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Cronache dall'Italia in crisi

Antifascismo militante, unico fenomeno a non risentire della disoccupazione

Antifascismo militante, unico fenomeno a non risentire della disoccupazione

"Di tanto in tanto, però, spunta fuori il paladino dell'antifascismo che con metodi fascisti (intolleranza e a volte violenza) tenta di impedire ai neofascisti di manifestare le proprie opinioni, per quanto deprecabili", scriveva, qualche giorno fa, il giornalista Enea Abati sul Corriere di Romagna, in un articolo dal titolo eclatante: "Se l'antifascismo genera fascismo".

Un controsenso, una provocazione o una supercazzola di "mascettiana" memoria? Nulla di tutto questo: solo attualità. Stando al servizio, Rimini è stata teatro di un episodio di forte intolleranza politica, perpetrato da chi "gioca" alla resistenza ad un immaginario fascismo a 71 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. E non parliamo di qualche nostalgico alla rovescia, ma di un numeroso e colorito ambiente extraparlamentare che non conosce crisi, malgrado la crisi.

Neo partigiani - Ci sono i new hippies, che sognano il peace&love sulle note di Eve of Destruction; ci sono i new borbonici, che aspirano ad un ritorno della monarchia spagnola sotto il sole del Sud. Poi, ci sono i neo partigiani che militano nei collettivi e nei centri sociali, convinti che ovunque si annidi il pericolo del ritorno di fiamma, di una Fiamma ormai spenta da tempo. Spesso studenti, tutti sedicenti proletari riescono, beati loro, a farsi un mese di vacanza all'anno in Val Susa, vitto e alloggio incluso.
Nelle università, poi, il classico libretto universitario lascia il campo alla black list dei fascisti da intercettare e tormentare. I fasci, però, sono una categoria tutt'altro che limitata, in cui finiscono anche il cattolico che volantina in favore della famiglia e i socialisti pro Putin. Fasci, che nel linguaggio antifà sta per dissidenti: ad essere etichettato "nemico del popolo" può essere anche il renziano che, al bar, ha la pessima idea di dire a voce alta "voterò per il No al referendum". Vittime predilette della nuova resistenza restano, però, i militanti di centro destra, ad esempio Chiara ed Angela studentesse fiorentine che, lunedì, sono state oggetto di particolari attenzioni al Polo di Novoli.

Duri a morire - Risultato dell'azione toscana: ragazze insultate, un banchino a pezzi, volantini sparsi in terra insieme a libri e a zaini. In verità, nulla di che stupirsi, perché l'Ateneo fiorentino “vanta” una lunga tradizione di collettivismo universitario. Basti pensare che fino a pochi anni fa, nella storica piazza Brunelleschi, la Facoltà di Lettere ospitava un centro sociale, celato dalla rassicurante insegna “Bar Autogestito”. Rassicurante, ma solo per i gestori: i corsisti, infatti, erano costretti a condividere aule e corridoi con rom, vagabondi e spacciatori.

Tollerati - Atenei, scuole, amministrazioni locali sembrano, dunque, tollerare gli eccessi di chi stravolge le più normali regole del vivere civile. Non c'è altra spiegazione, altrimenti non assisteremmo a scontri di piazza, assalti ai cantieri della TAV o a scene deliranti come quelle che hanno “aperto” Expo 2015. Ad alimentare sogni e prerogative “rivoluzionarie” ci sono, poi, i cattivi maestri. Si tratta di artisti e personalità dello spettacolo e della politica che sfruttano le ricorrenze del 25 aprile e del I maggio per lanciare messaggi distorti e faziosi: “nessuno è clandestino”, “l'Isis non si combatte con la guerra”, “Salvini e la Lega sono razzisti”. Ricchi radical chic che, anziché godersi i frutti del proprio successo, si improvvisano analisti di una quotidianità impossibile da capire, almeno se la si vive da un attico in centro.

di Marco Petrelli 
@marco_petrelli

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Commenti all'articolo

  • Ben Frank

    Ben Frank

    08 Aprile 2016 - 20:08

    La madre dei cretini è sempre incinta...

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  • lepanto1571

    07 Aprile 2016 - 10:10

    Più che con "metodi fascisti" l'antifascismo si evidenzia con i metodi comunisti. Serve anche a distogliere l'attenzione dai problemi correnti. I giovani non sanno quello che hanno combinato i partigiani rossi e si accodano al comunismo militante per sembrare partecipativi. Un bel periodo in Korea del Nord e si ridimensiona l'illusione!

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