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Raffaele Sollecito racconta l'omicidio di Meredith nel suo racconto "Un passo fuori dalla notte"

Raffaele Sollecito racconta l'omicidio di Meredith nel suo racconto

Dopo otto anni di battaglie giudiziarie e cinque processi conclusi con l'assoluzione definitiva, la storia di Amanda Knox e Raffaele Sollecito è stata trascritta in un libro. Ma non uno qualsiasi. Questa volta è lo stesso Raffaele Sollecito a ripercorrere tutto l'omicidio di Meredith Kercher dal suo punto di vista. "Un passo fuori dalla notte", edito da Longanese è il libro delle confessioni dell'imputato che sconvolgeranno i lettori a tal punto che "ognuno dopo averlo letto potrà dire questo poteva capitare a me", ha dichiarato Giuseppe Strazzeri, direttore editoriale della casa editrice.

Quella telefonata di Amanda - Sollecito racconta anche l'ultima volta che ha sentito la sua ex ragazza:"Ricevetti anche una
telefonata da Amanda. Sapevo che aveva vissuto con angoscia l'attesa della sentenza, ma adesso era felice, almeno quanto
me. In qualche modo, ora, la nostra storia era davvero finita. Solo noi potevamo sapere quant'era pesante il fardello che ci eravamo portati addosso per tutti quegli anni. Ma ci rendevamo anche conto, come era già avvenuto dopo la prima assoluzione,
che, a parte quell'esperienza, non c’era più nulla che ci unisse. E ci salutammo. Con lo stesso 'Buona fortuna' che ci eravamo augurai il giorno della scarcerazione".

I secondini felici per lui - Subito dopo la sentenza della Cassazione del 27 marzo, la felicità per la dichiarazione d'innocenza era talmente contagiosa che a Raffaele sono arrivate le congratulazioni anche dalle forze dell'ordine: "E intanto il telefono non smetteva più di suonare, così come il citofono. C’era moltissima gente che voleva rivolgermi le sue felicitazioni, esprimermi il proprio affetto. Perfino i poliziotti che mi avevano pedinato si fecero vivi, dicendo che erano sempre stati dalla mia parte. Avevano capito che ero un bravo ragazzo, e adesso erano contenti di come erano andate a finire le cose. E le dimostrazioni di affetto proseguirono nei giorni successivi. Mi imbattevo di continuo per la strada con persone che mi fermavano, anche solo per stringermi la mano. C’era chi addirittura piangeva per la commozione".

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Commenti all'articolo

  • armandospadicchio

    10 Settembre 2015 - 10:10

    Una scena del crimine parla.le tracce biologiche se sei stato li ci sono.rimangono in ogni dove. Se fossero loro gli assassini non potevano avere cancellato selettivamente le loro tracce e lasciare quelle dell'ivoriano.impossibile.ergo....

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  • vincentvalentster

    09 Settembre 2015 - 20:08

    Giustissimo quanto argomentato dalla Cassazione sulla precarietà delle indagini e sugli innumerevoli errori. Ma l di là del profilo strettamente giudiziario, non possono che essere loro i colpevoli.

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    • bettely1313

      10 Settembre 2015 - 11:11

      concordo anche se tutto è successo perché Amanda aveva bisogno di soldi e voleva i soldi di Meredith per sballarsi. L' amica negandoglielo allora lei ha trascinato tutti nel suo piano omicida Sollecito e spacciatore. Sollecito per solidarietà diciamo così nei confronti di Amanda, l'ha lasciata fare, lo spacciatore non sapeva se andarsene o restare chiedendosi me la compra o non me la compra.

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      • Korrado

        10 Settembre 2015 - 16:04

        cara bettely1313, Amanda non aveva bisogno di soldi, perché (è agli atti) aveva diecimila dollari in banca a Perugia; sai chi aveva bisogno di soldi? Rudy Guede, che aveva già fatto quattro rapine in appartamenti nel solo mese di ottobre (è agli atti anche questo). Per il resto, ti auguro una fulgida carriera come scrittrice di romanzi di fantasia, ne hai la stoffa.

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