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Li allevano coi nostri soldi

Roma, la scuola di ladri rom nel campo nomadi pagato da noi: ogni furfantello rende 30mila euro al giorno

Roma, la scuola di ladri rom nel campo nomadi pagato da noi: ogni furfantello rende 30mila euro al giorno

Villaggio della solidarietà di Castel Romano. È il nome di una struttura per l’accoglienza di nomadi, ma non solo. Allo stesso tempo, anche della più importante scuola italiana del furto con destrezza, dedicata ai giovani rom. Borseggi, tecnica «dell’abbraccio», prelievi di portafogli, quando serve pure un po’ di violenza.

I «maestri» sono esperti ed esigenti, figure di spicco nelle realtà degli enormi campi della periferia romana, di cui il Villaggio fa parte. Corsi per tutte le età, organizzati nei minimi dettagli, con tanto di prove ed esami per passare al livello successivo. Poi, quando i giovani ladri sono pronti, li mettono sui treni con destinazione città turistiche.

Qui vengono ospitati in altri campi, da altri membri del clan, e sguinzagliati per le vie dei centri storici, nei pressi di stazioni, musei e ristoranti, dove razzolano i polli da spennare: i turisti. Ignari di tutto, intenti a godersi l’arte.

Questa la realtà portata alla luce da un articolo del Gazzettino, quotidiano veneto, che ha fatto il viaggio dei ladruncoli a ritroso svelando, insieme ad uno dei maggiori esperti del fenomeno dei minori stranieri in Italia - Claudio Donadel - da dove arrivano questi piccoli ed abilissimi ladri.

Castel Romano si trova lungo la via Pontina, a Roma, lontano oltre 30 chilometri dal centro città. Lì, in un’area protetta istituita per rispondere a un’emergenza datata 2007 (e per la flemma degli amministratori non ancora sanata), sono state piazzate centinaia di famiglie rom, in tutto più di mille abitanti, di cui la metà minori.

Come molti altri campi della capitale, quello di Castel Romano è finito nell’inchiesta «Mafia Capitale», perché gestito - in parte - da cooperative legate alla figura di Salvatore Buzzi. Nel 2013, il Villaggio è costato 5.354.788 euro, ossia 27.044 euro per ogni famiglia rom. Solo per le spese di gestione se ne sono andati 3.785.616 euro (il 70,7% della spesa); di sicurezza 914.210 euro (17,1%) e di scolarizzazione 654.962 euro (il 12,2%). A Castel Romano negli anni si è strutturata una vera e propria società per azioni del furto, i cui soci sono le famiglie rom, vicine e lontane. La scuola di ladri è solo un ramo di una attività tentacolare organizzatissima, che parte dallo sfruttamento dei minori e accumula cifre a sei zeri in Romania, grazie ai proventi illeciti in tutto lo Stivale.

Per frequentare i corsi di borseggio, i bimbi rom non vanno alla scuola dell’obbligo: l’abbandono scolastico, certificato dai report annuali consegnati nelle mani degli enti locali dagli operatori, arriva già al 50% per le elementari e sale al 95% per le scuole medie. I ladruncoli più promettenti sono destinati alle città più «succulente» fra cui ovviamente Venezia, dove abbondano turisti distratti e ben farciti di banconote.

L’obiettivo è semplice: rubare, rubare, rubare. Tra i 12 e i 14 anni (molti per via dell’età non sono neanche perseguibili), i ragazzini sono considerati alla stregua di cani da riporto: possono (e devono) incamerare fino a tremila euro in un giorno, grazie a furti di tutti i generi.

L’accattonaggio, con il suo scarsissimo rendimento e i pochi spicci di guadagni quotidiani, serve solo da specchietto per le allodole. A tenere un po’ impegnate le forze dell’ordine o, eventualmente, ad adescare clienti. Essere dei bravi ladri, infatti, ai ragazzini conviene: l’alternativa, per molti, è la prostituzione, soprattutto maschile, pratica a cui i meno dotati nel borseggio vengono costretti, anche dalle loro stesse famiglie (come riportato dalle recenti rilevazioni che studiano il fenomeni della tratta dei minori).

Vittime del racket? Niente affatto: si tratta piuttosto di un «racket familistico», come l’ha definito lo stesso Donadel , che sta studiando il fenomeno migratorio dei rom in Europa: «Attenzione a trattarli da pezzenti - avverte Donadel - Non sono migranti, sono trasfertisti, gente che viaggia per il mondo in cerca di lavoro, che sia chiedere la carità o borseggiare i turisti a Venezia».

La Serenissima, tra le tante, è una delle mete preferite dei ladri in erba, ma nel mirino c’è l’Italia intera.

di Alessia Pedirielli

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Commenti all'articolo

  • lureal1913

    10 Settembre 2015 - 12:12

    ma i politici-amministratori e la magistratura che cazzo fanno?

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  • maverick100

    04 Agosto 2015 - 13:01

    Ma chi scrive sti articoli? L'accattonaggio specchietto per le allodole. I cappottini a roma rendevano sui 300 euro al giorno. E ce ne sono centinaia gestiti dal racket che li porta direttamente dalla romania come altri invalidi gravi. Un business che vale milioni di euro

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  • Angelalbert

    31 Luglio 2015 - 13:01

    Occorre ammazzare prima i potenziali genitori o castrare i maschi ma non chimicamente, proprio evirarli chirurgicamente. Se poi così non funziona esistono alcuni inceneritori ancora disattivati che attendono solo materia prima organica per ripartire, diamogliela così faremo un duplice favore all'umanità pulizia sociale ed ecologìa.

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  • allianz

    31 Luglio 2015 - 04:04

    Ammazzarli da piccoli.Quando diventano grandi fanno danni maggiori.

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    • papesatan

      31 Luglio 2015 - 11:11

      E tu saresti un uomo?verme,verme ed ancora verme!

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