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La decisione

La confessione del papà della bimbe ustionare: "Sì, ho fatto esplodere la casa"

La confessione del papà della bimbe ustionare: "Sì, ho  fatto esplodere la casa"

Giuseppe Pellicanò deve restate in carcere. Ne sono convinti il procuratore aggiunto Nunzia Gatto e il pm Elio Ramondini che stanno indagando sull'esplosione della palazzina di via Brioschi, 65 dove l'uomo abitava con la famiglia. Da ieri sera Pellicanò è in carcere a San Vittore, accusato di strage. Per gli inquirenti, infatti, sarebbe stato lui a staccare il tubo del gas dal muro della cucina del suo appartamento, creando le condizioni perché la casa esplodesse. L'obiettivo era quello di uccidere la ex compagna Micaela Masella, con la quale abitava, e le figlie di 11 e 7 anni. La donna, infatti, stava per andare a abitare con il nuovo compagno in un appartamento poco distante. Tutto era pronto, perfino le camerette per le bambine. Pellicanò, però, non si rassegnava all'idea di restare da solo ed era così arrabbiato e disperato da arrivare ad uccidere. 

Il pm Ramondini questa mattina ha inviato la richiesta di convalida del fermo al gip Giuseppina Barbaro, che con ogni probabilità lo interrogherà già domani mattina. Per il pm Pellicanò deve restare a San Vittore perché, vista la sua indole, c'è il pericolo che compia nuove azioni eclatanti. Ci sono anche il pericolo di fuga perché l'uomo ha disponibilità economiche sufficienti a permettergli di vivere lontano dall'Italia, e il pericolo di inquinamento delle prove, dato che gli inquirenti stanno ancora sentendo parenti e amici e l'uomo potrebbe tentare di influenzare i loro racconti. Il procuratore aggiunto Nunzia Gatto e il pm Elio Ramondini ieri mattina hanno ascoltato anche la figlia maggiore della coppia con l'aiuto di uno psicologo. La bambina di 11 anni e la sorellina di 7 per il momento restano ricoverate all'ospedale Niguarda per le ustioni riportate. Nei prossimi giorni il Tribunale dei Minori avvierà le procedure per definire il loro affido.

 

Nel frattempo, emerge sempre più chiaramente il quadro familiare di Pellicanò e della ex compagna Micaela Masella, che da quasi due anni - poco dopo essersi separata - aveva intrecciato una relazione con collega di lavoro del Teatro Carcano. Recentemente la nuova coppia aveva affittato una casa vicina all'appartamento di via Brioschi e l'aveva completamente arredata, allestendo anche le stanze per le figlie della vittima e la figlia del compagno. Il trasloco ormai era imminente. E Pellicanò, nonostante si fosse affiancato da un esperto del centro di mediazione familiare, che aiutava lui e la ex compagna a gestire al meglio il distacco per il bene delle figlie, non aveva accettato l'idea di restare da solo.

Dettaglio che emerge anche dai molti messaggi che inviato alla ex negli ultimi tempi. Anche i nonni materni di recente si erano trasferiti nella zona dei Navigli proprio per aiutare la figlia nella separazione e contribuire a creare una rete familiare che potesse sostenere le due bambine.

 

Dalle indagini, inoltre, è emerso che Pellicanò già nella notte tra giovedì 9 giugno e venerdì 10 giugno aveva svitato il tubo del gas della cucina. Il metano era fuoriuscito per circa 3 ore, riempiendo l'appartament, che anche in quell'occasione sarebbe potuto scoppiare. La sera prima Micaela e le figlie avevano dormito dai nonni e questa prova di allontanamento, probabilmente, è stata miccia che ha innescato la rabbia distruttiva di Pellicanò.

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Commenti all'articolo

  • fausta73

    04 Luglio 2016 - 14:02

    Lo riconosce che ha una testa di c..o?

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