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L'inchiesta

Terra dei Fuochi, il sequel. Terni, Rieti e Viterbo nuova frontiera per rom e colletti bianchi

Terra dei Fuochi, il sequel. Terni, Rieti e Viterbo nuova frontiera per rom e colletti bianchi

Terra dei Fuochi, il sequel. Come al cinema, il cancro criminale che affligge la Campania ha un seguito... a Roma e non solo. A raccontarlo è il giudice Mauro Santoloci, gip di Terni, membro della Commissione ministeriale per la revisione del Testo Unico ambientale e autore, con Valentina Vattani, di una collana di pubblicazioni sul tema delle eco mafie, intervenuto a Corretta informazione sui temi ambientali. Fonti ufficiali e fonti ufficiose, corso di aggiornamento promosso dall'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria.

"Sorvolando Roma di notte – ha spiegato Santoloci – non è difficile individuare un corollario di fuochi, in particolare nei pressi della tangenziale. Sono i roghi appiccati nei campi rom, destinati a smaltire rifiuti. Un meccanismo pericoloso, per la salute e per l'ambiente, nonché nocivo per le attività legali di smaltimento".

Secondo le informazioni in possesso del magistrato "i rom si appoggiano ad una flotta di furgoni, guidati talvolta da schiavi bianchi, vale a dire persone disagiate, ad esempio immigrati, che per pochi euro ti smontano un pannello di amianto senza rispettare alcuna regola di sicurezza, lo caricano su un camion, lo portano alla discarica abusiva. Una giro per orchestrato, grazie anche alla conoscenza delle lacune (buchi neri, li chiama il gip, ndr) della nostra giustizia. Ad esempio, un vigile urbano mi ha raccontato che, in due mesi, ha fermato lo stesso mezzo trentasette volte, senza riuscire però a sequestrarlo".

Il sequestro non è possibile, perché? La risposta è nell'ex art. 240 co. 1 c.p., che elenca i requisiti di confiscabilità di un autoveicolo usato per un illecito e la cui applicazione potrebbe sollevare incertezze sul nesso di asservimento/strumentalità che deve legare la cosa al reato.

Interpretazioni normative a parte, ciò che lascia basiti è la ramificazione di questa piccola criminalità: seppure non classificabile come eco mafia, infatti, la rete rom è estesa è guarda già oltre la Campania e la zona di Roma. Ad esempio, Rieti, Viterbo, Terni sono "candidate" ad diventare una nuova Terra dei Fuochi.

Santoloci: "In seguito ad azioni di repressione delle forze dell'ordine, è plausibile che l'attenzione dei criminali si sposti altrove, in città poco distanti dalla Capitale come questa (Terni, ndr) o come il reatino e il viterbese. Dopo aver appurato, chiaramente, che le aree interessate siano più 'tranquille', gli illeciti potrebbero trovare nuovi siti".

I campi nomadi nei quali si "accendono" i fuochi sono un problema, vero, ma ostacolo non inferiore è quello dei colletti bianchi, vale a dire professionisti ed imprenditori insospettabili che alimentano il giro di affari che ruota intorno allo smaltimento abusivo. Il gip: "Alla Guardia Costiera chiedo di controllare non solo la bolla di carico, ma anche di aprire i container: i documenti sono in regola, però a bordo della nave hai tonnellate di materiale che poi viene trasformato e che torna, in Italia, sotto forma di prodotto per il mercato". Ecco cosa significa "colletto bianco": far apparire corretto ciò che non lo è.

Come uscirne? Fra le soluzioni, il giudice propone anche una "formazione continua" sul tema dei rifiuti per le forze dell'ordine, sia per capire le modalità di gestione del traffico illegale, sia per rendersi conto che la domanda "è di mia competenza"? di fronte ad un potenziale illecito non è assolutamente da porsi.

Nessun riferimento, invece, alla questione inceneritori che, proprio in queste settimane, ha ri-assistito a polemiche e manifestazioni di protesta dei comitati ambientalisti. In particolare, nelle ultime ore, il Comitato No Inceneritori di Terni ha aspramente criticato il voto favorevole all'articolo 35 dello Sblocca Italia, che permette la creazione di una rete di smaltimento a livello nazionale. Secondo il Comitato, infatti, ciò andrebbe a scapito di Terni i cui due impianti si troverebbero così a bruciare consistenti quantitativi di immondizia.

Una circostanza che nulla ha a che vedere con la lotta al malaffare, ma che tuttavia lascia perplesse le organizzazioni cittadine, preoccupate per le eventuali conseguenze a livello ambientale e sanitario.

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