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A Vicenza

L'agghiacciante gara tra medici e infermieri
sulla pelle dei pazienti: l'assurda sfida

L'agghiacciante gara tra medici e infermierisulla pelle dei pazienti: l'assurda sfida

"La linea dura, annunciata dal Presidente della Regione, è l’unica possibile. Sono arrabbiato e addolorato perché, al di là delle conseguenze sul piano disciplinare e giuridico, che mi auguro esemplari, siamo anche di fronte al tradimento della deontologia e dell’etica professionale, che per un operatore della sanità è di una gravità assoluta". E’ questo il commento dell'assessore alla Sanità della Regione Veneto Luca Coletto sulla vicenda della "gara" sull’uso e il numero delle cannule per i pazienti che avrebbe visto protagonisti alcuni medici e infermieri dell’Ospedale di Vicenza.

"Una sfida folle, inquietante, via smartphone, a chi riesce a mettere la cannula più grossa, quella che può essere più dolorosa, nelle vene di pazienti ignari" scrive il “Giornale di Vicenza'. "Uno scandalo sul filo di Whatspp", una vicenda che, secondo quanto riportato dal quotidiano, ha portato a due sanzioni e sei archiviazioni nei confronti dei presunti protagonisti.

Sarebbe inaccettabile anche se solo avessero scherzato sul web - dice l’assessore Coletto - ma temo che non sia così. In ogni caso, anche per tutelare il buon nome di decine di migliaia di operatori della sanità veneta che trattano i malati come figli, mi auguro che la cosa possa essere valutata con rigore anche dall’Ordine dei Medici, da sempre insostituibile garante del giuramento di Ippocrate. Per parte mia - conclude - chiedo a queste persone di farsi un profondo esame di coscienza, traendone onestamente tutte le conseguenze del caso”.

Direttore Ulss Vicenza, vicenda grave - "È una vicenda di estrema gravità, al di là del fatto che gli episodi siano effettivamente avvenuti o meno - sottolinea il direttore generale dell'Ulss Vicenza, Giovanni Pavesi -. Non appena ne siamo venuti a conoscenza ci siamo immediatamente attivati, portando avanti con determinazione una doppia azione. Da una parte abbiamo indagato, incrociando date e orari della chat con le cartelle cliniche, per capire se ci sono stati dei comportamenti inappropriati, dei quali non abbiamo trovato riscontro. Ciò nondimeno abbiamo aperto un procedimento disciplinare che si è concluso con rapidità, nei limiti di quelle che sono le prove raccolte".

 

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