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L'inchiesta

Cinque boia di Parigi a spasso in Italia

Cinque boia di Parigi a spasso in Italia

Per almeno cinque terroristi di Parigi, l' Italia era un Paese di transito. Ismael Omar Mostefai, Salah Abdeslam e Ahmad Dahmani andavano e venivano come volevano. E altri due, le cui generalità corrispondono ad Ahmad Mohammad e M. Al Mahmod, sebbene siano ancora da verificare, sono arrivati come profughi dalla Grecia dopodiché hanno potuto muoversi liberamente nell' area Schengen.

Tutti kamikaze morti insieme alle loro vittime, tranne due, che sono ancora vivi: il più noto è Salah Abdeslam, che non ha avuto il coraggio di farsi esplodere durante gli attacchi e ora sta sfuggendo non soltanto alle polizie di tutt' Europa, ma anche alla vendetta dell' Isis. Fino a due settimane fa, del resto, non era sospettato di terrorismo e aveva tutti i documenti in regola in quanto cittadino comunitario con passaporto belga. Insieme ad Ahmad Dahmani, attualmente in carcere in Turchia, Salah aveva raggiunto il porto di Bari alla fine del luglio scorso e il primo agosto era salito su un traghetto per la Grecia, sbarcando a Patrasso. I due erano tornati il 5 agosto a Bari ed erano ripartiti verso Nord, passando per Conegliano Veneto. Senza però fare tappa a Roma, a quanto pare.

Insomma, sarebbe bastato cercare le «evidenze» e i «riscontri» dell' arrivo di terroristi sui barconi degli immigrati, invece di perdere tempo a smentire gli allarmismi. Tanto più che, a Lecce, la direzione distrettuale antimafia sta valutando la posizione di uno scafista siriano, arrestato nella primavera scorsa per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e al momento detenuto nel carcere leccese dopo aver patteggiato la pena. Su di lui pende un' accusa di terrorismo, perché nel suo telefonino è stata trovata una collezione di fotografie e video in cui è armato fino ai denti in pose da jihadista.  Inoltre, c' è un altro sospetto, non indagato. Ecco perché il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta non aveva escluso nei giorni scorsi, ma anche nei mesi scorsi, la possibilità che persone vicine ad ambienti del terrorismo islamico possano arrivare in Salento confuse tra i migranti.

Un altro filone di indagini è partito, prima del 13 novembre scorso, da Bari e riguarda non soltanto Abdeslam e Dahmani, ma una decina di uomini legati al terrorismo islamico e arrivati nel capoluogo pugliese a bordo di traghetti partiti dalla Grecia e subito ripartiti dal territorio regionale. Sono almeno cinque gli episodi sospetti e sui quali gli investigatori baresi - carabinieri del Ros e poliziotti della Digos coordinati dal procuratore della Repubblica Giuseppe Volpe e dall' aggiunto Pasquale Drago - stanno tentando di raccogliere altri elementi, come i dati del traffico telefonico, per ricostruire la rete di contatti di quegli uomini e anche monitorare i loro spostamenti, al fine di chiarire se abbiano legami con uomini vicini alla Jihad o se addirittura svolgano un ruolo operativo nell' ambito di cellule terroristiche. Finora non è ancora emerso un collegamento con le stragi di Parigi, ma in questi giorni le indagini stanno inevitabilmente subendo un' accelerazione. 

Intanto sono stati rafforzati anche i controlli negli istituti penitenziari e il sindacato di polizia penitenziaria Osapp, pochi giorni fa, ha lanciato l' allarme proprio sulla difficoltà per gli agenti di controllare i comportamenti di detenuti in maniera minuziosa, perché vi è la necessità di verificare ogni manifesto, lettera o locandina scritta in arabo che compare nelle celle. Infine sono anche aumentati i controlli in luoghi strategici, come stazioni, aeroporti e porti, oltre che sui migranti irregolari che arrivano in Puglia. Meglio tardi che mai.

di Andrea Morigi

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