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Ipocrisia tra gli scaffali

Lo scandalo del latte della Coop: tutta la verità su ciò che vi bevete

Lo scandalo del latte della Coop: da dove arriva quello che bevete

Il latte e i formaggi made in Italy sono sotto l’attacco dell’Europa. A far scoccare la scintilla della nuova guerra del latte che minaccia di far chiudere centinaia di stalle è stata la decisione delle grandi industrie di trasformazione, i francesi di Lactalis accompagnati da big di casa nostra come Auricchio e Biraghi, di disdettare gli accordi per la fornitura di latte. Da allora è partita una gara di solidarietà in cui i campioni della tavola tricolore si sono offerti di aiutare gli allevatori del nord Italia rimasti senza clienti a cui vendere l’alimento bianco.

La grande distribuzione ha annunciato una campagna per sensibilizzare i consumatori all’acquisto del prodotto nazionale, e alcune aziende si sono offerte di ritirare al posto dei francesi il latte invenduto. In prima fila la Ferrero e il Consorzio Virgilio di Modena, che da solo si è impegnato a lavorare 9 milioni di litri dei 15 complessivi che rischiavano di finire in discarica. Ieri a Milano sono stati distribuiti i primi 1000 cartoni del «latte della solidarietà», con l’operazione condotta da Virgilio assieme a Coldiretti: in piazza Duca d’Aosta, a tenere a battesimo l’iniziativa, c’erano il governatore lombardo Roberto Maroni e l’assessore regionale all’Agricoltura Giovanni Fava.

Lunedì evento simile, questa volta a Mantova, nel corso del quale il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina aveva levato il calice in un brindisi simbolico a base di latte, assieme al numero uno di Coop Italia, Marco Pedroni, che ha annunciato una campagna nazionale di promozione straordinaria del latte fresco italiano al 100%, con l’acquisto di un milione di litri di prodotto nazionale da veicolare nei puntri vendita dell’insegna leader nel nostro Paese.

Iniziative encomiabili, che si scontrano però con un’amara realtà: gli scaffali dei supermercati sono pieni di latte non italiano. Si calcola lo siano oltre 8 cartoni su 10 di quello a lunga conservazione, individuabile per la sigla Uht arrivi dall’estero. Perfino alla Coop. È una scoperta che ho fatto indossando i panni del casalingo di Voghera e recandomi nel punto vendita della cittadina oltrepadana della corazzata cooperativa, che proprio di recente ha traslocato in una location nuova fiammante alla rotonda di viale Martiri della libertà. In effetti c’è parecchio latte italiano a marchio Coop, ma ce n’è pure di anonimo, come quello venduto nella classica confezione blu e rosa con il logo della catena su fondo rosso.
L’etichetta è per lo meno reticente, per un’azienda che si propone di sostenere la produzione italiana. «Prodotto per Coop Italia - vi si legge - nello stabilimento di ...». E qui, come di consueto, si indicano due impianti: Soliera, in provincia di Modena, e Vernate (Milano). Il primo è identificato da una lettera «Q» che troviamo stampigliata accanto alla data di scadenza, il secondo da una «Y».

L’esperienza maturata in decine di scorribande fra i banconi di super e iper mercati mi ha insegnato a dubitare. Quando è del tutto assente un riferimento all’italianità della materia prima, vuol dire che è straniera. E infatti così è. La prova arriva dalla lettura del codice a barre, con una app per il cellulare rilasciata lo scorso anno dalla catena cooperativa: Coop Origini. Una rapida scansione del codice ed ecco la scoperta. Il latte intero Uht a marchio Coop può avere la seguente provenienza: Italia, Austria, Germania, Francia e Slovenia. La versione per computer della app, accessibile sul sito e-coop.it, svela un’ulteriore informazione: il confezionamento può avvenire in Italia o in Austria. E proprio da Gmunden, cittadina situata a una cinquantina di chilometri da Linz, arriva un cartone di latte Coop di cui ho la foto in archivio. A produrlo la Gmundner Molkerei. Ora è introvabile, però, sullo scaffale. In compenso c’è un prodotto con un marchio sconosciuto, «Biancolatte», che nonostante il nome italiano è prodotto e confezionato proprio a Gmunden e sempre dalla Gmundner Molkerei, azienda che sfornava fino a qualche tempo fa il latte a lunga conservazione Uht del gruppo di Pedroni. Una coincidenza? Chissà.

A rovistare sul web, di società chiamate Biancolatte non si trova neppure l’ombra, tranne una cremeria situata a Milano, in via Turati. Ci pensa però la portavoce del gruppo cooperativo a svelare il mistero. «Biancolatte è un marchio di fantasia del produttore austriaco che produce anche il prodotto a marchio Coop ed è un marchio di primo prezzo». Confermata anche, sempre dalla medesima fonte, «le due provenienze distinte», italiana e austriaca, «per il latte a marchio Coop». La materia prima arriva da cinque Paesi.

di Attilio Barbieri

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Commenti all'articolo

  • umberto2312

    21 Novembre 2016 - 08:08

    Il latte a lunga conservazione è una vera schifezza indipendentemente dalla provenienza. Chi lo acquista si merita tutto il peggio.

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  • cornisello

    11 Maggio 2016 - 18:06

    ma gli agricoltori non erano favorevoli all'ingresso in zona €' ? chi semina raccoglie .

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  • nick2

    21 Aprile 2016 - 10:10

    1/2 Detesto gli articoli falsi e fuorvianti. Barbieri titola: “Scandalo del latte della Coop”, poi, nell’articolo scrive che la grande distribuzione, Coop compresa ha lanciato una campagna a favore del latte italiano. Nonostante ciò, nei supermercati, 8 cartoni su 10 sono di provenienza estera. Barbieri, travestito da casalinga di Voghera, si è recato in un punto vendita Coop dove, parole sue:

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  • nick2

    21 Aprile 2016 - 10:10

    2/2 “In effetti c’è parecchio latte italiano a marchio Coop, ma ce n’è pure di anonimo, con etichetta reticente” . Dopo accurate indagini scopre che può provenire da Italia, Austria, Germania o Francia. Bravo Barbieri, ma, se la media dei supermercati vende 8 confezioni su 10 di latte straniero e la Coop espone in maggioranza latte italiano, perché questo titolo? La sua non è diffamazione?

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