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Il caso

Tutti i dubbi sull'omicidio di Yara, i 22 misteri emersi durante il processo a Bossetti

Tutti i dubbi sull'omicidio di Yara, i 22 misteri emersi durante il processo a Bossetti

Sono tanti i dubbi che aleggiano ancora oggi sull'omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate uccisa nel novembre del 2010. L'unico imputato è Massimo Bossetti, sul quale pendono sia indizi gravi ma anche incongruenze e dettagli che potrebbero scagionarlo. Nella fitta rete di incertezze in cui avanza il processo, iniziato questo settembre, il settimanale Oggi ha esaminato i misteri che riguardano la vicenda.

Vita coniugale - Nel meticoloso esame condotto da Oggi si vede innanzi tutto come i rapporti tra Bossetti e sua moglie fossero deteriorati. La donna aveva avuto due relazioni extraconiugali e i contatti telefonici con il marito, nel periodo dopo l'omicidio di Yara, si sarebbero interrotti per una settimana. "Successe altre volte - dicono gli avvocati della difesa - ma nessuno ha mai controllato".

Il Dna - Altro punto fondamentale è quello degli slip di Yara. Sulle mutande della ragazza è stato trovato infatti il Dna di Bossetti. Per l'accusa è la prova schiacciante. Per la difesa, un'incognita. Perchè sugli slip c'era anche un secondo Dna, quello di Ignoto2. Bossetti ha agito da solo o ha avuto un complice? Bisogna anche ricordare che solo un altro Dna è stato rilevato sugli indumenti di Yara: quello della maestra di ginnastica della palestra che la ragazzina frequentava. Si tratta di Silvia Brena che però è stata controllata dagli inquirenti e sulla quale non è emerso nulla. Sui vestiti della vittima c'erano anche altre 150 informazioni plifere ma da 49 di queste non è stato possibile estrarre il Dna. Per le altre, si sa che 94 sono di Yara e le altre sette non sono né di Yara né di Bossetti. Cinque sono ignote e due hanno dei punti di convergenza con il Dna di una delle 532 donne esaminate, che però non è Ester Arzuffi, madre di Bossetti. Di chi si tratta dunque?

Le lettere anonime - Nel 2014 e nel 2015 Oggi dice di aver ricevuto delle lettere anonime che raccontano come Yara sia morta in casa di una misteriosa signora accidentalmente, colpita da un muratore polacco ubriaco. Il tutto sarebbe successo a Chignolo d'Isola e fra i presenti ci sarebbe stato anche Bossetti che per la paura sarebbe svenuto. Il polacco, in seguito, voleva parlare dell'accaduto e sarebbe stato eliminato fingendo che cadesse da un ponteggio.

I "non ricordo" - Quello che poi non torna sono anche le testimonianze delle amichette di Yara. Troppi i loro "non ricordo" in aula. Risposte strane per quelle che fino al giorno dell'omicidio si definivano le migliori amiche della vittima. Successe qualcosa nell'ambente dela palestra che ora le ragazze non vogliono rivelare? E perché dal cellulare della maestra e di suo fratello sono scomparsi due messaggi? Cosa nascondono tutti? Inoltre sia la sorella di Yara, Keba, che sua zia, Nicla, sostengono di non aver mai visto Bossetti. Cosa che viene confermata anche dai cellulari di Yara e dell'imputato, fra cui non ci sarebbero mai stati contatti. 

Il computer e il furgone - Il muratore ha fatto ricerche sul suo pc come "sesso" o "tredicenni" secondo quanto scoperto dagli inquirenti. Ma per la difesa "è successo tutto 3 anni dopo il delitto e quelle sono sono che parole flash che escono mentre si fanno ricerche hard". E tutto si complica ancora di più con la storia del furgone. Per un’ora il giorno dell'omicidio, dalle 17.42 alle 18.47, il camioncino di Bossetti ha girato attorno alla palestra in attesa di Yara, per poi ricomparire alle 19.51, dice l’accusa, mostrando le registrazioni delle telecamere di sicurezza di una banca, di un distributore e della ditta Polynt. La difesa sostiene che invece furono 4 i camioncini nella zona in quel lasso di tempo.

Il campo di Chignolo - Dubbi anche sul luogo del ritrovamento di Yara, avvenuto il 26 febbraio 2011. A trovare la ragazza in un campo a Chignolo d'Isola è stato Ilario Scotti, aereomodellista. Qui, sostiene Scotti, a causa dei rovi, è difficile camminare. L'accusa però continua a sostenere che Yara abbia provato a scappare con le scarpe slacciate. E poi, mentre Scotti chiamava la polizia, c'era uno sconosciuto, basso, calvo e sulla cinquantina, che lo ha tenuto d’occhio per un quarto d’ora. Chi era l’uomo misterioso? E perchè si è dileguao con l'arrivo delle volanti? E l'altra domanda che sorge è questa: quando è stato messo li il corpo di Yara? L'elicotterista che ha pattugliato la zona del campo di Chignolo nei giorni subito dopo la scomparsa della ragazza, dice di aver controllato più volte il luogo. "Volavo a 150 metri e a ogni oggetto scuro che vedevo, mi abbassavo per controllare cosa fosse". In più, un giardiniere che lavora in quei campi e altri lavoratori che si occupano dell'irrigazione dei terreni circostanti, e che lavoravano in quel periodo sul terreno, dicono di non aver mai notato il corpo.

Il cellulare - Non tornano neanche i fatti che riguardano il cellulare della ragazza. Yara aveva 79 numeri sulla sua Sim. Uno di questi era di un suo compagno, con cui la ragazza avrebbe scambiato ben 109 messaggi. Ma interrogato il giovane ha detto: "I messaggi? Non me li so spiegare... Non ricordo di avere mai avuto il numero di Yara... A volte prestavo il mio telefono". A chi, gli inquirenti non l'hanno mai verificato. In più quando la ragazza è scomparsa, il suo cellulare ha agganciato l'ultima volta la cella di via Ruggeri, verso Nord. Mentre il campo di Chignolo si trova a Sud, altro dettaglio che mette tutto in discussione.

I filamenti e gli sconosciuti- L'altra prova regina sono i filamenti blu, gialli, grigi e celesti rimasti impigliati sul piumino e sui leggings di Yara. Sono identici a quelli dei sedili le camioncino di Bossetti. Ma la difesa dice "Yara prendeva tutti i giorni l'autobus, anche i sedili di quel mezzo di trasporto sono così. Sono stati controllati quei sedili?". E i Ros hanno risposto: "No". Così come non è mai stato esaminato il furgone del primo indagato, e poi scagionato, Mohamed Fikri. Così come non si è mai indagato a fondo sulla testimonianza di Enrico Tironi, Marina Abeni e una colf che hanno notato due sconosciuti nella strada che porta a casa di Yara, la sera della sua scomparsa. Tironi li ha visti parlare con Yara accanto a una Citroën rossa ammaccata. La colf li ha visti fermi su due auto, una rossa e una bianca, ai lati della strada e Marina Abeni se li è trovati davanti mentre portava a spasso i suoi cani.

La fuga - E poi, resta inspiegato anche il tentativo di fuga di Bossetti al momento del suo arresto. Il muratore, che si trovava nel cantiere di Seriate al momento dell'arrivo della polizia, avrebbe "accennato una fuga" secondo quanto racconta il colonnello Michele Lorusso, comandante del Ros. Però, il colonnello non era sul luogo e ha detto: "Me l'hanno raccontato i miei uomini".

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Commenti all'articolo

  • maga84

    19 Maggio 2016 - 18:06

    Chi ha creduto subito e crede già che Bossetti sia l'omicida prima che il dibattimento sia terminato fa un un regalo ai soliti sciacalli mediatici ed ad una accusa che fino ad ora ha basato gli indizi solo sulla costruzione di presupposti,tesi che dovevano trovare riscontro da una ossesiva e spietata ricerca supportata dalla costruzione (anche attrverso la famiglia) di un soggetto pedofilo e sessulmente deviato. A mio parere l'unica deviata é la PM. Bossetti é un povero fessacchiotto, favola lo definisce meglio, caduto in questo trappolone giudiziario.Ad ogni modo sono stati commessi troppi errori e gli elementi in possesso dell'accusa e/o costruiti non consentono, aimé anche per rispetto della povera Yara, di condannre il vero colpevole. Il mio dubbio che il delitto sia avvenuto nell'ambiente della palestra:probabilmente l'insegnante, le amiche, il custode con le sue frequentazioni non hanno detto tutto. Fikri troppo presto é stato mollato dagli inquirenti e il cantiere edile di Mapello dove i cani molecalri conducevano, pochissimo preso inconsidreazione. Si disturbava qualcuno, Fikri caso politico? Attendiamo dunque con rispetto la fine del processo e vediamo cosa ne pensa il giudice.

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  • TOMMA

    07 Ottobre 2015 - 14:02

    È dal primo istante che i media ce la raccontano unidirezionalmente. Conoscere altri aspetti dei fatti, quanto meno fa sorgere dei dubbi: anche se solo alle persone normodotate di materia grigia, alle quali non interessa chi abbia ispirato l'articolo, ma solo se il contenuto è veritiero.

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  • giomagliu

    01 Ottobre 2015 - 18:06

    Non e' che questo articolo e' stato ispirato dal legale di Bossetti? Per piacere, BASTA !!!

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    • blues188

      01 Ottobre 2015 - 19:07

      Bravo, sospetto lecito e acuto. Per me il legale ha pagato in caldarroste.

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