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La storia

Lo sfregio a Rosita, ragazza disabile: "A Medjugorje con noi non ti vogliamo"

Rosita Sartori

Rosita Sartori è una donna di trentaté anni, solare, allegra. È anche una donna graziosa, dai capelli corti e gli occhi luminosi. Chiacchiera volentieri, le piace viaggiare, leggere, scrivere: è laureata in Teologia e sulla traccia della sua ponderosa tesi ha anche pubblicato un libro. Un libro che parla del «limite come ricchezza» (il titolo è precisamente Il limite che diventa ricchezza).

Come mai un tema simile? Cosa significa? Rosita, in realtà, parte dall’analisi della sua stessa esperienza, della sua vita. Perché lei è affetta da tetraparesi spastica a causa della quale si sposta su una carrozzina. Ma, sorretta da una grande fede, questo non le impedisce di vivere pienamente. Almeno se la lasciano fare. A Rosita, infatti, ora è capitata una cosa imprevista, nonostante sia abituata alle difficoltà, alle strade sconnesse che fanno inciampare la carrozzina, a certi sguardi pietosi o ironici che l’hanno accompagnata nella vita e dai quali non può neppure difenderla la sua supermamma, come la chiama lei, mamma Giannina. Ce lo racconta lei stessa, al telefono, da Lonigo, il paese in provincia di Vicenza in cui abita da sempre.

«Avevamo deciso, io e la mamma, di tornare a Medjugorje in aprile, dalla Madonna, con un’organizzazione con cui avevamo già viaggato. Pochi giorni fa è venuto a casa nostra uno degli organizzatori, Sergio Mazzucco, e ci dice, tra mille esitazioni: sapete, per aprile non vi posso far partire… Ma perché, chiedo io, allibita. Ci sono una decina di persone che non vogliono partire con te, Rosita. Dicono che “rompi il gruppo”. Sì, mi ha detto proprio questo, tu rompi il gruppo».
E cosa significa secondo te, Rosita, una cosa del genere?
«Non saprei, è la prima volta che mi succede. Parlano addirittura di “eccesso di protagonismo”, forse perché io, come spesso accade in queste occasioni di pellegrinaggio o di incontri, parlo della mia esperienza. Ma me lo chiedono gli altri, io non voglio mai impormi. E poi, se proprio fossi antipatica a qualcuno, beh, può tranquillamente evitarmi, stare alla larga. Non deve essere mica costretto a parlare con me, a starmi vicino», spiega Rosita con la sua voce allegra.
La mamma conferma tutta la vicenda.

«Non ci potevamo credere, oltrettutto questi organizzatori li abbiamo sempre considerati nostri amici. La Rosita è molto amata dalla gente. Guardi, a Capodanno è stata ad Assisi, e tutti l’hanno accolta con gioia», spiega la signora. Rosita racconta com’è, come vive, le sue piccole, grandi battaglie, come quella per ottenere strutture per disabili nella stazione di San Bonifacio, da dove lei prende il treno per andare a Padova. Spiega perché, nonostante non possa muovere praticamente nessun muscolo, nonostante secondo il pensiero dominante la sua sembrerebbe una vita inconcepibile, paradossale, da compatire e compiangere, invece è ricca e intensa, è il segno tangibile che si può vivere in tanti modi diversi. «Un segno per gli altri, io la considero così, un grande dono, anche se non è facile conviverci», confessa la signora Giannina.

E basta andare a dare un’occhiata al suo sito, www.splendidarosi.it, per farsi un’idea di questo dono, di questa vitalità. Scorrono anche le sue foto: a Lourdes, a Roma con papa Francesco, con il suo libro... E poi ci sono le sue letture preferite, le preghiere, i sogni...

Chiediamo a Rosita se sia molto dispiaciuta per quel che è successo. «Certo non mi ha fatto piacere» - ma la madre spiega che in verità non ci ha dormito per due notti di seguito - «ma questo non cambierà il mio modo di essere e la mia voglia di continuare a dare testimonianza. Farò altri pellegrinaggi. E ci tornerò sicuramente a Medjugorje, anche per dimostrare che non si può tradire così lo spirito di quel luogo, un luogo di amore e di accoglienza, per tutti. Anzi, soprattutto per quelli che sono diversi, che sono in difficoltà, che sono gli ultimi, per questa società».

di Caterina Maniaci

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