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Pico della Mirandola

Giovanni Gaio, l'uomo che non riesce a dimenticare

Giovanni Gaio, l'umo che non riesce a dimenticare

Giovanni Gaio si attacca al filo dei ricordi e, come fa un pescatore quando tira su la rete dalle profondità, rastrella numeri, date, facce e parole dal mare della sua esistenza. Ricorda esattamente cosa faceva a una certa ora di un qualsiasi giorno, le parole dette e quelle ascoltate, sa cosa è successo nel mondo in una determinata data, naviga tra le onde del tempo senza ciambella di salvataggio: i cassetti della memoria sono sempre aperti, e sa dove andare a trovare quello che cerca. Giovanni ha 33 anni, vive a Feltre, in provincia di Belluno, e fa l' ingegnere meccanico. Per la scienza è un ipertimesico, per tutti è l' uomo che non dimentica nulla. Conosce a memoria un migliaio di date di nascita di amici e conoscenti, gli basta vedere un volto per ritrovare tutte le informazioni sulla persona, memorizza centinaia di numeri di telefono. Spesso accade che quel fatto, quel profumo o quell' emozione gli piovano in testa come un lampo. Altre volte preme il tasto «rewind» e riavvolge all' indietro la bobina della sua vita.

Beato lei…

«Mica tanto. Ricordo anche il male ricevuto e il dolore che ho provato. Il mio problema è che faccio fatica a perdonare perché per me quella persona sarà legata a quel ricordo. Ho sofferto per questa mia diversità. Mi consideravo tagliato fuori dal mondo. Adesso vivo con più serenità. Anche se ho il rammarico di non aver saputo usare bene questa mia dote».

Parla del lavoro?
«Sì. Per esempio durante i colloqui non riuscivo a far emergere la mia capacità di ricordare tutto».
A scuola era un fenomeno.
«Alle elementari mi sentivo diverso ma ero troppo piccolo per rendermi conto. Alle superiori ho avuto consapevolezza della mia capacità. Con i numeri è sempre stato un gioco. Ho frequentato un istituto tecnico e per tre volte ho vinto le Olimpiadi di matematica. Ero diventato famoso nella scuola».
Per anni Giovanni ha tenuto nascosta la sua memoria prodigiosa, ingombrante e prepotente. Poi nella primavera del 2014 legge su una rivista un articolo sull' ipertimesia e ritrova molto di se stesso. Quando il neurologo americano della California Irvine, James McGough, tiene una lectio magistralis alla Sapienza di Roma, chiede di essere valutato da una sua collaboratrice.
«Il 5 ottobre del 2014 mi chiamano al telefono per il test. Lo squillo arriva alle 14 e 30. Ho sbagliato le prime tre domande, ma alle altre 27 ho risposto immediatamente».
Giovanni arriva primo in Italia.
È a questo punto che la sua vita cambia: non è più "quello strano", ma diventa una celebrità nel suo paese. La gente comincia a guardarlo con occhi diversi, qualcuno gli chiede l' autografo. Ovviamente ricorda le domande del test.
«La prima era sulla data del primo agosto 2013. Mi hanno chiesto cosa fosse successo. La condanna di Berlusconi, ma io non lo ricordavo perché quel giorno non ho visto la televisione. Mi hanno chiesto cosa è successo il 4 luglio 2004 e il 2 maggio 2011».

E lei lo sapeva?
«Il 4 luglio la Grecia vinse gli Europei contro il Portogallo. Finì 0-1. Il 2 maggio è morto Bin Laden».

Altre domande?
«Poi mi hanno chiesto di ogni data il giorno della settimana e io ho risposto sempre».

Ma come fa?
«Basta ricordarsi che ogni 28 anni, dal 1901 al 2099 la data si ripete quindi il 2015 sarà uguale al 2043 ed è come il 1987. C' è un ciclo di 1461 settimane, 10mila 227 giorni».

Facciamo una prova: il sei dicembre del 2014?
«Era un sabato».

Vero. Ma lei ricorda cosa ha fatto?
«Ero stato invitato a una cena, ricordo anche la disposizione del tavolo e il fatto che tra le invitate c' era una ragazza molto più giovane. Il giorno successivo una delle commensali mi ha rimproverato perché non avevo prestato attenzione a quella donna».

Il primo ricordo della sua vita?
«Rockfeller. Un pupazzetto nero con il becco giallo animato da un ventriloquo che vedevo in televisione.
Avevo due anni, è la prima immagine che ho memorizzato. Poi ci sono ricordi più strutturati. Nell' agosto del 1986, a quattro anni, vidi un camion rovesciato in una curva».

Il ricordo più bello?
«Il 26 luglio del 1992. Ero andato in campeggio e durante una partita di calcio ho segnato una tripletta. Sono diventato vice capocannoniere dal torneo».

I primi amori?
«Il 24 ottobre del 1994, ero in seconda media, partii da casa in bici con la speranza di vedere una mia coetanea che frequentava la mia stessa scuola nella sezione alfabeticamente successiva alla mia (lei in F io nella E). Non la trovai e mi buscai un' influenza. Stetti a casa ammalato per un paio di giorni. Guardai in televisione l' uscita della Cremonese dalla Coppa Italia con il Napoli e l' epopea del mio ex vicino di casa alla "Ruota della Fortuna" un dottore con la figlia di nome Lucia».

Ricordi brutti?
«Tanti, ma preferisco non parlarne perché rivivrei la stessa sofferenza».

Con chi vive?
«Con mia madre e mia sorella. Loro hanno sempre pensato che fossi speciale».

Ci sono delle date che ricorda più di altre?
«Mi ha colpito la morte di Luciano Pavarotti, il 6 settembre 2007 e il 4 quella di Gigi Sabani. La mia riflessione è che quando muore un personaggio importante, poco prima o poco dopo, ci lascia un altro più o meno famoso. Come Lady Diana e Madre Teresa di Calcutta, (il 31 agosto e 5 settembre del 1997). O Ayrton Senna e Roland Ratzenberger (1 maggio e 30 aprile del 1994). E poi ricordo anche i risultati eclatanti di partite di calcio».
Tipo?
«Il 24 maggio 1992 il Milan concluse la stagione imbattuto e finì sull' ottovolante battendo il Foggia 8 a 2, risultato senza precedenti in serie A. Ricordo la domenica dei record di reti per un torneo a 18 squadre: 48 gol in una piovosa giornata d' ottobre del 1992, il 4 per la precisione. Il 6 aprile del 1996 era un sabato Santo ed ero allo stadio a vedere Cremonese Inter finita 2-4. Mio fratello mi redarguì perché nel frattempo ascoltavo alla radio la partita del Padova che soccombeva 6 a 4 contro la Fiorentina».

Ha un metodo per ricordare?
«La mia mente registra automaticamente ma se decido di memorizzare qualcosa, uso molto i numeri».

Come farà a ricordare la data di quest' intervista?
«Sto parlando innanzi a un volante la sera tra il 30 e il 31 ottobre che, tra l' altro, visti come frazioni approssimano discretamente il valore di pi-greco, 3,14159 costante che deriva dal rapporto tra la circonferenza e il diametro. E qui l' oggetto che più assomiglia a una circonferenza è proprio il volante davanti a me…». Ricorderà tutto quello che ci siamo detti?
«Quello che mi interessa… Intanto credo di aver memorizzato il suo numero di telefono».

Mi spiega come ha fatto?
«347 è un prefisso abbastanza preistorico 30 2 è una data quasi mai apparsa in un calendario (il quasi è un' eccezione, ci fu il 30 febbraio in Svezia nel 700 e un altro fu citato per errore in un documento di Bush padre presidente Usa nei primi anni 2000) le ultime quattro cifre sommate danno il mio numero preferito che è 28».
Il suo rapporto con i colleghi com' è? Non deve essere facile averla come vicino di scrivania.
«Essendo libero professionista, non ho rapporti quotidiani con colleghi. In questo modo riduco al minimo le occasioni di conflitto. Perché involontariamente tendo a mettere in difficoltà le persone con questa mia dote».

Ma se dovesse perdere la memoria?
«Credo che sarebbe un dramma per me. È come se un supereroe perdesse i suoi poteri».

Ha mai detto "Non ricordo" come alibi per nascondere una bugia?
«Poche volte, ma adesso non ci crederebbe più nessuno».

E gli amici?
«Stanno tutti molto attenti a quello che dicono…». Che cos' è la memoria? «Un bagaglio. C' è chi ce l' ha leggero come una ventiquattr' ore, chi si trascina un trolley di ricordi».

E lei con quale bagaglio viaggia?  Silenzio. La risposta arriva accompagnata da una risata.
«Io mi porto dietro un vagone ferroviario».

Lucia Esposito

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