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La guerra in Libia ci sarà: i tempi, i modi, i rischi e le paure di Renzi

La guerra in Libia ci sarà: i tempi, i modi, i rischi e le paure di Renzi

"La guerra è una parola drammaticamente seria per essere evocata con la facilità con cui viene utilizzata in queste ore da alcune forze politiche e da alcuni commentatori". Matteo Renzi pigia ancora il freno, ma è poco credibile. La decisione sulla guerra in Libia, purtroppo, non dipende da noi ma dagli eventi anche se, questo è il paradosso, sarà la prima, vera "guerra dell'Italia".

Prima regola: prendere tempo - Tanto è caotico lo scenario libico quanto appare al momento chiaro il piano di Matteo Renzi: prendere tempo, usare prudenza. "Non possiamo permetterci iniziative estemporanee senza che vi sia già una prospettiva per il dopo", spiega ai collaboratori secondo quanto riferisce il retroscena del Corriere della Sera. "Se non si forma prima il governo non si riesce a stabilizzare il Paese, e in una situazione del genere un'occupazione militare non servirebbe, anzi sarebbe controproducente. Ci ricordiamo tutti come è andata a finire l'altra volta: con una guerra civile che dura da cinque anni. Perciò non si può pensare di risolvere tutto solo con un intervento militare".

Solo con un governo libico - Serve dunque un governo libico di unità nazionale, per due motivi. Il primo: avere un interlocutore certo e non, come accaduto anche nel caso dei 4 italiani sequestrati, una serie di bande militari e tribù in cerca di "accreditamento politico". Il secondo: fare in modo che sia quel governo riconosciuto a richiedere un "aiuto" militare alle potenze occidentali. Solo in quel caso Renzi potrà agire sotto un ombrello di riconoscimento internazionale, dribblando le probabilissime accuse di "interventismo". Anche per questo il premier ora rifiuta "irresponsabili accelerazioni".

Cosa rischia l'Italia - I rischi sul tavolo sono enormi. Gli interessi economici, innanzitutto, a cominciare da quelli energetici. La guerra "francese" del 2011 li ha indeboliti, in questi anni con grande fatica le nostre aziende hanno mantenuto la posizione. Una guerra ne comprometterebbe affari e futuro. La conta dei morti, poi. Cinicamente è impossibile non prevedere vittime militari e civili in caso di un coinvolgimento bellico, tanto più che l'Italia sarebbe mai come in questo caso in prima fila. Quanti uomini mandare sul fronte? Tremila, cinquemila, settemila? Poco cambierebbe, il rischio di perdite sarebbe elevatissimo. Senza contare la ricaduta sul piano degli eventuali attentati terroristici, risposta ovvia da parte dello Stato islamico e dei suoi fiancheggiatori, proprio come accaduto alla Francia di François Hollande dopo l'accelerazione sui bombardamenti in Siria.

Il sondaggio choc - Gli interessi politici, infine. In un quadro così delicato a livello internazionale, con l'Isis alle nostre porte, è riduttivo parlare di meri calcoli interni. Ma esattamente come Nicolas Sarkozy spinse per la guerra perché in campagna elettorale, desideroso di accreditarsi come leader dal pugno di ferro, è impossibile per un politico non pensare alle urne. E un sondaggio Ixè rivela come l'81% degli italiani sia contrario a un intervento militare. Legittimo, in questo senso, che Renzi voglia temporeggiare, a meno che il precipitare degli eventi non lo costringano a prendere la situazione in pugno.

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Commenti all'articolo

  • arwen

    05 Marzo 2016 - 16:04

    Matteo è a un bivio. Dal punto di vista della politica internazionale, l'Italia conta zero (e nn solo per colpa sua). Ora sia gli USA che la Gran Bretagna si sono espressi per dare all'Italia la leadership per la Libia. Il problema è che la concreta possibilità che rientrino a casa feretri di giovani italiani, da una tal missione, è concreta e a Renzi certo nn frega nulla, se non fosse per il voto

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  • capitanuncino

    05 Marzo 2016 - 14:02

    Per quello scemo di Frottolo probabile.E' telecomandato dalla Culona tedesca.Rimane il dubbio...Ci sono i soldi per fare la guerra a quattro beduini?

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  • rintintin

    05 Marzo 2016 - 12:12

    Tranquilli....li bombardiamo con la Nutella e spareremo cannonate di rigatoni Barilla e poi giù una bella mitragliata di Pizza Napoletana....siamo seri...nessuno dei nostri vuol morire ...le bare al rientro non le vogliamo...fermiamoli prima che arrivino qui e basta

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  • contenextus

    05 Marzo 2016 - 11:11

    Una politica estera di buonsenso, onesta e rispettosa deve essere di pura non ingerenza in affari altrui. Se si vogliono allacciare rapporti commerciali , non c'è bisogno di mandare forze militari. Basta lasciar fare agli imprenditori privati. Fossi renzi, io consiglierei a tutti gli italiani in libia di ritornare subito in italia. E mi rifiuterei di inviare anche solo una pistola laggiù.

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