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Processo Yara

La lettera disperata di Bossetti: "Sto da schifo, dignità distrutta, non voglio più vivere"

La lettera disperata di Bossetti:

Massimo Giuseppe Bossetti si sfoga con una lettera a Oggi: “Volete sapere come sto veramente? Da schifo! Con una dignità completamente distrutta, continuamente stuprata dai media, e tutti i giorni, mesi e forse anni trascorsi ingiustamente in questa cella per i loro dannati sbagli”. Sotto processo dal 3 luglio 2015 con l’accusa di aver ucciso la giovanissima Yara Gambirasio, il muratore di Mapello si confida. “Sto terribilmente soffrendo per tutta questa lontananza dal mio amore Marita e i miei fantastici adorabili cuccioli, tutto perché al giorno d’oggi essere innocente si diventa altamente scomodo per tanti altri”, scrive Massimo Giuseppe Bossetti e dal carcere di Bergamo fa sentire la sua voce e il suo dramma.

Bossetti punta il dito contro la stampa e la diffusione del video del suo arresto (avvenuto il 16 giugno 2014): "La mia dignità è stata stuprata dai media. Mi hanno tolto la famiglia, i figli, la dignità. Ci sono persone che hanno giocato sporco su di me". "Dopo aver visto uno straziante, indegno, vergognoso video sul mio arresto, penso che non ci sia altro da dirvi visto le modalità che un italiano viene trattato nella maniera più indegna, schifosa… questa è una vergogna nella vergogna!" spiega il muratore di Mapello nella lettera a Oggi.  Consapevole che la sua vita non sarà mai più la stessa, Bossetti si lascia andare all’amarezza e alla rassegnazione. "Il mio dolore, rabbia, sofferenze affondano sempre più il mio desiderio di vita…", si legge nelle tre pagine scritte a mano dal muratore.

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    13 Gennaio 2016 - 08:08

    In questo processo c'è, contro l'imputato Bossetti, l'anomalia di un accanimento dei magistrati, sia inquirenti che giudicanti, assolutamente evidente e molto, molto sospetto. Sembra che la Magistratura si senta parte in causa e che, se non perviene alla condanna dell'imputato, sia terrorizzata dall'idea di perdere la faccia e la credibilità dopo indagini costate milioni e milioni di euro.

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