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Italiani rapiti in Libia, il portavoce di Fajr Libya: "Entro dieci giorni in libertà"

Italiani rapiti in Libia, il portavoce di Fajr Libya: "Entro dieci giorni in libertà"

Sono passati tre giorni da quando sono stati rapiti in Libia i quattro tecnici italiani della ditta Bonatti. Filippo Calcagno,
Salvatore Failla, Fausto Piano e Gino Pollicardo però secondo il portavoce di Fajr Libya saranno presto liberati. La milizia
islamica che a Tripoli ha imposto un governo parallelo ha dichiarato all'agenzia stampa italiana Ansa di non nascondersi dietro il
sequestro degli uomini. Le parole di Alaa Al Queck, il portavoce, sono state: "Non sappiamo chi li ha rapiti ma sappiamo che gli italiani si trovano nel sud-ovest e che entro 10 giorni saranno liberi. Ignoriamo i rapitori e dunque non conosciamo il motivo del gesto, ma quando lo sapremo lo riveleremo". Il messaggio lanciato da Tripoli apre uno spiraglio importante nella trattativa per la liberazione dei prigionieri. Anche se il movente e gli autori del gesto rimangono per ora sconosciuti, si ipotizza la pista di un rapimento per motivazioni politiche o legate al pagamento di un riscatto. Al Queck ha inoltre aggiunto che Fajr Libya "sta cooperando con il ministero dell'Interno libico sulla vicenda". Una buona notizia per l'Italia visto che il governo libico lo scorso giugno grazie al suo impegno era riuscito a far ritornare in patria il medico di Catania Ignazio Scaravilli.

Le dichiarazioni ufficiali - Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ai microfoni di SkyTG24 ha risposto che non si esclude che l'azione sia mirata al rilascio di alcuni scafisti detenuti: "Non credo che possiamo escludere una pista, ma facciamo lavorare chi ha titolo a farlo e a farlo nel silenzio". Una dichiarazione che ha scosso il Viminale che ha tenuto con una nota a precisare: "Leggendo i siti delle principali testate notiamo un eccesso di enfasi per una dichiarazione dal contenuto ordinario, generico, di rito in casi di questo genere. Il ministro Alfano non ha accreditato alcuna ipotesi di scambi con scafisti. Si è limitato a non escludere nessuna pista, invitando anzi a lasciare lavorare in silenzio chi di competenza. Si ribadisce e si puntualizza dunque: nessuna pista esclusa, l'unica cosa esclusa è che si tratti con gli scafisti".

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Commenti all'articolo

  • nellomaceo

    03 Marzo 2016 - 14:02

    Libia uguale vietnam.La Libia sul terreno è molto difficile da controllare.Tribù ed ISIS possono facilmente spararci alle spalle perchè un grande paese si presta facilmente agli attentati.Spero tanto che l'esercito italiano non partecipi alle operazioni di terra giacchè all'ISIS non mancano le armi e chi li fornisce.

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