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"Non arrestò Provenzano", arriva la sentenza per il generale Mori

"Non arrestò Provenzano", arriva la sentenza per il generale Mori

Nel processo di primo grado erano bastate poco meno di otto ore di camera di consiglio per emettere la sentenza di assoluzione per il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu perché "il fatto non costituisce reato". Questa volta, nel processo d’appello, ce ne sono volute quasi ottanta di ore. E il verdetto è lo stesso. Anche questa volta i due imputati, che hanno sempre respinto l’accusa di avere favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano, sono stati assolti. Ci sono voluti due anni e più di venti udienze per decidere che i due ex ufficiali del Ros non hanno favorito il capomafia nel 1995.

La Procura generale, rappresentata da Roberto Scarpinato e Luigi Patronaggio, ha accusato i due imputati di avere per mesi trascurato volutamente, nel 1995, le indicazioni fornite al colonnello Michele Riccio dal suo confidente Luigi Ilardo. E di avere taciuto alla Procura gli elementi che avrebbero potuto portare all’identificazione dei favoreggiatori del boss. Nella lunga requisitoria dell’accusa, i due pg hanno più volte ribadito che la carriera di Mori sarebbe stata caratterizzata da una "deviazione costante dai doveri istituzionali e dalle procedure legali" volta ad assecondare inconfessabili interessi extraistituzionali.

Anche in questo processo è stata protagonista la mancata perquisizione del covo del boss Totò Riina, per la quale Mori venne assolto definitivamente. "Se Mori avesse avvertito la Procura che stava per sospendere il servizio di osservazione al covo - hanno detto i magistrati dell’accusa - la Procura avrebbe immediatamente perquisito il nascondiglio scoprendo documenti scottanti che avrebbero potuto svelare i segreti di un potere che, declinando i volti di uomini dello Stato come Andreotti, per decenni avevano avuto rapporti con Riina". Scarpinato vede nelle condotte di Mori "una omogeneità e il fine di assecondare interessi extraistituzionali". Il pg arriva a definire Mori un "soggetto dalla doppia personalità e dalla natura anfibia". Ma Mori non ci sta e nelle dichiarazioni spontanee rese poco prima che i giudici entrassero in Camera i consiglio, ha spiegato a gran voce: "Il mio comportamento è stato sempre lineare". Ha spiegato che "nella cattura di Rina tutto fu lineare", e ha anche tirato in ballo il suo accusatore, il pg Luigi Patronaggio, spiegando: "Il ritardato blitz a casa sua fu una scelta presa d’intesa fra magistratura e carabinieri, e all’epoca il dottor Patronaggio era il pm di turno". "Sono stato accusato dalla procura generale di fare parte della massoneria e di avere rapporti con la destra eversiva, ma non sono state portate prove. Ho avuto la stima di un magistrato al di sopra di ogni sospetto che ha fatto un’indagine importante sulla massoneria, il dottore Cordova", ha anche detto Mori.

La sua difesa, rappresentata dagli avvocati Enzo Musco e Basilio Milio, durante l’arringa difensiva aveva sostenuto: "Questo è un processo ’teorematicò. La Procura generale ha portato elementi funzionali a sostenere un teorema precostituito con poca, o per meglio nulla, attenzione alle prove che confutano e smontano inequivocabilmente il teorema accusatorio". Contrariamente a quanto accadde nel primo processo, nell’appello l’accusa ha deciso di rinunciare a due importanti aggravanti che erano stati contestati in precedenza: quello disciplinato dall’articolo 7, e cioè aver avvantaggiato Cosa nostra, e quello previsto dall’articolo 61, comma 2, del codice di penale, che invece sanziona l’aver commesso il reato per assicurare a sé o ad altri il prodotto o l’impunità di un altro reato.

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Commenti all'articolo

  • ammunition

    13 Luglio 2016 - 12:12

    adesso promovete subito i PM che hanno voluito quewsto processo fiasco, Sono stati bravi come quelli di Tortora e alt ri, devono salire di grado altrimenti che magistratura sarebbe?????

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  • honhil

    20 Maggio 2016 - 10:10

    Un altro buco nell’acqua della procura di Palermo: la madre di tutti i teoremi illogici.

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  • rossini1904

    20 Maggio 2016 - 08:08

    E ora, chiederei a Davigo, chi paga? Per gli enormi danni morali e materiali al Generale, al prestigio dell'Arma dei Carabinieri, alle casse dello Stato per gli oggetti costi di due processi che si sono risolti in un flop? E i PM, che si sono intestardito in un'accusa così demenziale, continueranno a fare carriera come la fecero i PM di Enzo Tortora?

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  • angelux1945

    20 Maggio 2016 - 07:07

    Tutte queste ore sprecate per un processo inutile, sarebbero state più utili per celebrare processi con la prescrizione alle porte!!!!!!!!!!!!

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