Cerca

Indagini

Colpo di scena al processo Yara: sangue di una donna sulla giacca della Gambirasio

Colpo di scena al processo Yara: sangue di una donna sulla giacca della Gambirasio

Durante il processo per l'omicidio di Yara Gambirasio, un nuovo colpo di scena. Come racconta Oggi, durante il dibattito in aula contro Massimo Giuseppe Bossetti, imputato per il delitto, si scopre che sulla giacca della 13enne di Brembate ci sono delle macchie di sangue. Sono di Silvia Brena, una delle insegnanti di ginnastica di Yara.

 Lo garantisce l'esame del Dna. "È positiva al sangue, abbiamo escluso che sia saliva o altro materiale biologico", ha spiegato il capitano Nicola Staiti, uno degli ufficiali del Ris di Parma che ha condotto l'indagine scientifica. Visto che la macchia ha resistito a tre mesi sotto la pioggia e la neve, si deduce che è per forza una una traccia lasciata nelle ultime ore di vita di Yara. "Può essere una traccia lasciata per contatto?", ha chiesto l’avvocato Claudio Salvagni. "Lo escluderei, è qualcosa di più corposo", ha risposto l’ufficiale.

La donna era già comparsa in aula come testimone. Ha quasi sempre risposto "non ricordo" alle domande. Dopo le ultime rivelazioni sul suo sangue sulla giacca di Yara, adesso i difensori di Bossetti chiederanno quasi sicuramente che Silvia Brena torni a deporre. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • gerin

    08 Novembre 2015 - 02:02

    Quando per l'intera inchiesta , vengono spesi centinaia di migliaia di euro dei contribuenti , se non addirittura milioni e il ministro dell'interno afferma senza cautela alcuna che è stato arrestato il colpevole il processo non può che diventare una farsa . Bossetti non ha scampo , colpevole o meno che possa essere .

    Report

    Rispondi

  • marco53

    07 Novembre 2015 - 19:07

    Non c'è veramente lmite a questa farsa assurda. Roba da baraccone, da circo!

    Report

    Rispondi

  • zydeco

    07 Novembre 2015 - 13:01

    Ah, il commissario Nardone che negli anni 50 senza Ris ne' Ros risolveva i casi a Milano. Con gli imbecilli di adesso si fa poca strada. La magistratura poi meglio non parlarne.

    Report

    Rispondi

  • zydeco

    07 Novembre 2015 - 13:01

    Insomma da colpevolisti ora molti si trasformano in innocentisti. Questo e' il malcostume italiano di condannare senza processo una persona. Le macchinazioni dei carabinieri e della magistratura per trovare un colpevole qualsiasi portano sempre all'ingiustizia. Come nel caso di Erba che vede due poveri imbecilli, ma innocenti, in carcere.

    Report

    Rispondi

    • tsaralessio

      07 Novembre 2015 - 18:06

      il povero marzouk lo hanno fatto scappare e aveva indicato una pista diversa...

      Report

      Rispondi

Mostra più commenti

blog