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L'autodifesa

Sicilia, Rosario Crocetta in aula: "Non mi dimetto, un falso scoop non può decidere le sorti di un governo"

Sicilia, Rosario Crocetta in aula: "Non mi dimetto, un falso scoop non può decidere le sorti di un governo"

Marino e Crocetta "si occupino di cose concrete, mettano a posto la città, sistemino la sanità e si smetta tutti i giorni di guardare a strani e complicati giochi: se sono in grado di governare bene, se no vadano a casa e basta con la telenovela se restano no". Arriva nella serata di giovedì, al Tg5, il nuovo attacco di Matteo Renzi ai due sindaci del Pd che lo stanno mettendo in grave imbarazzo. Uno è Ignazio Marino, alle prese con i disastri vari e assortiti di Roma. L'altro è Rosario Crocetta, travolto dallo scandalo delle presunte intercettazioni contro il suo ex assessore Lucia Borsellino. Proprio il governatore siciliano, qualche ora prima, aveva ribadito la volontà di restare al suo posto, per non lasciare spazio a "golpe" basati su falsi scoop.

La difesa di Crocetta - "Non mi dimetto, i falsi scoop non possono decidere le sorti di un governo". Non molla, Crocetta, e davanti ai deputati della Regione Sicilia ribadisce la sua versione dei fatti sulle presunte intercettazione tra lui e il medico Matteo Tutino, in cui quest'ultimo avrebbe detto "Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre". Condizionali d'obbligo, visto che per ora dalla Procura smentiscono l'esistenza di queste intercettazioni. "A tutti è evidente che quella intercettazione non c'è e che io non sono interessato alle poltrone", ha spiegato Crocetta.  

"Poteri occulti" - "Sono felice che le procure abbiano smentito quelle accuse e ripristinato la verità. Ho capito che il mio silenzio poteva essere interpretato come ammissione di colpa, allora ho deciso di riprendermi il diritto alla parola. Non posso farmi abbattere da attacchi violenti e strumentali. È una vicenda infame. Sono certo che tutto passerà alla storia come la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e di una parte della politica che non riesce difendere gli uomini delle istituzioni". Poi il colpo di teatro: "Dal metodo Boffo si passerà a parlare del metodo Crocetta".

Bagarre in Aula - Quando poi il governatore cita l'ex presidente Salvatore Cuffaro scoppia la bagarre. Ad attaccare, con
grida, il presidente della Regione sono i deputati da sempre vicini a Cuffaro, a partire da Toto Cordaro. A fare scoppiare la polemica è stata la frase di Crocetta: "Anche Cuffaro era amico di tutti e non è stato accusato perché amico di Matteo Tutino". A riportare la calma in aula è stato l'intervento del Presidente Ars Giovanni Ardizzone, che riferendosi ai deputati ha detto: "Potrete intervenire tra poco, dicendo quello che pensate".

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Commenti all'articolo

  • Anna 17

    Anna 17

    24 Luglio 2015 - 07:07

    Qui si parla di intercettazioni esistenti od inventate. Ma questo schifoso, incapace cialtrone dalle mani lunghe, non si deve dimettere per delle intercettazioni ma per i disastri combinati in Sicilia. Le intercettazioni si o no, sono solo fumo negli occhi per coprire l'enorme buco causato da questo cretino comunista. prima di dimettersi paghi i danni. Balordo.

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  • ValeryMonaco

    23 Luglio 2015 - 21:09

    Scusi horror, di quale governo parla?

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  • tommaso43

    23 Luglio 2015 - 18:06

    Siamo sereni , per sapere la verità , se ne parlerà fra" 41 anni".

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  • pinodipino

    23 Luglio 2015 - 16:04

    Una cosa e' certa qui qualcuno mente : se a mentire e' il direttore dell'Espresso deve essere cacciato dall'Ordine dei giornalisti immediatamente se invece a mentire sono le Procure e i Nas allora sarebbe ancora più grave, per non essere cacciato il direttore dell'Espresso a questo punto deve tirare fuori le prove, questa storia non può finire senza colpevoli !!!!!!!

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    • arwen

      23 Luglio 2015 - 20:08

      Perchè, sarebbe per caso la prima volta? Comunque il direttore dell'Espresso ha affermato, in una intervista, che le intercettazioni ci sono. Ora, che si proceda.....

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