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La confessione

L'uomo che fregato il pensionato suicida: "Ecco come funzionava in banca"

L'uomo che fregato il pensionato suicida:

"Io Luigino me lo sento sulla coscienza perché mi sono comportato da impiegato di banca e se fossi stato una persona che rispettava le regole non gli avrei fatto fare quel tipo di investimento". Si confessa in una intervista a Repubblica Marcello Benedetti, ex impiegato della banca Etruria di Civitavecchia che ha venduto le obbligazioni a Luigino D'Angelo, il pensionato che si è suicidato per aver perso 110mila euro. Marcello, licenziato un anno fa da quella filiale per un procedimento penale che ha in corso, ora monta caldaie in giro per la sua città.

Racconta di aver proposto lui a Luigino di investire i suoi risparmi in obbligazioni subordinate: "Firmò il questionario che sottoponevamo a tutti, nel quale c'era scritto che il rischio era minimo per questo tipo di operazione". "Avevamo l'ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca, settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L'ultimo della lista veniva richiamato pesantemente dal direttore". All'interno della banca "ci dicevano che era sull'orlo del fallimento, e che l'aumento di capitale serviva a salvarci e che se non ci fossimo dati da fare la banca avrebbe chiuso e noi saremmo stati licenziati".

Marcello conosceva "benissimo, sia lui che la moglie Lidia. Era uno dei clienti più diffidenti e convincerlo a fare proprio quel tipo di investimento non fu facile". Ma quando si rese conto che "l'emissione delle obbligazioni subordinate era troppo frequente da parte della banca Etruria" e "che era possibile un imminente fallimento" allora provò a mettere "al riparo alcuni clienti, tra cui appunto Luigino". Quindi gli propose "di fare una gestione di fondo. Ricordo che dissi a Luigino: Non succederà mai niente alla banca, ma se dovesse in questo modo salvi i tuoi risparmi. Ma lui non volle farlo: il suo problema era che voleva un rendimento semestrale cosa che la gestione del fondo non gli garantiva. Accettarono solo una quarantina di clienti", "gli altri sono finiti come lui: hanno perso tutto". Poi scoppia a piangere: "Questa è la cosa che non mi perdonerò mai. Aver tradito chi credeva in me. E alla luce della tragedia accaduta al signor Luigino, so che non potrò mai trovare pace né perdonarmi".

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Commenti all'articolo

  • vittoriofestanba

    12 Dicembre 2015 - 19:07

    mi ricorda quei soldati nazisti che a fine guerra si schermivano dicendo che dovevano rispettare gli ordini, meriterebbero la stessa fine

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  • fumonero

    12 Dicembre 2015 - 11:11

    ora la boschi si sente ancora in colpa per la sua famiglia? .........meschina e ipocrita

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  • cuciz livio

    12 Dicembre 2015 - 10:10

    Speriamo gli scoppi una caldaia!In Italia dopo ,....si pentono tutti ,chissà perché?

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  • remare2006

    12 Dicembre 2015 - 10:10

    Se le cose stanno come rappresentato dall'impiegato, essendoci da parte della banche inquisite malafede, l'unica cosa da fare , per evitare che truffano altre persone è chiudere ogni rapporto .

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