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Indagini a Fermo

Omicidio del nigeriano: la vedova di Emmanuel ritratta la sua versione, cosa ha detto

Omicidio del nigeriano: la vedova di Emmanuel ritratta la sua versione, cosa ha detto

Il suo racconto dei fatti contro quello di 7 testimoni: l'amico dell'arrestato, più 6 persone. Persone estranee sia alla vittima, sia all' accusato. Di più: due di queste sono operatrici umanitarie di distinte associazioni. È così che Chinyery, la moglie del nigeriano ucciso il 5 luglio sul Belvedere di Fermo e ritenuta la testimone numero otto, ha dovuto correggersi davanti agli inquirenti che martedì hanno voluto riascoltarla.
Perché la sua versione (Amedeo Mancini che picchia per primo, che la afferra per le vesti e per il collo e infine scaglia il cartello contro il marito) non sta in piedi. Nel senso che non trova riscontro. Anzi, contrasta con quanto dice chi c'era e ha visto. Ed è smentito anche dalle lesioni rimaste sul corpo di suo marito e sullo stesso ultrà arrestato. Una ritrattazione.
Le precedenti versione - Perché, dice la vedova ammettendo il contrario: «Ho problemi con la lingua italiana e quando ho dato le due precedenti versioni, ero sotto choc». Le due precedenti versioni sono che Mancini avrebbe per primo afferrato il cartello stradale per colpire Emmanuel Chidi Namdi. Ora Chinyery ha in sostanza modificato e ammesso la versione degli altri testimoni.
Resta da vedere se, a questo punto, ci sarà o meno l' incriminazione per calunnia nei confronti dell' ultrà violento e spaccone che le ha ucciso il suo Emmanuel. Omicidio preterintenzionale, l' accusa. Delitto aggravato dall' odio razziale, perché Mancini, 39 anni, ha offeso la signora (incrociata mentre arrivava su viale Vittorio Veneto col coniuge e un terzo immigrato), apostrofandola «scimmia africana». Partiamo da due supertestimoni che hanno assistito alla rissa (le due operatrici umanitarie) fin da quando è cominciata, ossia quando Mancini ha insultato Chinyery. Offesa che lo stesso arrestato ha ammesso, aggiungendo: «Ho visto gli immigrati armeggiare intorno a una macchina e ho usato quell' espressione offensiva».

I testimoni - Le due donne dicono di aver visto Mancini che cercava di salire sull' autobus, la donna di colore che lo afferra da dietro urlando e il nigeriano che prende il cartello stradale «con base circolare di ferro e scaraventarlo contro il bianco colpendolo alle gambe, a una spalla fino a farlo cadere a terra». Le testimoni non si conoscono, non si erano mai incontrate prima: per la Procura sono attendibili perché forniscono circostanze precise e concordanti. Poi c' è la testimone numero tre. Che fa scrivere a verbale: «Mentre il bianco si stava rialzando, il nero cercava di colpirlo con i piedi mentre la donna tentava di attingerlo brandendo una scarpa senza tacco in mano». Mancini l' insultatore che diventa assassino, dunque, stando ai magistrati direbbe il vero: «Sono stato aggredito». Di più: la donna aggiunge che nel pieno della rissa, altri tre immigrati si sono avvicinati «accerchiando Mancini» che a quel punto sferra il pugno.
La stessa testimone sottolinea: «A un certo punto è intervenuto un altro ragazzo che ha cercato di dividerli ma ha ricevuto dalla moglie di Emmanuel colpi con la scarpa». Questi sarebbe l' amico di Mancini, nonché l' altro testimone che conferma quanto detto dalle donne. Ed è la stessa testimone numero tre a chiamare la polizia e a dare eco a quanto riferito dalla precedente: «Ho visto l' uomo di colore che indirizzava all' altro calci e manate in faccia e la donna lo aiutava con la scarpa. Intanto altri tre uomini di colore avevano circondato il bianco. A quel punto, questi, con un pugno ha colpito l' uomo di colore che cadeva a terra». È il pugno fatale, quello che fa cadere il nigeriano. Il quale, stando all' autopsia, batte la testa e muore.

La dinamica - In questo momento arrivano i soccorsi. Emmanuel ancora vivo che urla, la moglie che grida e ripete di essere stata chiamata «scimmia»; Mancini che accusava i due nigeriani di averlo aggredito mentre cercava di salire sull' autobus, con l' autista che in quel momento chiude la porta e se ne va. Ieri la Scientifica ha ricostruito la dinamica facendo misurazioni e controlli incrociati sul posto.
«Emmanuel - ha sempre spiegato Chinyery - si liberava dalla stretta, si allontanava e nel frattempo l' uomo bianco afferrava un segnale stradale... e con tale arnese colpiva mio marito all' altezza della testa lato posteriore, al contempo gli dava calci alle gambe. Quindi Emmanuel è caduto all' indietro».
Versione che Chinyery adesso ha ritrattato. Rischia così l' incriminazione per calunnia.

dall'inviata a Fermo Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • cane sciolto

    17 Luglio 2016 - 01:01

    Fosse ora che qualche Giudice con Onore faccia chiarezza non tanto per il Mancini che e tutto chiaro che si e difeso, ma per i Politici che ci hanno trattato come razzisti, la Kyenge che si costituisce parte civile, la Bollini ecc. mi domando datosi che non so come funziona, una mia curiosità si può fare un matrimonio cattolico da un Prete cattolico a due Clandestini? e non avendo la cittadinanza?

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  • IlGianpydimilan

    IlGianpydimilan

    16 Luglio 2016 - 19:07

    Temo che non abbiate ( abbiamo?) ancora capito, lo stato di diritto non c'entra nulla, purtroppo, Mancini è "socialmente e civilmente " morto! Ha osato l'inosabile ha ucciso ( per eccesso colposo di legittima difesa) un " migrante", fine dei giochi! Un pedofilo godrebbe maggiore comprensione!

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  • buonavolonta

    16 Luglio 2016 - 15:03

    la prossima volta che SGARBI dice a qualcuno capra deve tenersi pronto perche scatterà la rissa .....

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  • rossini1904

    15 Luglio 2016 - 17:05

    Rispediamola a casa sua. La Nigeria è più grande di Francia e Italia messe insieme. Il terrorismo è concentrato in una zona più o meno grande come la Calabria. Se ne vada a vivere dalla parte opposta. Starà pur sempre nella sua patria, fra i suoi connazionali ed al sicuro. Non glielo ha ordinato il medico di venire a stare da noi. E il medico non ha ordinato a noi di accoglierla.

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