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Tatuaggi, sempre più pentiti: come si tolgono

Tatuaggi, sempre più pentiti: come si tolgono

Non credete agli entusiasti del tatuaggio, a quanti hanno sottratto ai diamanti il loro «per sempre» vagheggiando le mirabilie dei ricordi indelebili. L’inchiostro, come l’henné, dovrebbe avere una data di scadenza. Almeno secondo il milione di italiani che la mattina, alla sola vista del proprio braccio colorato, inorridisce, maledicendo se stesso per non avere la forza di mettere mano all’acido muriatico. Stando ad uno studio diffuso dall’Istituto Superiore della Sanità, il numero di «pentiti» sarebbe piuttosto consistente. Dei sette milioni di italiani che han fatto del corpo umano una tela, 1,2 (17%) ha rimpianto la scelta. Quel che un tempo era un disegnino affascinante s’è rivelato un obbrobrio. Ma sbarazzarsene non è semplice quanto si potrebbe credere. Sarà per questo, allora, che 3,5 milioni di tatuati (il 50% del totale) hanno tentato la via del rappezzamento. Una cosa semplice che, più o meno, funziona così: avevi una farfalla sulla caviglia? Una di quelle rondini che dovrebbero inneggiare alla libertà di spirito? Et voilà. Un po’ di rosso qua, di nero là ed eccoti servita un’anguria - tuo frutto preferito (almeno finora).


La tendenza, che oltreoceano va sotto il nome di «tattoo-changing», vien dal lontano. Dai tempi in cui Johnny Depp lasciò Winona Ryder e, con un’abile mossa, fece sostituire il suo nome con un blando (e veritiero) «wino forever» (letteralmente «ubriaco, per sempre»). Di lì in poi, erano gli anni Novanta, i vip che seguirono l’esempio del Pirata furono tanti. Angelina Jolie, Elisabetta Canalis, Nina Moric, Federica Pellegrini, Harry Styles, Asia Argento. Diventata moda, la pratica si diffuse e oggi quelli che, nel Bel Paese, ricorrono all’arte del rappezzamento sono milioni. I motivi i più disparati.


Secondo i dati diffusi dal Quanta System Observatory, sul podio dei tatuaggi più imbarazzanti (e quindi bisognosi di copertura) ci sono, in ordine, i nomi degli ex amati (il 58%), le frasi celebri o tratte dai film (45%) e i tribali su braccia e gambe (41%). Poi si passa ai pegni d’amicizia, ai tatuaggi venuti male, al simboletto della propria squadra del cuore (la cui retrocessione è motivo di gran vergogna), ai ricordi d’infanzia e alle bandiere del credo politico. Per non parlare poi delle scritte sbagliate. Quegli orrendi errori grammaticali che fan capolino dal polsino della camicia portando alla ribalta l’ignoranza delle notti brave. «Tomarrow never knows», vi eravate detti sghignazzando tra amici e dimenticando che al posto della A ci sarebbe andata la O e che, no, il simbolo di Batman sul petto non avrebbe fatto di voi degli eroi. Specie quando foste arrivati a ricoprire posizioni dirigenziali.


Pare, infatti, che dei 7 milioni di italiani decisi a dare un taglio alla propria creatività il 23% sia rappresentato da manager, il 21% da professionisti di vario tipo e il 18% da impiegati statali, il 9% da operai e il 15% da insegnanti - quasi equamente ripartiti in uomini e donne. Il pentimento, insomma, non conosce sesso né estrazione sociale. Però, conosce una soluzione - pratica, comoda e pure vicina. È il Discovery Pico di Quanta System, azienda italiana, il non plus ultra della tecnologia in fatto di rimedio agli sbagli giovanili. Potente ed efficace, rimuove (quasi tutto): anche la pin-up semi nuda che campeggia sulla vostra schiena. Perché «Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione», diceva James Russell Lowell.

Claudia Casiraghi

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