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Strage di Piazza della Loggia, ergastolo per Maggi e Tramonte, 41 anni dopo

Strage di Piazza della Loggia, ergastolo per Maggi e Tramonte, 41 anni dopo

Ergastolo a Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, considerati colpevoli dell'attentato di Piazza della Loggia a Brescia che il 28 maggio 1974 provocò 8 morti e oltre un centinaio di feriti. Dopo 41 anni, dunque, si chiude il caso giudiziario di uno dei momenti cruciali dei cosiddetti Anni di Piombo. Una vicenda infinita, piena di polemiche come altre analoghe. L'Appello bis inchioda, dunque, l'ex ispettore veneto di Ordine Nuovo, l'estremista di destra Maggi, e l'ex fonte Tritone dei servizi segreti Tramonte. I loro legali avevano chiesto l'assoluzione dei due imputati per non avere commesso il fatto.

L'attentato - Alle 10 e 2 del 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia a Brescia esplode una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista. Muoiono otto persone, si contano un centinaio di feriti.

Il primo processo - Il 2 giugno 1979 i giudici della Corte d'Assise di Brescia condannano all'ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa, esponenti dell'estrema destra cittadina. Nel dicembre 1981 Buzzi viene ucciso nel supercarcere di Novara, strangolato coi lacci delle scarpe, da altri due detenuti vicini alla destra più agguerrita, poco prima che inizi il processo d'Appello. I due killer, Mario Tuti e Pierluigi Concutelli, motivano l'omicidio con il fatto che Buzzi fosse un "pederasta" e confidente dei
carabinieri, ma forse temevano le sue possibili dichiarazioni nel processo di secondo grado che stava per aprirsi. Il 2 marzo
1982 i giudici della Corte d'assise d'Appello di Brescia assolvono tutti gli imputati, Papa compreso, e nelle motivazioni definiscono Buzzi "un cadavere da assolvere". 

Il nuovo processo - Il 30 novembre 1984, però, la Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un nuovo processo per Nando Ferrari, Angelino e Raffaele Papa e Marco De Amici. Durante quello stesso anno, Michele Besson e il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi avviano una seconda inchiesta sulla base delle rivelazioni di alcuni pentiti, tra i quali Angelo Izzo. Tra gli imputati il neofascista Cesare Ferri, accusato anche dalla testimonianza di un prete, il fotomodello Alessandro Stepanoff e il suo amico Sergio Latini che gli aveva fornito un alibi. Il 20 aprile 1985 la Corte d'Assise d'Appello di Venezia, davanti alla quale è stato celebrato il nuovo processo di secondo grado, assolve tutti gli imputati del primo processo bresciano. Il 23 maggio 1987 i giudici di Brescia assolvono per insufficienza di prove Ferri, Latini e Stepanoff. I primi due sono assolti anche dall'accusa dell'omicidio di Buzzi che, secondo i pentiti, avrebbero fatto uccidere perché non parlasse. Il 25 settembre 1987 la Cassazione conferma la sentenza di assoluzione dei giudici della Corte da appello di Venezia. Cala il sipario sulla prima inchiesta sulla strage.

Tutti assolti - Il 10 marzo 1989 la Corte d'assise d'Appello di Brescia assolve, stavolta con formula piena, Ferri, Stepanoff e Latini. Il 13 novembre 1989 la prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale sancisce in via definitiva le assoluzioni di Ferri,Stepanoff e Latini, mentre il 23 maggio 1993 il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi, accogliendo la richiesta del pm, proscioglie "per non aver commesso il fatto" gli ultimi imputati della inchiesta bis. Nella sentenza, Zorzi scrive che l'ordigno esploso in piazza della Loggia non fu "strumento di una strage indiscriminata, di un atto di terrorismo puro ma di un vero e proprio attacco diretto e frontale all'essenza della democrazia". A ottobre di quell'anno prende il via la terza inchiesta.

Il terzo processo - Il 16 novembre 2010 i giudici della Corte d'Assise di Brescia assolvono tutti i cinque imputati (Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti) con la formula dubitativa dell'articolo 530 comma 2, erede della vecchia insufficienza di prove. Viene revocata la misura cautelare nei confronti dell'ex ordinovista Delfo Zorzi che vive in Giappone e ha cambiato nome. Il 14 aprile 2012 la Corte d'Assise d'Appello conferma l'assoluzione di tutti gli imputati, mentre il 21 febbraio 2014 la Cassazione ha detto "no" alle assoluzioni di Maggi e Tramonte, imputati nel processo per la strage di piazza della Loggia, disponendo per i due
imputati un nuovo processo d’appello. Confermata, invece, l'assoluzione di Delfo Zorzi.

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Commenti all'articolo

  • tontolomeo baschetti

    23 Luglio 2015 - 15:03

    Angelalbert - Se .... se

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  • Angelalbert

    23 Luglio 2015 - 10:10

    Se fosse stata della feccia comunistarda a commettere il fatto i giudici rossi li avrebbero assolti tutti con formula piena. Sarebbe stati intervistati, raccomandati e superpagati da qualche università come docenti di criminologìa applicata. ma i comunisti possono fare ciò che vogliono, hanno diritto di vita o di morte verso il loro prossimo che però non sia di sinistra.

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  • wilegio

    wilegio

    23 Luglio 2015 - 10:10

    Insomma, un gran casino. Alla fine hanno ne hanno presi due, che non è affatto detto siano i principali responsabili, e li hanno condannati per far contento il poppolo. Certo che se le prove non c'erano negli anni '70 è un po' improbabile che siano emerse adesso. Ma bisognava fare "qualcosa". Questa è la nostra giustizia.

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  • Happy1937

    23 Luglio 2015 - 06:06

    Quando ci vogliono 41 anni per arrivare ad una sentenza definitiva significa che invece di una giustizia abbiamo una burletta.

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    • blues188

      23 Luglio 2015 - 16:04

      Se tutti i giudici non provenissero dalla solita parte dove viene l'orticaria a parlare di lavoro, forse le cose sarebbero più eque. Ma ai terroni lavorare stanca e ci mettono secoli e secoli a fare qualcosa. meno che prendere lo stipendio, lì sono dei fulmini!

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