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Vecchio conio

Cuneo, le vacche si vendono ancora in lire perché fa colpo

Cuneo, le vacche si vendono ancora in lire perché fa colpo

Un posto in cui si assegni ancora in lire il prezzo alle merci e che non sia il frutto di una fantasia anti-europeista? Esiste. E per la precisione è il Miac, il mercato agroalimentare all'ingrosso cuneese, uno dei più grandi mercati di bestiame d'Italia situato alla perferia di Cuneo in Piemonte, dove ogni anno vengono venduti e acquistati 22mila capi di bestiame. Qui allevatori e macellai si incontrano quotidianamente e contrattano con il vecchio conio. In lire si decide il prezzo degli animali quando il mercato è ancora chiuso, nelle prime ore dell'alba.

Perché? - L'originale situazione è descritta da Nadia Muratore in un articolo apparso oggi, 21 luglio, su il Giornale. Come si spiega questo originale mercato? Il direttore del Miac, Gian Battista Becotto, spiega così la strana consuetudine: "Ai commercianti non interessa l'euro, per loro è importante solo portare a casa un buon affare". Contrattare il bestiame e decidere i prezzi in lire farebbe più colpo rispetto alle stesse cifre già tradotte in euro. Le somme in vecchio conio sono più altisonanti, questo è sicuro: un milione di lire fa più impressione che cinquecento miseri euro. Stabilito il prezzo -in lire- del vitello o del toro, le parti si stringono la mano e poi si passa alla fase successiva. Convertitore alla mano, la cifra decisa viene divisa per quel famigerato 1936,27 che è il valore nel vecchio conio di ogni singolo euro. Quando si mette mano al portafogli si infrange dunque il sogno, con la stessa velocità con cui la carrozza di Cenerentola tornò ad essere una zucca allo scoccare della mezzanotte.

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