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Terroristi in casa nostra

Isis, le intercettazioni dei due jihadisti di Brescia: "Uccidiamo carabinieri. O distruggiamo una chiesa"

Isis, le intercettazioni dei due jihadisti di Brescia: "Uccidiamo carabinieri. O distruggiamo una chiesa"

A Manerbio, dove la piatta padana in questi giorni è accesa da Caronte e le temperature sono quelle del nord Africa, Lassaad Briki e Muhammad Waqas progettavano di diventare jihadisti tra una chiacchierata al bar e una capatina all’unico internet point del paese. Lì, dove la guerra in Siria è riverberata solo dai racconti degli amici islamici d’oriente e la guerra santa è presa poco sul serio pure dagli altri musulmani, tanto che loro stessi evitavano di parlare della loro possibile adesione all’Isis davanti agli amici della Moschea locale. E però, nelle 65 pagine dell’ordinanza d’arresto, si resta basiti, perché ci si rende conto di come l’integralismo criminale del Califfato possa attecchire dovunque, come una malapianta. «Io forse aderisco a settembre» aveva confidato Muhammad il 31 maggio, parlando appunto dell’intenzione di partire per la Siria dopo il 21 luglio, giorno in cui era stato convocato dall’ufficio immigrazione per il rilievo delle impronte. Il desiderio di partire per raggiungere il Daesh (lo Stato Islamico) era tanto concreto che i due indagati addirittura si prefiguravano la reazione della polizia giudiziaria. «Io sono sicuro che vado in galera» temeva Briki, in effetti precorrendo gli eventi -. Sono convinto che la Polizia arriva da me mandata da quelli della moschea che parlano». Ma il vero problema, per entrambi, era quello di raggiungere la Siria da Manerbio, aggirando sia i controlli delle forze dell’ordine italiane che quelle turche. E Waqas, seguendo le indicazioni del manuale “Hijarah to the Islamic State”, aveva da tempo iniziato a cercare di acquistare un biglietto di andata e ritorno per il Pakistan (il suo Paese di origine) facendo scalo in Turchia. «Io prendo il biglietto della Turkish Airlines per andare in Pakistan - ricorda Waqas -. È il metodo per non attirare l’attenzione. Quando arrivo in Turchia provo a prendere il visto, se me lo danno va bene, se no vado in Pakistan e dopo torno».

Tutto pianificato, tanto quanto le dimostrazioni di forza da compiere prima del viaggio, per rendere onore ad Allah: dall’issare il vessillo nero su un edificio pubblico all’incendio di una azienda del posto, oppure facendosi concedere un mutuo per l’acquisto di una casa con l’intenzione di non estinguere mai il debito nel preciso proposito di creare un danno all’economia italiana. «Prima di andare - ripeteva Waqas ridendo - magari compriamo una casa e ci lasciamo dentro dei poveri e poi andiamo via. Oppure compriamo una macchina facendo un mutuo e prima di pagare la mettiamo a fuoco...». Attentati da mettere a segno sull’uscio di casa, con armamentari acquistati in negozi della bassa bresciana o on line sul sito alibaba.com. E dunque, il primo obiettivo prima di puntare alla base militare di Ghedi sarebbe stata una fabbrica del paese, la stessa dove Briki faceva le pulizie ogni giorno dalle 22 alle 3 di notte. Per questo i due avevano scaricato a inizio giugno il manuale del buon mujahid “How to survive in the west”, cioè “Come sopravvivere in occidente”, in cui a pagina tre (capitolo tre) si fa esplicito riferimento alle «giustificazioni religiose alla violazione per i musulmani dell’estinguere ogni debito prima di partire per l’Hijrah». A quel punto Briki immaginava l’attacco a una fabbrica che confeziona frutta per conto terzi e in cui lavora facendo le pulizie per conto di una cooperativa: «Io prima di andare vado alla Linea Verde». E Waqas: «Poverini quelli che lavorano dentro e dopo... dopo che fanno? È la fabbrica più grande di Manerbio». Diretta la risposta dell’amico a scaricare sull’Inps i dipendenti rimasti senza fabbrica: «Tutti prendono i soldi dell’Inps, per sette otto mesi, fino a quando non trovano un lavoro. Questa è una bella botta per l’economia. Faccio cadere due fusti di benzina dove ci sono i bancali e appicco il fuoco».

E per realizzare gli attentati, anche i più piccoli, i due pensano anche alla preparazione e all’acquisto dell’equipaggiamento. Così Waqas si era mosso per cercare un abbigliamento tattico, prima sul web, poi nei negozi vicino casa, cercando gilet swat, caschi e scarponcini militari. «Voglio il gilet Swat - Waqas confida a Briki -. Quello nero». E l’amico: «Ma c’è Decathlon. Io l’ho visto esposto. Quello nero però non fa entrare la palla della pistola. Ma quelli originali li vendono nei negozi per armi». Capito dove comprare il necessario, l’ultimo tassello prima di poter partire per la guerra santa sarebbe stato quello dell’addestramento. Per questo Waqas aveva pensato addirittura di allenarsi giocando a softair, individuando anche due negozi (Battlezone e Tactical brain di Cazzago San Martino, nel bresciano) dove chiedere informazioni. «Lo stato islamico ha detto di vedere dove giocano a airsoft, quella cosa lì - nelle intercettazioni Waqas istruisce Briki su dove allenarsi senza destare sospetti -. Ma come fai ad iscriverti. Se sei musulmano scrivono i nomi, soprattutto quelli che vanno a sparare». Ma Briki: «Però softair è un gioco, come ti fai ad allenare a come si combatte nel villaggio, in quelli che usano lo Stato islamico». Diretta la risposta di Waqas, che all’amico ha suggerito pure un videogioco per affinare la tecnica: «Adesso la guerra sarà più urbana, non come prima. Bisogna giocare con quello che si chiama Medal of honor, un gioco famoso di playstation che bisogna vedere. Loro dicono che bisogna allenarsi in palestra, salire le scale, scendere, perché in futuro bisognerà avere fisico. Come il gioco Assassin’s creed».

Ma attenzione a non attribuire necessariamente queste conversazioni a due innocui sprovveduti, perché è proprio in questo modo che i jihadisti “in sonno” si muovono: orientandosi nel nostro mondo, facendo leva anche sui nostri punti di riferimento più comuni, da Decathlon alla playstation. E infatti i due aspiranti jihadisti avrebbero voluto marchiare il territorio con un’azione eclatante. «Voglio ammazzare due o tre carabinieri - ripeteva Waqas per caricare l’amico -. Io odio tanto i carabinieri». E ancora: «Almeno facciamo cadere una chiesa». Intanto Briki continuava a sognare l’assalto alla base aeronautica di Ghedi: «Prenderò Ghedi - ripeteva - lo giuro su Allah, però ci vuole cuore e materiale...». Le manette sono arrivate prima dei fucili che avrebbero voluto acquistare a Saronno.

di Giuseppe Spatola

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Commenti all'articolo

  • viola52

    14 Novembre 2015 - 13:01

    siete convinti adesso???? non dategli lavoro ne case.....perché in ogni caso non vengono da noi per lavorare o vivere normalmente...vengono solo per fare danni.....

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  • Satanasso

    23 Luglio 2015 - 14:02

    Avete fatto entrare l'ISLAM...mo' teneteveli !

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