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Città a sovranità limitata

Intervista a Claudio Lattanzi: "Chi comanda Terni, i compagni, i tedeschi, i perugini"

Intervista a Claudio Lattanzi: "Chi comanda Terni, i compagni, i tedeschi, i perugini"

"Ciò non toglie che Paglia abbia anche mosso, in maniera molto decisa, i fili della politica, come si racconta nel libro, anche grazie a documenti inediti", risponde Claudio Lattanzi, ad una nostra domanda sull'ex vescovo di Terni. Quesito non elaborato estemporaneamente: nella sua nuova fatica, Chi comanda Terni - I compagni, i tedeschi, i perugini. Potere e affari in una città a sovranità limitata (Intermedia edizioni, Orvieto, 2015), il giornalista orvietano racconta la città, la sua economia, la sua politica, seguendo un filo d'Arianna che scorre nella vita cittadina e nazionale. Lo avviciniamo al termine della presentazione ternana, ospite di Forza Nuova; non abbiamo ignorato il fremito fra il pubblico, quando è stato citato il nome dell'ex vescovo. E, allora, chiediamo. 

Chi è monsignor Paglia e cosa c'entra con il libro? 
"L'ex vescovo è stato un uomo di grande potere che ha svolto un ruolo centrale, anche in senso positivo, soprattutto negli anni in cui è stato sindaco Paolo Raffaelli, il cui decennale mandato deve essere analizzato bene per capire la Terni di oggi e le sue numerose problematiche irrisolte". 
Come coniugare questo "ruolo centrale" con la sentenza di assoluzione?  
"Il buco milionario della diocesi sarebbe stato provocato dai collaboratori di Paglia ed il vescovo poteva non sapere come venivano amministrati i beni immobili della diocesi. Questa la ricostruzione fatta a posteriori dai giudici. Ciò non toglie che Paglia abbia anche mosso, in maniera molto decisa, i fili della politica, come si racconta nel libro, anche grazie a documenti inediti". 
Il titolo dell'opera è anche una interessante domanda alla quale rispondere: chi comanda Terni? 
"I tedeschi e i capibastone del Pd. La chiave di lettura per comprendere il sistema di potere della città, è quello della sovranità limitata. Terni entra nella modernità a fine Ottocento, quando lo Stato decide di far sorgere qui l'industria siderurgica nazionale per motivi legati alla disponibilità di energia prodotta dagli impianti idrici e per questioni di difesa militare, trattandosi di una città non vulnerabile dai bombardamenti navali, che erano il rischio maggiore prima dell'avvento dell'aviazione. Nel 1884, si apre una fase che prosegue e cioè quella in cui chi possiede le acciaierie ha in mano le chiavi economiche di Terni. Fino al 1995 era lo Stato, oggi è la Thyssenkrupp. Chi comanda la città è in realtà un mediatore tra questa periferia e i centri di potere che sono ad essa esterni. I due simboli ne sono, rispettivamente, il sottosegretario Filippo Micheli, nella lunga era della proprietà statale, e l'amministratore delegato delle acciaierie Lucia Morselli, nella fase attuale della fabbrica privatizzata. In maniera speculare, anche la politica risponde alla stessa logica. La ristretta ed autoreferenziale èlite di potere che agisce sotto le insegne del Pd è composta anch'essa da mediatori locali che rispondono al loro dante causa, il partito regionale". 
Le tematiche affrontate non hanno, quindi, un interesse solo locale... 
"Gli ultimi venti anni di storia ternana servono a capire cosa è stato dell'Italia e come siamo finiti nel pantano a causa di un ceto politico inadeguato e di un sistema informativo che è stato esclusivamente propagandistico. La perdita di sovranità del nostro paese, legata all'impossibilità di operare politiche pubbliche espansive basate sul deficit statale in fase di recessione come l'attuale, e di usare la leva monetaria per sostenere la produzione industriale, dovute rispettivamente ai vincoli capestro di Maastricht e all'introduzione della moneta unica, hanno penalizzato tutte le economie periferiche del vecchio continente, ma noi italiani abbiamo fatto peggio di tutti gli altri perché, per abbattere il debito ed entrare subito nel disastroso club di Maastricht, ci siamo macchiati di un peccato mortale: svendere a prezzi di saldo e in maniera del tutto oscura il patrimonio industriale pubblico. Quando venne privatizzato l'Iri, che aveva in pancia la siderurgia di Stato, era la settima azienda del pianeta come somma dei fatturati di tutte le sue conglomerate che operavano in quasi tutti i settori economici. Se l'epoca della globalizzazione fosse iniziata con lo Stato italiano in possesso di un campione economico di quella potenza, saremmo stati tra i protagonisti mondiali di questa fase storica. Invece ci hanno fatto tornare ai livelli del dopoguerra e tangentopoli ha tolto di mezzo e criminalizzato quella classe politica che non avrebbe mai consentito la più grande distruzione di ricchezza pubblica che il nostro paese avesse mai accumulato. Certo non lo avrebbero fatto per patriottismo, ma per mantenere le leve clientelari, ma il risultato finale non cambia". 
Il main topic di Chi comanda Terni non lo aveva già analizzato in precedenti inchieste?
"Altre mie inchieste avevano affrontanto i sistemi di potere in regione (I padrini dell'Umbria, La zarina, biografia non autorizzata di Maria Rita Lorenzetti) mentre questo libro prende in esame solo Terni, la cui vicenda è però esemplificativa del declino italiano".


di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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