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La sentenza

Dice "Mi hai rotto il c..." al suo capo: licenziato
Ma il giudice: "Non è un'offesa, va riassunto"

Dice

Un operaio aveva detto al suo capo:. "Mi hai rotto il c...". L'espressione inguiriosa era stata pronunciata dall'uomo che voleva sfruttare un permesso aziendale ma non trovava il modulo per chiederlo. Si è spazientito dopo essere stato rimbalzato tra capo  officina e datore di lavoro ripetutamente. La decisione dell'azienda è stata immediata: licenziato. Ma come scrive il quotidiano Il Tirreno il lavoratore si è affidato ad uno dei due studi legali convenzionati con la Cisl di Pisa e, assistito dagli avvocati Clara Fanelli e Chiara Federici, ha impugnato il licenziamento. E alla fine è stato reintegrato perché per il giudice sottolinea "il fatto sarebbe privo del carattere dell’illiceità perché l’espressione non costituisce un’ingiuria secondo la comune coscienza sociale. L’uso abituale di frasi volgari non può togliere l’obiettiva capacità di ledere l’altrui prestigio, ma ve ne sono alcune di uso talmente diffuso, anche quali intercalari, che in relazione al contesto comunicativo perdono la loro potenzialità lesiva» si legge nell’ordinanza, riprendendo precedenti sentenze. E ancora, si legge nelle motivazioni: "L’evoluzione del costume e la progressiva decadenza del lessico adoperato nei rapporti interpersonali, insieme ad una sempre maggiore valorizzazione delle espressioni scurrili come forme di realismo nelle arti (cinema, letteratura o teatro) ha reso alcune parolacce di uso sempre più frequente, attenuandone la portata offensiva". 

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    24 Febbraio 2016 - 09:09

    Ah si? Me l'immagino la fine che farebbe un avvocato o un testimone o un imputato se si rivolgesse al Giudice dicendogli: "mi hai rotto il cazzo"!

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  • Uchianghier

    Uchianghier

    22 Febbraio 2016 - 12:12

    A questo punto la domanda sorge spontanea. Si può dire la stessa cosa ad un magistrato?

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