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Roma, le cene allegre di Ignazio Marino con i soldi dei romani

Roma, le cene allegre di Ignazio Marino con i soldi dei romani

Alle spalle del Colosseo, a due passi dai locali della movida arcobaleno di via San Giovanni in Laterano, la gay street romana, sorge un lussuoso hotel a cinque stelle, Palazzo Manfredi. È qui che Ignazio Marino ama portare i suoi ospiti speciali, in questa palazzina bianca in stile umbertino, con un roof garden con vista sul ludus magnus, quella che era all' epoca degli antichi romani la più grande palestra per i gladiatori. Il tutto, naturalmente, a spese dei romani.

Cene e pranzi, come ha raccontato ieri il Fatto quotidiano, fino al 1.500 euro al mese, che ricorrono più volte l' anno. Su queste fatture, sulle quali compare di frequente la dicitura «camera», gli esponenti del gruppo consiliare dei 5 stelle hanno chiesto ieri un rendiconto attraverso l' accesso agli atti. Dal Campidoglio hanno fatto sapere che i documenti saranno a disposizione il prima possibile ma che è tutto «alla luce del giorno». Hanno spiegato anche che le fatture si riferiscono a «spese di rappresentanza e di missione del sindaco» e che tutte le voci sono «pubblicate sul sito di Roma Capitale». Peccato però che on line le spese, «per motivi di privacy e per non pubblicizzare un albergo piuttosto che un altro», spiegano dagli uffici del sindaco, siano soltanto generiche e descritte come «colazioni di lavoro» o «buffet lunch».

Ad ogni modo, spulciando l' elenco delle spese effettuate dal cerimoniale di Roma Capitale nel 2014, si scopre che il Comune è riuscito a pagare «tre ombrelli» ben 150 euro, «400 pass personalizzati con laccetto porta badge» 1.305 euro e un aperitivo alla terrazza Caffarelli, «con nuovi giovani imprenditori del progetto Cna di Roma», ben 1.948 euro. Per il Campidoglio le «polemiche politiche e giornalistiche che si legano anche alla richiesta di accesso agli atti avanzata da esponenti del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, ai quali gli uffici forniranno tutti i dati di dettaglio», sono «assolutamente artificiose». Il sindaco, aggiungono, ha una sua carta di credito, come i suoi predecessori, e può decidere di portare i suoi ospiti dove vuole, anche perché tutti i rimborsi «sono controllati dagli uffici preposti». Una spiegazione viene fornita anche per la voce «camera» comparsa sulla fattura dell' hotel di via Labicana: «Si tratta di un modo di fatturare dell' hotel. Anche se si va soltanto al ristorante compare la parola "camera"». Dunque il sindaco non avrebbe pernottato lì, quanto piuttosto desinato con «autorità pubbliche italiane e internazionali, con esponenti della vita economica e politica, con professionisti e rappresentanti di associazioni e di istituzioni», dicono dal Comune, ricordando per esempio che «in questi due anni il sindaco ha incontrato oltre 60 ambasciatori, capi di stato e di governo e sindaci delle grandi città d' Europa e del mondo». È in questa terrazza con vista sull' Anfiteatro Flavio che il primo cittadino ha portato a cena, lo scorso aprile, il magnate uzbeko Alisher Usmanov.

Era salito in Campidoglio per staccare un assegno da 1,3 milioni di euro per restaurare, oltre alla Sala degli Orazi e Curiazi dei Musei Capitolini e alla fontana del Quirinale, anche il Foro di Traiano, ed è uscito con 2 milioni di euro di meno nel portafoglio. Bruscolini per un uomo il cui patrimonio si aggira intorno ai 15 miliardi di euro. «Con tutti i soldi che ha sganciato», si giustificano in Campidoglio, «non gli poteva dare la pasta scotta». È per questo che il sindaco ha scelto il ristorante "Aroma" di Palazzo Manfredi. Qui un antipasto può costare da un minimo di 34 ad un massimo di 38 euro. Per i secondi bisogna spendere di più. Ad esempio il «medaglione di spigola su tortino di cous cous di broccoli e riso nero» costa 48 euro. Se poi l' ospite sceglie la «tagliata di manzo Wagyu di Kobe, con patate e verdurine di stagione» si arrivano a spendere 85 euro. Sul roof garden di Palazzo Manfredi hanno mangiato con Marino anche il primo ministro dello Stato del Kuwait, lo sceicco Sheikh Jaber Mubarak Al-Hamad Al-Sabah, che avrebbe dovuto finanziare il restauro dei Fori Imperiali, e il sindaco di Parigi Anne Hidalgo.

di Chiara Pellegrini

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Commenti all'articolo

  • omaracone

    25 Settembre 2015 - 12:12

    tutte scempiaggini. se c'e' un ricevimento con ambasciatori o quant'altro quella è una visita programmata e i conti vengono saldati dal comune, non dal sindaco con la carta di credito da sindaco. la qualse serve solo per spese impreviste. non per buffet di riunioni programmate da mesi, o con cene con capi di stato ed ambasciatori che sono nella sua agenda con settimane di anticipo. marinovattene!

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  • lureal1913

    25 Settembre 2015 - 11:11

    il denaro pubblico,per chi lo amministra,dovrebbe essere sacro!Ieri ho acquistato un portapass con nastro e cartellino,pagando cent.50.Marino li ha pagati poco piu' di tre euro ciascuno.Come mai?Non si fanno controlli?Sindaco e assessori non spulciano le fatture?Allora sono incapaci...o peggio.

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  • ilsodg

    25 Settembre 2015 - 11:11

    il brutto di una persona ed essere incapaci, e il peggio non ammetterlo, caro marino credo che hai più pelo nello stomaco che in faccia ritirati fai più bella figura

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  • eziocanti

    25 Settembre 2015 - 10:10

    Trattasi di esperto nei rimborsi spese taroccati, tant'è vero che l'hanno cacciato a calci dall'università americana. Saluti ai trinariciuti che l'hanno votato.

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