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Il dramma di una famiglia

Una tragedia italiana. Aspetta 3 anni il figlio adottivo: muore dopo 3 mesi da madre

Teresa, adozioni

Quando - nei giorni in cui stava male, gli ultimi giorni - le chiedevano come si sentisse, aveva solo una risposta che nulla c’entrava con la salute, con la malattia e con la morte. «Sono felicissima, a volte non credo ancora che lui stia dormendo nell’altra stanza». Già, lui. Michael, bambino congolese di 8 anni atteso per 900 giorni (uno dei 150 adottati da famiglie italiane, ma bloccati ingiustamente per anni dal governo del proprio paese) tra illusioni e delusioni, promesse, lotte e poi finalmente abbracciato - insieme con il marito Werner - lo scorso gennaio all’aeroporto di Fiumicino. Michael, il figlio tanto desiderato che lei, Teresa, ha coccolato e cresciuto per 82 giorni. I suoi 82 giorni da mamma prima di arrendersi e andarsene, martedì scorso. Cancro.

Questa di Teresa, Werner e Michael è una storia straziante, commovente, devastante che ti prende l’anima e te la stritola e che ti stravolge ogni emozione. Ma anche una storia di coraggio e forza, determinazione, positività, voglia di vivere, e se Werner e suo figlio Michael riusciranno ad andare avanti serenamente - e sicuramente ci riusciranno - sarà grazie all’insegnamento lasciato da Teresa. Una donna e una mamma dolce e tenace allo stesso tempo, come è raccontato nel blog genitoriadottivirdc (andate a leggervi il ricordo degli amici, ne vale la pena). Una donna che il 25 settembre 2013 decolla con il marito verso la Repubblica Democratica del Congo per realizzare il grande sogno: incontrare finalmente Michael, il figlio adottivo, e portarlo nella sua nuova casa, a Napoli. L’epilogo felice di mesi di pratiche e attese, documenti e firme. E anche il viaggio promette bene e regala sorprese: Teresa e Werner incontrano Paolina e Michele, altra coppia di neogenitori, e scoprono che i due bambini che li attendono - Michael, appunto, e Jordan - sono stati abbandonati lo stesso giorno nell’istituto di Kinshasa dove vivono da quando hanno 3 anni e che da allora sono inseparabili e crescono come fratelli. Una coincidenza che lega subito le due famiglie e che poi, in futuro, garantirà a Michael e Jordan di vedersi anche in Italia.

L’attesa, il viaggio, le nuove amicizie, tutto sembra andare a meraviglia finché, una volta arrivati a destinazione, Teresa e Werner scoprono che c’è un grosso problema: il governo congolese ha deciso di bloccare le adozioni. Tutto fermo. Stop. E il sogno si trasforma in incubo per loro e per altre cento famiglie italiane. Due anni di attesa e polemiche, difficili relazioni internazionali, contrasti tra governi, aperture, chiusure, illusioni e promesse, telefonate, dossier, sceneggiate, revisioni, spiragli. Mesi interminabili di battaglie e disperazione in cui Teresa non smette mai di lottare. Anche quando scopre la malattia. Sì, di quelle aggressive che ti sfidano guardandoti negli occhi. Ma Teresa non molla, no. Anzi, proprio la consapevolezza che ogni giorno passato senza Michael sarà un giorno sprecato forse dà più forza alla donna, alla moglie. Alla mamma. Che finalmente inizia a sperare quando si sbloccano i primi arrivi e, poi, a crederci realmente quando il proprio nome è tra quelli delle famiglie che potranno abbracciare il figlio dopo 900 giorni di attesa. La data attesa è il 14 gennaio 2016 e Teresa la affronta con le lacrime di gioia di chi finalmente ottiene giustizia (e amore), ma anche le lacrime della morte. Quella che, solo sei giorni prima, le ha portato via il padre Antonio. Emozioni che si scontrano e si rincorrono, la testa frastornata, il fisico sofferente per la malattia. Tutto insieme, tutto subito. Tutto che passa in secondo piano, però, perché all’aeroporto di Fiumicino arriva lui, Michael. Che la riconosce. La abbraccia. La chiama mamma. E che per 82 giorni dormirà nella stanza accanto.

di Alessandro Dell'Orto

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