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Strage in Puglia

Scontro fra treni, indagate tre persone

Scontro fra treni, indagate tre persone

Ventitrè morti e 52 feriti, 8 in prognosi riservata, circa tremila sacche di sangue raccolte in 24 ore, decine tra volontari e soccorritori, due ospedali da campo ed una macchina dei soccorsi che neanche in guerra. È la fotografia di uno dei più gravi incidenti ferroviari mai avvenuti in Italia: alle 11 del 12 luglio sulla tratta a binario unico tra Andria e Corato. Ieri in Puglia è stato «il giorno dopo». Dopo l' inferno. Quello della rabbia, del dolore che lacera, delle domande senza risposta alle quali la magistratura dovrà dare riscontro. A coordinare le indagini insieme alla Polfer sarà un pool investigativo. Oltre al Pm facente funzioni, Francesco Giannella, il pool è composto dai pm Antonio Savasta, Simona Merra, Donato Pesce, Marcello Catalano e Michele Ruggiero, il magistrato di Trani che sogna di processare Wall Street. Tra le indagini che lo hanno reso noto alle cronache quelle sulla Deutsche Bank di Francoforte e le agenzie di rating Standard & Poor' s e Fitch. Si indagherà per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. Ieri sera i primi tre iscritti nel registro degli indagati: sono i capistazione di Corato e Andria, già sospesi in giornata in dal servizio su decisione della direzione di Ferrotramviaria spa e il responsabile movimento della stazione di Andria. Si dovrà accertare chi e perché ha sbagliato, verificare l' adeguatezza dei sistemi di controllo e i presunti ritardi nel raddoppio e ammodernamento della linea ferroviaria che porta da Bari a Trani. Le opere erano state appaltate da Ferrotramviaria, società privata che gestisce la tratta maledetta, utilizzando fondi europei girati dalla regione. L' ampliamento era in progetto dal 2008. Il primo bando è del 27 aprile 2012, i lavori dovevano iniziare nel gennaio del 2013 e la linea doveva essere collaudata entro ottobre 2015. Tra 5 giorni, il 19 luglio scadeva il termine per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara.

Ma la morte non attende mai. «Èstata più veloce delle promesse elettorali» urla una figlia che nello scontro ha perso il padre.
L' ipotesi più accreditata resta quella dell' errore umano. La causa, una probabile falla nelle telefonate che precedono la partenza dei treni.

Perché funziona così in quella tratta, la vite appese al filo di un telefono. Di più antico c' è solo il telegrafo. Per dare il via libera a un convoglio su un tratto a binario unico non elettrificato, un dirigente del movimento chiede via telefono il consenso al collega all' altro capo della sezione di blocco. Se qualcuno commette un errore, se il destino ci mette lo zampino e Dio chiude gli occhi, è l' inferno.

Saranno le scatole nere ritrovate - almeno si spera - che forniranno i dettagli. Mentre a Trani si è fatto il punto su vittime, feriti, macchina dei soccorsi e indagini a circa cinquanta km di distanza, presso l' Istituto di medicina legale di Bari, si è consumato il vero dramma. Un pellegrinaggio di parenti e conoscenti per le procedure di identificazione delle vittime.

Il compito più duro, più difficile in assoluto, riconoscere i corpi dei propri cari trasfigurati, dilaniati dalle lamiere di due convogli che si sono accartocciati l' uno dentro l' altro ad una velocità di 200 km orari (considerando i tempi di percorrenza di ciascuno).

Quaranta gradi all' ombra ma non è il caldo che causa malori. Che annichilisce, che fa accasciare mamme, papà, figli, mogli, mariti e fidanzati nella lacerante ricerca di un perché. È il dolore. Quello che proprio non ce la fai a sopportarlo e a raccontarlo. Quello, come spiega una donna sconquassata dal pianto «dopo il quale non si vive più. Si sopravvive e basta». Chi urla. Chi piange straziato, chi sviene, chi in un angolo di strada singhiozza, chi impreca contro «la politica delle passerelle».

Emozioni che non puoi contenere. Perché in Puglia siamo tutti un po' superstiti di quei treni, perché ognuno di noi almeno una volta ci è salito dopo un saluto fugace alla mamma e il «ti chiamo appena arrivo». In 23 questa volta non sono tornati. Quel lembo di terra che arde muta tra Corato e Andria è stato il loro capolinea. Lì, questa volta si è fermato Cristo. A Sud. A mezzogiorno.

di Tiziana Balsamo

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Commenti all'articolo

  • Piranhaottavo

    14 Luglio 2016 - 13:01

    O.K. Ci sono tre indagati . . ma i famosi 180.Milioni di Euro che fine hanno fatto e quanti interessi dal 2007 hanno maturato ? Già . i soliti tapini che pagherano per chi ha voluto speculare sui fondi emessi dalla U.E. ma I'attuale ministro competente ( ? ) Del Rio verrà interrogato come P. informata sui fatti o come già accaduto per tempa rossa finisce tutto a Tarallucci & Vino ?

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