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Jihadisti in casa nostra

Isis, i due terroristi arrestati a Brescia volevano colpire la base militare di Ghedi

Isis, i due terroristi arrestati a Brescia volevano colpire la base militare di Ghedi

Li hanno bloccati prima che entrassero in azione, con un’operazione coordinata dall’intelligence italiana (l’Aisi) supportata da Digos, Anti-terrorismo e Polizia postale. Prima che magari riuscissero a commettere quell’attentato spettacolare di cui parlavano, e che stava diventando un progetto vero e proprio. Lassaad Briki, tunisino di 35 anni, e Muhammad Waqas, pakistano di 27. Discutevano di colpire alcuni luoghi simbolo, da Milano a Roma, e dunque il Duomo, il Colosseo, la metropolitana del capoluogo lombardo. Ma anche una base dell’aereonautica militare, quella di Ghedi, in provincia di Brescia, che oltre ai Tornado ospita anche alcune testate nucleari della Nato.

I due hanno i documenti in regola e vivono e lavorano da diversi anni in Italia, il pakistano operaio e come manovale, il tunisino assunto da una cooperativa, lavorava per una ditta di alimentari come addetto alle pulizie. Per non destare particolari sospetti fingevano di essersi perfettamente integrati, bevevano alcolici e fumavano sigarette, comportandosi come due musulmani laici, non particolarmente devoti e nemmeno interessati a questioni politiche o religiose. Ma intanto avevano pronunciato la bay’a, ossia il giuramento di fedeltà all’Isis e al suo capo, il califfo del terrore al Baghdadi.

I due sospetti terroristi islamici sono stati arrestati all’alba di mercoledì a Brescia, mentre si preparavano a recitare la prima preghiera della loro giornata di devoti ad Allah. Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e dal pm Enrico Pavone sono scattate tre mesi fa: l’accusa è di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, ed eversione dell’ordine democratico. Avevano creato un account Twitter, “Islamic_State in Rom”, e oltre a discutere su come colpire la base militare di Ghedi avevano nel mirino anche obiettivi più alla portata, sempre nel Bresciano, come l’azienda in cui lavorava il tunisino.

Dalle indagini emerge come lui stesso avesse creato l’hashtag IslamicStateinRom, lo scorso 26 aprile, attraverso cui sono stati postati messaggi e fotografie di luoghi pubblici italiani con minacce di attentati a firma Isis. Il materiale è circolato per sui social network, ed è stato anche ripreso dal magazine ufficiale dello Stato islamico, il giornale Dabiq. Messaggi del tipo: «Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi in attesa dell’ora X». Oppure la Stazione Centrale di Milano ripresa da davanti e da un ingresso laterale, sullo sfondo un furgone della Polizia e un’auto della Polizia Locale, e uno dei due arrestati tiene con la mano sinistra un foglietto con scritto in lingua araba e in inglese: «Islamic State in Rome. Siamo in vostre strade...». Sullo sfondo si notano alcuni passaggeri all’uscita dalla stazione di Milano. In altre foto diffuse in rete, si vedono alcuni ingressi della metropolitana di Milano, zona piazza Duomo e san Babila, diversi varchi autostradali e l’ingresso di Expo. Più che inquietante.
Tra i bersagli della propoaganda e della minaccia terroristica anche Roma: in una foto diffusa sempre su Twitter, accanto all’immagine del Colosseo, si legge: «O popolo di Roma, avete tre soluzioni, o accettate l’Islam o pagare Jezia (la tassa per chi non si cuole convertire, ndr) o i nostri coltelli (Jihad), a voi la scelta! Siamo i soldati di Allah e siamo uniti nella jihad». Ma soprattutto, Lassad e Waqas - più che altro il primo - già stavano progettando di raggiungere la Siria oppure la Libia per combattere al servizio dello Stato islamico. Nel frattempo avevano cominciato ad addestrarsi, certo con mezzi casalinghi: si preparavano all’attacco leggendo il manuale preparato dagli esperti militari dell’Isis e diffuso via Internet, “Come sopravvivere all’Occidente”. «Un’azione prima di partire dall’Italia per unirsi al Califfato»: così gli investigatori riassumono nell’ordinanza di arresto il loro proposito.

di Leonardo Piccini

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Commenti all'articolo

  • mottihod

    02 Dicembre 2015 - 15:03

    Certo che definire bresciani ste due scimmie é proprio un´esagerazione.

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  • itas50

    29 Ottobre 2015 - 16:04

    con quelle facce di maiale che si ritrovano, e l'intelligenza anche inferiore, non potevano andare lontano !!!

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  • ampar

    23 Luglio 2015 - 16:04

    buttateli nell'acido

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  • Angelalbert

    23 Luglio 2015 - 12:12

    Scommettiamo che i giudici rossi tra meno di una settimana li rimettono in libertà con tutte le scuse restituendo loro tutto ciò che hanno sequestrato?

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