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Quella frase

Carlo Giuliani, quando il padre diceva a sua moglie: "Speriamo di fargli presto un bel funerale"

Carlo Giuliani, quando il padre diceva a sua moglie: "Speriamo di fargli presto un bel funerale"

Continua la protesta e la guerra mediatica per piazza Alimonda, la piazza dove morì Carlo Giuliani e che è stata negata ai poliziotti del Coisp intenzionato a manifestare il 20 luglio - anniversario della morte - per promuovere la rimozione della lapide del ragazzo ucciso nel corso del G8 del 2001. Titolo della manifestazione: "L'estintore come strumento di pace", a ricordare il momento impresso nella memoria di tutti in cui Giuliani scaraventava l'estintore e veniva ucciso a colpi di pistola. Come detto, però, la Questura ha negato al Coisp il diritto di manifestare, proprio come avvenne già nel 2013. Le ragioni? Pericoli di ordine pubblico (imputati al sindacato della polizia, quasi un paradosso) per il possibile assalto agli agenti di antagonisti e no-global.

Le intercettazioni - Il Cosip, da parte suo, non ci sta e reagisce, ripubblicando alcune vecchie intercettazioni con i quali i poliziotti mirano a smontare il "culto dell'eroe" che circonda Giuliani. Il sindacato - replicando a Giuliano Giuliani, padre di Carlo, che ha definito la loro iniziativa una provocazione - ha così pubblicato sul proprio sito il testo di alcune intercettazioni, che risalgono al 2000, quando si indagava su Carlo Giuliani per traffico di stupefacenti (la sua posizione fu archiviata). Quello che emerge è un ritratto di Carlo a tinte fosche, quello di un figlio che aveva esasperato suo padre. Il 2 febbraio 2000, Giuliano e la moglie parlano tra di loro: "O aveva bevuto o era fatto in una maniera spaventosa, due occhi che non ti dico", afferma la donna. E il padre: "Questo ci porta o alla pazzia o alla tomba, non so".

Quella frase - Ma l'intercettazione più dura risale al dicembre del 1999. Parlano Carlo e suo padre. Carlo afferma: "Succede ogni tre giorni che mi fermano, ti fermano, perché è un regime". Giuliano gli risponde, duro: "Stupidaggini, adesso il regime...piantala di dire cazzate". E Carlo: "Uno stato di polizia funziona così". Il padre: "Piantala di dire queste cazzate incredibili". Infine l'ultimo colloquio riproposto dal Coisp, in cui il padre appare realmente esasperato, e si lascia andare alla più estrema delle frasi: "Spariamo di far presto un bel funerale". Parla di Carlo, sua moglie si infuria. I due litigano. Di sicuro c'è che da queste parole emerge un Carlo ben distante dall'"eroe popolare" al quale è stata dedicata una piazza.

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Commenti all'articolo

  • sverin

    20 Luglio 2015 - 05:05

    Quando vedi invertito l'ordine naturale delle cose ti vien voglia di reagire con le armi contro la dittatura pseudo anarchica sinistrese che tiene in ostaggio il nostro povero Paese dal 1968!!! W l'Italia libera dai massacratori sottosviluppati mentali , schiavi delle retoriche sinistresi!!!!!!!

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  • secessionista

    16 Luglio 2015 - 15:03

    per nick2 certamente che la sua morte si poteva evitare , bastava che il ragazzo stesse a casa sua invece che andare in giro a distruggere e incendiare camionette. Non è ora di finirla di chiamarli " compagni che sbagliano" ????

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  • pasquino neri

    16 Luglio 2015 - 15:03

    X nick2. certo per la morte di un giovane non c'è da gioire, ma questa personcina per bene era un delinquente e drogato e la famiglia lo sapeva bene. Pertanto tra l'essere come era e dedicargli una piazza ed un'aula di Montecitorio ce ne passa

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  • antcarboni

    16 Luglio 2015 - 10:10

    E qualcuno gli aveva anche intestato una sala del parlamento!.

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