Cerca

Dall'Antitrust multe per 100 milioni

Caffè, il cartello delle macchinette: così tenevano alti i prezzi

Caffè, il cartello delle macchinette: così tenevano alti i prezzi

Maximulta dell' Antitriust ai compagni di merendine. L' Authority di garanzia della concorrenza ha sanzionato i principali operatori della distribuzione automatica e semiautomatica. Le aziende cioè che installano e riforniscono le macchinette distributrici di caffè e merendine. La sanzione da oltre 100 milioni di euro riguarda 16 aziende (per l' elenco si veda la tabella) e l' associazione di categoria, la Confida. Il procedimento, aperto il 27 maggio 2014, ha accertato l' esistenza di un' intesa anticoncorrenziale capace di alterare i prezzi sul mercato, influenzare lo svolgimento delle gare bandite da soggetti pubblici e privati, ed escludere le imprese che non aderivano al «cartello».

Il settore interessato vale complessivamente 2,52 miliardi di euro. L' 85% dei ricavi realizzati dai diversi player, in tutto 3500, è relativa all' attività di gestione. A partire dai primi anni Duemila questa attività è stata interessata da un processo di consolidamento che ha concentrato nelle mani delle prime 100 imprese di gestione il 63% del fatturato. Alle 347 imprese aderenti alla Confida fa capo circa il 75% del mercato italiano.

Non belligeranza - Le imprese finite nel mirino dell' Antitrust si definivano reciprocamente «concorrenti amici» e si impegnavano a non presentare offerte più basse l' una ai clienti dell' altra anche in occasione di gare bandite da soggetti privati e enti pubblici. Oppure presentavano «offerte spalla» più alte, già sapendo in partenza che sarebbero state escluse, per favorire il distributore destinato ad aggiudicarsi l' asta. Questi comportamenti, secondo l' Authority guidata da Giovanni Pitruzzella, erano il frutto di una «concertazione tra le imprese di gestione» dei distributori automatici che aveva un obiettivo preciso: la «ripartizione territoriale del mercato e della clientela, attraverso la condivisione di regole di condotta fondate sulla non belligeranza reciproca e sugli scambi di clientela». Questo patto di non belligeranza, secondo le conclusioni dell' Antitrust, «si è concretizzato nell' astensione reciproca dal formulare offerte ai rispettivi clienti ovvero nel presentare offerte non competitive ai clienti dei concorrenti amici». L' accordo ha avuto anche l' effetto di influenzare l' andamento dei prezzi di mercato.
In pratica esisteva una strategia comune, concordata a monte e perfezionata grazie allo scambio continuo di informazioni commerciali sensibili, documentare da un carteggio elettronico imponente, fatto di migliaia di email, di cui l' Antitrust è entrata in possesso e che sono consultabili in allegato al dispositivo delle pronuncia pubblicato sul sito web.

L'elenco degli amici - Fra le risultanze acquisite agli atti dell' indagine c' è anche un elenco delle aziende amiche, denominato «Aziende concorrenti», che emerge dalle registrazioni telefoniche tra la società che ha presentato l' esposto da cui è partita l' indagine e il call center del Gruppo Argenta di Reggio Emilia. In una conversazione risalente al 20 maggio 2014 l' operatrice chiede all' interlocutore informazioni sul distributore di caffè già installato in azienda, aggiungendo: «Di che fornitore è? Perché noi con certi fornitori non possiamo entrare in competizione, glielo posso dire subito perché ho qua un elenco». Concludendo la telefonata con un secco «no, con la Buonristoro non possiamo entrare in competizione». Alla faccia della concorrenza.

Le compensazioni - E se qualcosa sfuggiva di mano i compagni di merendine erano pronti a trovare un accordo con subappalti, cessioni di rami d' azienda oppure con le cosiddette «compensazioni». Se una delle società amiche si aggiudica un cliente al di fuori dell' accordo o sottraendolo a un' altra, deve girare a quest' ultima un cliente equivalente per numero di «battute», i tasti premuti dai clienti finali negli uffici. Scrive ad esempio un manager di Ovdamatica a un collega di Gesa: «Ti invito a farci passare un cliente su Brescia, analogo per prezzi e battute nei tempi corrispondenti alle vostre installazioni, previste per il 7 luglio». Quindi la compensazione doveva arrivare anche entro la data in cui l' azienda soccombente avrebbe perso le battute.

Listini taroccati - Per evitare di portar via clienti alle società che aderivano al cartello bastava ignorare le richieste dei clienti. Oppure mandare un listino con prezzi ritoccati al rialzo. Ecco cosa scriveva la Argenta in una email del 23 ottobre 2013: «Per i rapporti esistenti con Ivs l' offerta è stata fatta per non essere ritenuta interessante... Noi faremo un' offerta con 0,05 euro in più sul listino prezzi attuale». Quando poi, per sbaglio, accadeva di installare una macchinetta presso un cliente finale già in portafoglio di un concorrente amico, scattavano le contromisure: «Faremo più attenzione, purtroppo non sempre al telefono ci dicono la verità».

Gare falsate - Le gare d' appalto falsate con il meccanismo delle offerte orchestrate tra concorrenti sono presumibilmente centinaia. Forse migliaia, considerando che l' Antitrust ha documentato comportamenti scorretti per un lasso di tempo che va dal 2008 al 2014. L' Authority ha ricostruito l' andamento di alcune, bandite ad esempio dal Ministero della Difesa, dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, da Poste Italiane, dalla Decathlon e da Generali. A partire dal 2014, infatti, sono iniziati gli accertamenti del Garante: una volta pizzicate, le società coinvolte nell' indagine hanno sospeso le attività lesive della concorrenza. Avviando quasi sempre programmi di compliance antitrust, per mettersi a posto.

Capitolato standard - Sotto la lente di Pitruzzella è finita pure l' associazione di categoria, la Confida, le cui attività, secondo il Garante, rientrano «tra le iniziative volte a sensibilizzare il mercato e contrastare lo sviluppo di una concorrenza di prezzi». In particolare l' associazione aveva sviluppato un «Capitolato appalti» standard «per arginare il fenomeno», si legge in un messaggio inviato ai soci dal vicepresidente, «delle offerte anomale».

Quelle cioè con prezzi più bassi rispetto ai livelli concordati dal cartello. «Quanto alla diffusione del capitolato», recita il dispositivo con cui l' Antitrust ha sanzionato le imprese, «ancora nel 2014 è oggetto di comunicazioni da parte di Confida alle stazioni appaltanti» degli istituti superiori. Poi tutto si è fermato, quando gli uomini di Pitruzzella hanno iniziato a chiedere spiegazioni.
Il provvedimento del Garante spiega fra l' altro come sia possibile che la stessa consumazione, ad esempio una tazzina di caffè, si paghi 35 centesimi in alcuni distributori e 50 in altri. Gli ultimi, probabilmente, sono gestiti dai «concorrenti amici».

di Attilio Barbieri

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog