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Caos Libia

Isis e guerra sono alle nostre porte, ma gli italiani non lo sanno: la prova

Isis e guerra sono alle nostre porte, ma gli italiani non lo sanno: la prova

Due dei quattro italiani rapiti in Libia nel luglio 2015, Fausto Piano e Salvatore Failla sono stati uccisi, una notizia passata quasi sotto silenzio, complice anche l’immobilismo dei nostri politici. Ma questo è solo la punta dell’iceberg perché di fatto abbiamo il peggior nemico possibile (l’Isis) alle porte ma la gente no se ne rende conto. Ad affermarlo un’approfondita indagine realizzata dall’Accademia di Comunicazione per Libero.




Lo studio impegnativo prende in esame ben 100.0000 fonti spontanee e le analizza. Già, perché nel web le persone si scambiano opinioni e la lettura e l’analisi del loro parlare ci tratteggiano la rotta del loro pensiero. Così, su tutte le fonti analizzate solo il 1,2% del web comprende che l’Italia ha una guerra in corso a poca distanza dalle proprie coste.

Un’impercettibile minoranza, che si confronta con una maggioranza che preferisce parlare della notte degli Oscars, di Leonardo di Caprio, di Vendola, delle partite di calcio nel weekend, di “petaloso” o altro ancora. Il 42,2% (sempre dell’1,2% delle fonti) affronta il problema su social, più su Twitter rispetto Facebook ma senza porre l’attenzione sulla questione del pericolo incombente e della possibilità che nel nostro Paese si verifichino attentati. I commenti sono a articoli pubblicati sui blog e raramente ci sono pareri personali. Insomma manca la reale percezione del pericolo, che purtroppo è molto reale.

Certamente la rete è “renzosa”, perché tutto passa per la figura del Presidente del Consiglio, mentre è minimale la percezione che si ha dell’operato del ministro Pinotti. La guerra è talmente lontana che si parla di “loro”, mentre soltanto sulle notizie pubblicate su quotidiani on line emerge il binomio tra Isis e Libia, perchè nessuno collega la questione al terrorismo.

“Navigare la rete in sella ai Big Data è affascinante perché ci permette di capire la rotta – rileva il Professore Michelangelo Tagliaferri di Accademia di Comunicazione – con un binocolo riusciamo a vedere in fila tutte le stelle dell’universo digitale, così da capire quale sia il sentimento di chi è sulla Rete. Sul tema della guerra in Libia a oggi sembra esserci un disinteresse generale, quasi fosse pilotato. Una non percezione, una rete latente. anche se le stelle ci indicano la strada”.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • pitolin

    05 Marzo 2016 - 04:04

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  • nellomaceo

    04 Marzo 2016 - 13:01

    La guerra in LIBIA non è facile perchè gli avversari sono armati fino ai denti.La guerra si svolge in un territorio che si presta agli attentati ed alle trappole per i ragazzi italiani.Spero proprio che RENZI ci ripensi e non mandi in Africa i soldati Italiani (l'assassinio dell'ambasciatore USA non è un caso per gli uomini armati come non mai.

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