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La svolta

Ylenia Carrisi, il ritratto dell'uomo che (forse) la ha uccisa: il camionista delle "faccine sorridenti"

Ylenia Carrisi

Per conoscere la verità sul cadavere di una ragazza uccisa e che potrebbe essere la figlia di Al Bano e Romina Power, bisognerà attendere ancora qualche giorno e i risultati del test del Dna. Di sicuro c'è che l'agente speciale Dennis Haley del Pensacola regional operation center in Florida - che ha deciso di riaprire il caso relativo alla scomparsa di Ylenia - sarà il primo ad avere tra le mani gli esami di laboratorio. Un caso, quello della figlia di Al Bano e Romina, che sembra destinato a non chiudersi mai. Tutto è (ri)iniziato quando il pluriomicida Keith Hunter Jesperson, serial killer di 50 anni di origine canadese, ha confessato che tra le sue vittime molto probabilmente ci sarebbe anche lei, Ylenia, scomparsa il 15 settembre del 1994.

Firmava con le faccine sorridenti - L'ex camionista, soprannominato "Happy face killer" per via delle faccine sorridenti che disegnava sulle lettere da inviare ai giornali dopo gli omicidi, sta attualmente scontando tre ergastoli in un carcere di massima sicurezza in Oregon per aver violentato e strangolato otto donne, quasi tutte prostitute. L'omicida sarebbe responsabile di almeno 160 omicidi, e nel 1996 aveva già ammesso di aver assassinato una ragazza che si faceva chiamare Suzanne, lo stesso nome usato dalla Carrisi negli Stati Uniti, una ragazza che con lo zaino in spalla, voleva raggiungere la California o il Nevada in autostop. Quando la polizia di New Orleans nel 1993 ha avviato le indagini sull'omicidio della ragazza italiana, un testimone aveva distolto l'attenzione da questa ipotesi perché aveva raccontato di avere visto una donna buttarsi da un ponte sul Mississipi.

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