Cerca

Si chiude il cerchio

Caso Macchi, arrestato l'assassino dopo 29 anni. Incastrato da una lettera d'amore

Caso Macchi, arrestato l'assassino dopo 29 anni. Incastrato da una lettera d'amore

Dopo quasi 30 anni una clamorosa svolta nell’omicidio della studentessa di Comunione e Liberazione Lidia Macchi, la studentessa uccisa a 21 anni a Cittiglio, provincia di Varese, il 7 gennaio del 1987. Nella mattinata di venerdì 15 gennaio la polizia ha arrestato a Brebbia, in provincia di Varese, Stefano Binda, disoccupato, 49 anni, ex compagno di scuola della vittima, 20enne all’epoca dei fatti, che secondo gli inquirenti, sarebbe l’autore della lettera anonima fatta pervenire alla famiglia nei giorni successivi al delitto: nel messaggio, decisivo ai fini dell'indagine, si alludeva ad alcune vicende legate alla vita di Lidia. La giovane - la cui famiglia è assistita dall’avvocato Daniele Pizzi - venne ritrovata in un boschetto dei pressi dell’ospedale, il corpo martoriato da 29 coltellate. 

La dinamica - Il giovane, che frequentava lo stesso circolo di Cl della vittima, prima la avrebbe violentata e poi uccisa: secondo gli inquirenti avrebbe agito convinto che lei si era concessa e non avrebbe dovuto farlo per il suo "credo religioso". Da quanto si è appreso Binda, che all’epoca aveva un anno in meno di Lidia Macchi, avrebbe prima costretto la ragazza a un rapporto non consenziente e poi l’avrebbe uccisa con coltellate "a gruppi di tre". In particolare, l’uomo, laureato in Filosofia e descritto come "colto", senza fissa occupazione  (prima di essere arrestato viveva con la madre pensionata a Brebbia, nel Varesotto), e con un passato di droga negli anni ‘90, sarebbe salito sull’auto della giovane il 5 gennaio 1987 nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio (Varese), dove Macchi si era recata per andare a trovare un’amica.

La religione - L’auto con a bordo i due, sempre stando alla ricostruzione, si sarebbe mossa fino a raggiungere una zona boschiva non distante e là Binda, secondo l’accusa, avrebbe prima violentato la ragazza e poi l’avrebbe punita uccidendola, perché nella sua ottica aveva "violato il suo credo religioso" concedendosi. Non è chiaro, nell’ambito delle indagini basate su una serie di indizi, se l’uomo abbia costretto la ragazza a salire in auto con lui nel parcheggio e ad appartarsi vicino al bosco. L’avrebbe, poi, colpita, dopo la violenza, con numerose coltellate prima in macchina e poi mentre cercava di fuggire all’esterno. I colpi, in particolare, sarebbero stati inferti "alla schiena" e anche a una gamba mentre stava cercando di scappare. Lidia Macchi sarebbe morta per le ferite e per "asfissia" e dopo una lunga agonia in una notte di gelo. 

Il ruolo di "Quarto Grado" - Stando a quanto riportato dall’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Binda, la novità in questo “cold case” - uno dei più importanti della cronaca italiana - è arrivata anche grazie al contributo della trasmissione Mediaset Quarto Grado: una telespettatrice, che in passato aveva ricevuto delle lettere dall’uomo, ha ricordato Binda dopo aver appreso dalla trasmissione di Retequattro che tra gli effetti personali contenuti nella borsa della vittima era stata ritrovata la poesia di Cesare Pavese “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, una sorta di cavallo di battaglia dell’uomo, che ne proponeva sempre lo studio e la lettura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • bettely1313

    16 Gennaio 2016 - 17:05

    è stato arrestato l'autore della lettera recapita alla famiglia qualche giorno dopo il funerale, poi bisogna vedere se è lui l'omicida di Lidia. Intanto pare che il DNA sul francobollo non è quello dell'aspirante poeta ex amico di Lidia. Comunque la lettera è un poesia che l'autore immagina il tremendo sacrificio dell'amica prima di essere uccisa, Prepariamoci a un Bossetti bis? Chissà

    Report

    Rispondi

  • cartonito

    16 Gennaio 2016 - 09:09

    charmant cosentino io a differenza di te ,spero proprio che muoia presto così uno in meno da campare.

    Report

    Rispondi

blog