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Dicono che è un nazista, ma...

Un po' di pietà per Amedeo Mancini. La verità: cosa non dovete scordare

Amedeo Mancini

È umanamente difficile, eppure è equo stare anche dalla parte di Amedeo. Lo impone lo Stato di diritto, l’unica religione pubblica ammessa per le donne e gli uomini delle istituzioni nel nostro sistema di valori. Eppure domenica a Fermo si è dispiegata in tutta la sua potenziale pericolosità la commozione della retorica. L’ex ministra Cécile Kyenge in una lettera che ha lasciato alla vedova di Emmanuel scrive: «c’è chi usa il razzismo per lucrare consenso elettorale». Appunto. Ai funerali del nigeriano morto per un cazzotto c’erano in sequenza la ministra Maria Elena Boschi, la Kyenge, David Sassoli vicepresidente del Parlamento europeo e Laura Boldrini, presidente della Camera. Tutti hanno percorso la stessa strada retorica: Fermo non è una città razzista, ma Emmanuel è morto per mano razzista. Quella di Amedeo Mancini, 39 anni, con precedenti per risse, tifoso violento, un omone massiccio che alleva tori.

Nessuno - nelle cronache delle meste esequie di Emmanuel grondanti ufficiale sdegno e generale cordoglio - ha aggiunto che Amedeo era un fascista, anzi peggio un nazista. Lo hanno fatto nei giorni dell’assassinio, poi silenzio. Perché la verità è più forte della retorica. Amedeo non sa nulla di politica. Un parziale «revirement» lo ha fatto anche don Vinicio Albanesi, il presidente della comunità Capodarco, il sacerdote che ha unito in «matrimonio» Emmanuel e Chinyery dopo averli accolti al loro arrivo sette mesi fa nelle Marche nel seminario arcivescovile. Don Vinicio ha intenzione di costituirsi parte civile contro Amedeo, ma domenica deve essersi ricordato del Vangelo di Luca (23-34) dove sta scritto: «Padre, pedona loro, perché non sanno quello che fanno» e finalmente da uomo di fede si è lasciato scappare: «Sì anche l’assassino è una vittima, lo perdoniamo perché noi perdoniamo tutti e accogliamo tutti». Eppure devono essere giorni d’inferno quelli che Amedeo sta passando in carcere. Non è forse anche lui vittima della sua propria ignoranza, quella che gli ha fatto gridare alla compagna di Emmanuel «Scimmia africana»?

Le risultanze peritali dicono che Emmanuel è morto perché ha battuto la testa dopo che Amedeo lo ha colpito con un solo pugno, dicono che il racconto della compagna di Emmanuel è quantomeno enfatico: non ci sono stati calci, né sprangate di Amedeo. I testimoni dicono che fu Emmanuel a colpire per primo Amedeo che peraltro - sempre stando ai periti - porta sul corpo i segni delle sprangate che il ragazzo nigeriano gli avrebbe inferto con un paletto di ferro. Se questo fosse il quadro dei tragici eventi sorgerebbe una domanda: è lecito reagire a sprangate a un insulto razzista? Se Amedeo si fosse difeso potrebbe continuare a stare in piedi l’aggravante di «motivazione raziale»? Se il racconto di Chinyery che dice di volere restare in Italia - ha già ottenuto speciale protezione - e di fare qui il medico fosse inverosimile, sarebbe giusto sanzionare la falsità? Se come pare avere ammesso lo stesso Procuratore della Repubblica di Fermo non c’è nessun indizio di una motivazione politica di Amedeo è corretto continuare a etichettarlo come nazifascista? È equo stare anche dalla parte di Amedeo perché a Fermo è in gioco la tenuta dello Stato di diritto. Bisognerà vigilare che il diritto non ceda alla retorica, bisognerà evitare che i professionisti dell’antirazzismo facciano premio sull’obiettività della legge e sulla sua corretta applicazione. Perché uno Stato che si fa travolgere dalla retorica non è una buona patria.

di Carlo Cambi

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Commenti all'articolo

  • marioddm

    22 Luglio 2016 - 12:12

    Mancini deve essere liberato subito. Mancini ha usato parole, il negro ha usato un palo segnaletico. E' morto per colpa propria e dell'altra negra sua compagna, che l'ha istigato alla vendetta.

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  • Aquila1976

    14 Luglio 2016 - 14:02

    è più che evidente che non si tratta di un omicidio a sfondo razziale, ma di una stupida rissa finita nel più tragico dei modi e le colpe devono ricadere su chi ha commesso il reato. Sono contento che uno dei rari articoli intelligenti su questa triste vicenda sia stato scritto su questo giornale. Complimenti a Carlo Cambi

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  • Garrotato

    14 Luglio 2016 - 10:10

    "La verità: cosa non dovete scordare." Perentorio, Cambi, eh? E perché dovrei farmi dire da Carlo Cambi cosa posso scordare? Ma a parte il titolo da grilloparlante, ha ragione.

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  • lallo1045

    14 Luglio 2016 - 10:10

    Nel VENETO non è raro sentire la gente rivolgersi ai cafoni o ragazzini " ti si on simioto", ma MAI nè visto nè sentito che qulcuno si sia rivoltato a prangate. Bah, il mondo è cambiato ed io mi son fermato a Vicenza.

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