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Nelle mani dei clan

Italiani rapiti in Libia, Palazzo Chigi "incredulo e irritato" con l'azienda Bonatti: "Nessuna procedura di sicurezza"

Il rapimento dei quattro tecnici italiani della Bonatti in Libia "non è un attacco all'Italia", si è affrettato a spiegare il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. E da Palazzo Chigi per ora a trapelare è soprattutto "irritazione" per l'azienda di manutenzioni di impianti per l'industria e l'energia di Parma, che avrebbe agito con leggerezza senza tutelare i suoi dipendenti.

Criminali comuni o jihadisti? - L'ombra dei gruppi filo-jihadisti attivi a Zuaia e nella zona di Tripoli (dove sono stati prelevati Filippo Calcagno, 65 anni, Salvatore Failla, 47, Fausto Piano, 61, e Gino Pollicardo, 55) è minacciosa, e il fatto che gli ostaggi possano essere stati catturati da semplici "predoni" non rasserena nessuno: in un contesto disfatto e senza autorità politiche e militari com'è la Libia del post-Gheddafi, infatti, il passaggio di ostaggi tra gruppi differenti è consuetudine, e l'osmosi tra criminalità "semplice", tribale, e fondamentalismo islamico che si ispira al Califfato dell'Isis ormai è appurata. 

Le accuse del governo - La ricostruzione dell'agguato, avvenuto domenica sera, ha irritato non poco il governo italiano. Secondo quanto riferisce Repubblica, fonti dell'esecutivo definiscono Palazzo Chigi "semplicemente incredulo per le modalità in cui il sequestro è avvenuto" per "l'incredibile leggerezza con cui aziende italiane strategiche impegnate in un quadrante di mondo dove l'Italia non ha più un'ambasciata e dove i protocolli di sicurezza devono essere stringenti, non hanno evidentemente saputo proteggere i propri dipendenti integrando le proprie procedure". Il dito è puntato contro lo spostamento dei quattro dipendenti della Bonatti da Tunisi (dov'erano atterrati domenica dopo aver trascorso qualche giorno di vacanza in Italia) verso Tripoli, su un semplice minivan con autista libico lungo la pericolosa autostrada costiera, senza scorta. Al posto di blocco, i miliziani che li hanno rapiti hanno così avuto gioco facilissimo. Mentre l'Eni ha vietato per i suoi 20 dipendenti diretti gli spostamenti via terra, imponendo solo trasferimenti via mare e via elicottero verso Malta, la Bonatti pare non aver attuato sufficienti protocolli di sicurezza. 

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Commenti all'articolo

  • zhoe248

    23 Luglio 2015 - 15:03

    e quali sarebbero i protocolli di sicurezza impartiti dal ministero degli esteri oltre ad aver chiuso l'ambasciata? Se è indispensabile mantenere in Libia personale italiano per mandare avanti gli inmpianti che portano gas in Italia mettessero a disposizione le nostre navi invece di usarle x per rimorchiare clandestini.

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  • lonato47

    21 Luglio 2015 - 22:10

    Non è colpa di nessuno tranne uno e vi suggerisco il titolo : colpa di Renzi.

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  • honhil

    21 Luglio 2015 - 12:12

    C’è un rapimento, ma il ministro degli Esteri Gentiloni assicura: ''Rapimento non è ritorsione contro l'Italia''. Allora, preso atto che non è un rapimento ritorsionistico, si può azzardare l’idea che sono degli abbracci fraterni un tantino troppo rudemente espressi. E sicuramente corredati della solita amichevole richiesta di un lauto contributo in conto spese Isis, per il loro rilascio.

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    • selenikos

      22 Luglio 2015 - 10:10

      davvero un commento idiota, il suo sig. homhil.

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  • SiDai

    21 Luglio 2015 - 10:10

    Hanno la tessera del pd? senno sono fottuti...

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    • selenikos

      22 Luglio 2015 - 10:10

      un altro commento idiota......

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