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A Rimini

Dice "fannullone" al figlio: il giudice lo condanna al carcere e a 5mila euro di multa

Immaginate un padre, uno di quelli all' antica, con poca istruzione, la voce grossa e la schiena rotta dal lavoro. Immaginate ora un figlio, sedicenne ai giorni nostri, tutto social e videogiochi, con tre bocciature alle spalle e poca voglia di studiare. L' ennesimo brutto voto, il padre si arrabbia, il figlio risponde, lui perde la bussola e gli grida in faccia un sonoro «fannullone, buono a nulla».
Un ordinario siparietto familiare, penserete. Invece no. Per una scena come questa un uomo di 55 anni, pescatore, è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione e dovrà pure risarcire il proprio pargolo con un indennizzo da 5000 euro. A stabilirlo è stato il Tribunale di Rimini che ha ritenuto i comportamenti dell' uomo veri e propri maltrattamenti psicologici, punibili secondo l' articolo 572 del codice penale.

A nulla è valso il tentativo del padre di spiegare, anche in aula, (come riporta il Corriere di Romagna) che il suo era soltanto un modo, magari un po' greve, di spronare il figlio a studiare: «Per me si trattava di un modo per educarlo. Volevo che scegliesse la sua strada, se uno vuole studiare deve applicarsi - ha chiarito l' uomo, assistito dall' avvocato Dennis Gori - e, soprattutto, volevo scuoterlo dall' unico interesse che aveva, quello per i videogiochi». Niente da fare per il Tribunale che ha sentenziato che queste frasi, al giorno d' oggi, non si possono dire. I ragazzi, anche i più scapestrati bisogna trattarli con i guanti, anche a parole. E chi i guanti non ce li ha, magari perché non ha studiato o perché arriva da una generazione in cui volavano gli scappellotti, rischia.
A parte l' ovvia morale della storia, cioè che oggi, prima di mettersi a fare i genitori, è meglio prendersi una laurea in pedagogia, è bene sapere che le sentenze di condanna per genitori un po' troppo severi sono tutt' altro che rare.

La giurisprudenza in Italia, rinsaldata anche dalla Costituzione e dalle norme dettate dalla Convenzione delle Nazioni Unite, ha completamente bocciato i metodi educativi rigidi. Non solo, com' è ovvio le botte, ma anche il semplice schiaffo che scappa di mano, il versaccio, la minaccia o la parola pesante, per la legge non si possono usare. Tutti i comportamenti che esulano dal dialogo pacato, possono ricadere nell' ambito dei reati. E attenzione, non più nei reati di abuso dei metodi di correzione (articolo 571 codice penale), ma in quelli puniti con pene ben più pesanti, dei maltrattamenti in famiglia.

Per intenderci: le cinghiate di un tempo, venivano, sì, considerate un abuso e punite dal codice penale, ma a chi le dava veniva comunque riconosciuto uno spirito educativo, una "mens educandi", che riduceva la gravità dell' atto distinguendolo, soprattutto, in modo netto dal battere moglie e figli per il gusto di farlo.
Oggi non è più così, perché i tempi sono cambiati.

A definire chiaramente quanto sono cambiati, c' è, tra le altre, una sentenza della Corte di cassazione Penale del 1996, citata dai manuali proprio in merito a questo tema. La sentenza nelle motivazioni spiega chiaramente che «nel momento in cui il giudice si trova di fronte alla necessità di valutare quando un comportamento costituisca abuso del mezzo di correzione», o sia invece un «maltrattamento del minore, deve operare tale valutazione alla luce dei valori attuali della nostra civiltà», valori «che escludono che la violenza possa costituire strumento educativo». Nonostante questo, per ora il padre di Rimini non finirà dietro le sbarre: la pena è sospesa e il legale sta preparando il ricorso.

di Alessia Pedrielli

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Commenti all'articolo

  • Flogin

    23 Novembre 2015 - 18:06

    Vogliamo il nome di un giudice cosiiiii!!!!!

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  • lepanto1571

    04 Ottobre 2015 - 10:10

    Ci penseranno i musulmani ad educare i nostri figli!

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  • umberto2312

    04 Ottobre 2015 - 08:08

    Ma certo, secondo il magistrato"illuminato" il padre avrebbe dovuto incoraggiare il figlio somaro ad esserlo ancora di più.Così da grande avrebbe potuto anche lui fare il magistrato.

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  • cuciz livio

    03 Ottobre 2015 - 22:10

    Mi vien da ridere a pensare come sarà il figlio di quel coglione di giudice,con un tale padre.

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