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L'italianissima legge del lazzarone

"Dribbla" il medico fiscale: licenziato. Il giudice lo salva: come ci è riuscito

"Dribbla" il medico fiscale: licenziato. Il giudice lo salva: come ci è riuscito

Abolizione dell’articolo18, libera impresa, mercato, concorrenza, incentivi per chi assume, detassazione utili reinvestiti. Sono le filastrocche più ricorrenti raccontate dai nostri politici per evitare la fuga disperata e massiccia di capitali e imprenditori all’estero. Ammesso e non concesso che il Renzi di turno fosse almeno per una volta in grado di attuare un decimo delle misure decantate, sarebbe comunque tutto inutile, perché l’ultima parola in Italia spetta sempre alla magistratura. E con gli ermellini su certi temi non si scherza, specialmente quando si discute di licenziamento per giusta causa.

È di questi giorni l’ennesima decisione della Cassazione che tutela a oltranza il lavoratore e spinge oltre i confini nazionali gli ultimi coraggiosi sussulti d’imprenditorialità. La Suprema Corte con la sentenza numero 4.695/2016 ha ritenuto che non sia licenziabile il lavoratore assente alla visita fiscale senza prova della volontà di evitare i controlli e ha annullato la decisione della Corte d’Appello di Milano. Nel caso di specie i giudici meneghini avevano respinto il ricorso del lavoratore, che chiedeva il reintegro e il risarcimento del danno, ritenendo che «la condotta del lavoratore, cioè l’assenza ingiustificata alla visita di controllo, unitamente ad altre quattro violazioni disciplinari da lui commesse - che avevano creato disturbo nell’ambiente lavorativo e denotato scarsa affidabilità del dipendente - giustificavano la sanzione espulsiva».

I magistrati avevano riconosciuto la legittimità del licenziamento del lavoratore, che non solo «cantava ad alta voce nei reparti produttivi, fischiava a voce alta per diversi minuti sul luogo di lavoro, consegnava in ritardo la certificazione medica relativa ad assenze, guardava le foto sul cellulare durante l’orario lavorativo», ma soprattutto non veniva rinvenuto dal medico fiscale al proprio indirizzo di residenza. Nell’ambito di una condotta lavorativa deprecabile e di svariati tentativi di accertamento medico-fiscale, il lavoratore una volta viene visitato, ma tale circostanza non viene ritenuta sufficiente ad evitare la sanzione espulsiva dalla Corte meneghina.

Milano chiama, Roma risponde da par suo. Nossignore, il lavoratore è ben libero di porre in essere le condotte lassiste descritte e la sentenza va cassata, perché «la Corte territoriale non ha spiegato se nella condotta del ricorrente fosse ravvisabile l’elemento intenzionale». In parole semplici, cari lettori, noi italiani abbiamo stipendiato con adeguati compensi otto dottori in legge (tale il numero dei giudicanti dal primo al terzo grado di giudizio) per discutere per cinque-sei anni se un tizio, che non va a lavoro e non si fa trovare a casa dal medico fiscale, l’abbia fatto intenzionalmente o per caso fortuito. Mi piacerebbe poter chiedere la risposta a quelle decine e decine di piccoli imprenditori che si sono suicidati anche per decisioni come queste che sono il perno, il fulcro, il centro di gravità permanente della crisi.

di Matteo Mion

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