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Dopo lo scandalo Colosseo

Musei e siti archeologici, il decreto del governo: scioperi regolati, possibile la precettazione dei dipendenti

Musei e siti archeologici, il decreto del governo: scioperi regolati, possibile la precettazione dei dipendenti

Un museo diventa strategico come un aeroporto o un ospedale: prima di assemblee e scioperi bisognerà informare la Commissione di garanzia. Non solo il dirigente del settore. L’ultima protesta che ha chiuso i cancelli del Colosseo per assemblea sindacale ha partorito un decreto urgente per omologare i luoghi della cultura a qualsiasi altra infrastruttura strategica. 

In poche parole, da domani, i sindacati che sono rappresentati (e rappresentativi) del museo capitolino (o anche di uno privato) dovranno seguire la procedura che è stata adottata (nel 2000) anche per il trasporto aereo o quello cittadino. E così, quando si «indice un’assemblea o uno sciopero» bisogna preventivamente informare il garante degli scioperi «che discuterà con le organizzazioni sindacali rispetto alle modalità in cui si può svolgere quell’assemble o quello sciopero». E se non ci sarà un accordo potranno anche essere precettati, come prevede la legge del 1990 (ritoccata nel 2000).

Con il decreto che include i beni culturali nei servizi pubblici essenziali, varato ieri dal Consiglio dei ministri «non facciamo nessun attentato al diritto di sciopero. Diciamo soltanto che, per come è fatta l’Italia, la cultura sta dentro i servizi pubblici essenziali. Non diciamo che non puoi fare le assemblee, ma se ho fatto un biglietto e 9mila chilometri per vedere il Colosseo o Pompei avrò il diritto di poterci entrare senza che un’assemblea mi neghi questo diritto». Il presidente del Consiglio spiega così l’intervento.

Politicamente Matteo Renzi ci tiene a puntualizzare «che non si lede un diritto costituzionale dei lavoratori», ma che si cerca di normare una materia delicata, soprattutto per un presidente del Consiglio che non solo arriva dalle fila del centrosinistra, ma è anche segretario del maggior partito. Il terreno è scivoloso e le polemiche con i sindacati (soprattutto con la Cgil), già montano: «L’assemblea si potrà fare», puntualizza Renzi, «ma facendo in modo che non ci sia la sorpresa per il turista. Non è pensabile che l’Italia che sta ripartendo non sia in condizione di abbracciare quei turisti che spendono migliaia di dollari per venire a casa nostra e non sanno cosa è un’assemblea sindacale a Pompei. Non è un diritto in meno ai sindacati, ma un diritto in più a italiani e stranieri. Se si vogliono fare assemblee sindacali, ci sarà una trafila diversa da quella di oggi». Poi motiva emozionalmente l’intervento legislativo del governo: «I pensiero», ha concluso Renzi, è «per quelle persone che dopo aver sognato per anni un viaggio in Italia si portano a casa l’immagine di una transenna o di un cartello».

Renzi non si avventura nei dettagli tecnici del decreto. Lascia al titolare dei Beni Culturali, Dario Franceschini il compito di spiegare cosa cambia: prima di tutto le «regole del decreto varranno per tutti i musei ed i luoghi di cultura, senza fare distinzione tra statali, comunali, pubblici e privati».

In sostanza, per il ministro si tratta di «un avanzamento di civiltà che i musei, in un Paese come l’Italia, siano equiparati a scuole, ospedali e ai trasporti. C’è semplicemente un riconoscimento che i musei impattano sulla vita di altre persone e quindi quei diritti vanno regolamentati in modo diverso, informando il Garante sugli scioperi che discute con le categorie sindacali le modalità di svolgimento di una assemblea e uno sciopero».

Quanto alla necessità di adottare la procedura d’urgenza e alla decretazione - non così urgente visto che i casi delle serrate a Pompei e a Caserta sono dell’estate scorsa - Franceschini ha voluto precisare che«è già capitato e sono annunciate altre assemblee, è un disagio per le file ma anche un danno di immagine gravissimo per l’Italia e per il lavoro che stiamo facendo».
Urgente il decreto non altrettanto urgente la soluzione delle cause scatenanti (straordinario non pagato e il salario accessorio tagliato) che rischiano di riproporre il caos presto. Franceschi ha garantito che «se ne farà carico». Sarà più macchinoso protestare o riunirsi. Ma neppure il settore aereo è immune dai blocchi.

di Antonio Castro

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Commenti all'articolo

  • grazialofo

    19 Settembre 2015 - 14:02

    E' inutile che Renzi e Franceschini dicano che è inamissibile quello che è successo. L'assemblea viene comunicataal Datore di lavoro, alla Prefettura e al ministero, non prima di 3 giorni dell'evento, domanda: Tutti erano a conoscenza (Prefettura, Polizia, Ministero ecc) dell'assemblea, perchè non sono intervenuti? Perchè l'hanno autorizzata? I politici fanno solo sceneggiate napoletane.

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  • elena.micheliaccorsi

    19 Settembre 2015 - 14:02

    In altri paesi europei il personale di musei e siti turistici ha scioperato e fatto assemblee, anche senza preavviso, causandone la chiusura parziale o totale (torre aiffel, National Gallery, Louvre, ...), senza che nessun pinocchietto si sia sognato di proibire gli scioperi, peraltro violando la costituzione in maniera sostanziale.

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  • lorenvet

    19 Settembre 2015 - 11:11

    Se i musei e i siti archeologici sono servizi essenziali, caccino i soldi per farli funzionare, al pari di ospedali e trasporti. ma siccome non hanno il coraggio di legiferare in modo punitivo (sempre che quei dipendenti non abbiano straragione, non lo sappiamo), aggirano come sempre il problema. Ma non credo che possa venire una crisi d'astinenza per il fatto di non vedere un quadro o una statua.

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