezza", come si dice. Come ieri. E ora si piange un bimbo di 4 anni che non c'è più.

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Commenti all'articolo

  • angelo999999999

    12 Luglio 2015 - 16:04

    Il personale abilitato alle manovre di soccorso, da chi è stato abilitato ? I relativi nominativi erano stati inoltrati al Min. Trasporti USTIF ? Ogni abilitazione è specifica per ciascun ascensore. Al momento dell'incidente chi era in servizio tra gli operai abilitati ? e dove si trovava ? aveva possibilità di raggiungere l'ascensore bloccato entra i 30 minuti previsti dal contratto atac ?

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  • angelo999999999

    12 Luglio 2015 - 16:04

    Cosa prevede il Regolamento di esercizio dell'ascensore guasto ? chi deve effettuare la manovra di soccorso e come si deve effettuare? Il Ministero dei Trasporti USTIF ha sicuramente aperto un inchiesta sull'incidente sia per accertare le responsabilità sia per successive eventuali circolari finalizzate ad evitare nuovi casi del genere. Conviene acquisirne i risultati

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  • angelo999999999

    12 Luglio 2015 - 16:04

    difficilmente gli addetti alle ditte di manutenzione riescono ad intervenire su guasto o per il soccorso entro 30 minuti dalla chiamata. I contratti sono rispettati ? Qualche volta è stata applicata una penale per i ritardi? Forse è anche questo il motivo per il quale il dipendente atac ha cercato di prevenire i tempi ?

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  • angelo999999999

    12 Luglio 2015 - 15:03

    l'ascensore di soccorso si è fermato al livello di quello guasto o più sopra o più sotto così che è rimasto libero ed incontrollato lo spazio entro il quale è caduto il bambino? nell'ascensore guasto era rimasta in funzione l'illuminazione interna, anche se di emergenza? manovra di soccorso di quel tipo non si improvvisa: chi l'ha insegnata al dipendente atac; e perchè ?

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