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Ermias Ghermay, l'uomo a capo del traffico dei migranti dalla Libia

Ermias Ghermay, l'uomo a capo del traffico dei migranti dalla Libia

Questo è il volto dell'uomo che sta dietro al traffico di migranti dalla Libia. Si chiama Ermias Ghermay, è di nazionalità etiope. Il suo nome, come quello del capo dei vaggi della morte nel Mediterraneo, è emerso da un'inchiesta di Alex Crawford di Sky News. Già presente nelle indagini della polizia italiana e della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo, Ermias Ghermay è il più ricercato fra i trafficanti di uomini. Sono state intercettate le sue chiamate nel corso delle indagini, e a lui è sicuramente imputabile il disastro della nave affondata con 366 disperati a bordo a largo di Lampedusa nell'ottobre del 2013. La cosa grave è che Ghermay continua ad agire indisturbato nella sua attività criminale, perché da parte della Libia non c'è alcun tipo di collaborazione nelle indagini. E anche coloro che vorrebbero aiutare, non hanno la possibilità di farlo: il capo della polizia della cittadina costiera da cui partono i barconi, Zuwara, è impotente, dal momento che conosce i trafficanti ma non possiede i mezzi necessari per fermarli. E intanto continuano a morire decine di persone nelle traversate della speranza.

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Commenti all'articolo

  • alkhuwarizmi

    25 Luglio 2015 - 17:05

    Che l'emergenza immigrazione sia dovuta alle guerre in Africa è una solenne idiozia. La maggior parte degli immigrati provenienti dall'Africa-nera è fatta da persone che cercano una condizione economica migliore. Quanto al presunto capo degli scafisti, troppe complicità e molta inettitudine da parte di tutti.

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  • filen

    filen

    25 Luglio 2015 - 15:03

    E pensare che basterebbe una bomba piazzata bene e l ometto sparirebbe

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  • franz1957

    25 Luglio 2015 - 14:02

    Non ho capito di quale reato siano imputati gli scafisti considerando che in Italia non c'è più il reato di immigrazione clandestina e questi signori trasportano gente che scappa dalle guerre. Dovrebbero ricevere un premio altro che prigione, stando così le cose.

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