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Ospizio milanese: nessuna anziana italiana allontanata per far posto alle donne immigrate

Ospizio milanese: nessuna anziana italiana allontanata per far posto alle donne immigrate

In riferimento all’articolo titolato “Migranti occupano la residenza per anziane”, Fondazione Progetto Arca onlus tiene a precisare quanto segue.

La Fondazione non intende, né tantomeno potrebbe in alcun modo, allontanare le signore italiane che ad oggi occupano 25 stanze della struttura di via Agordat, che è vincolata da un’autorizzazione del Comune di Milano al funzionamento per casa albergo di persone anziane autosufficienti.

Quando Progetto Arca è subentrata nella gestione della struttura alle Suore del Crocefisso, lo scorso aprile, infatti, ha scelto di prendere in carico completamente le signore anziane ospitate.
Inoltre, nonostante questi 25 posti – come nella precedente gestione – siano specificamente destinati a donne anziane autosufficienti, la Fondazione si sta eccezionalmente prendendo cura di alcune ospiti che, per la loro condizione di salute, necessiterebbero invece di un ricovero in strutture sanitarie conformi alle loro esigenze. Una situazione già fatta presente alle famiglie di queste signore sia dalla precedente gestione sia da Progetto Arca. Entrambe, infatti, avevano individuato e proposto ai familiari alcune soluzioni alternative idonee, con l’auspicio che venissero intraprese al più presto.

La struttura di via Agordat ha una grande capacità ricettiva: oltre alle 25 stanze destinate alle signore anziane, infatti, dispone di ulteriori 25 stanze rimaste inutilizzate per anni e una mansarda abitabile.
A fronte dell’emergenza profughi in corso, su sollecitazione della Prefettura di Milano, Progetto Arca ha ritenuto opportuno destinare questi spazi liberi all’accoglienza di donne profughe fragili (vittime di violenza, incinta e con bambini) richiedenti asilo. Una scelta ponderata e realizzata in modo tale da mantenere immutata l’armonia della vita nel centro, ampiamente condivisa con le signore già ospiti e con le loro famiglie tramite incontri anticipatori, individuali e di gruppo, organizzati dai responsabili della Fondazione.
La maggior parte delle donne profughe ospitate è di nazionalità eritrea e somala, 20 di loro sono sole e incinta. Inoltre sono presenti 4 bambini, di cui uno appena nato.

L’acquisizione della struttura è quindi avvenuta nel pieno rispetto delle ospiti, mantenendo immutati il livello e la qualità dei servizi offerti durante la precedente gestione.
Il personale che già lavorava nella struttura è stato assorbito e integrato: ad oggi in via Agordat, in relazione alle signore anziane ospitate, prestano la propria opera 7 persone, tra inservienti e operatrici socio sanitarie, più una coordinatrice infermieristica. Le due utenze ospitate hanno spazi indipendenti, come la sala da pranzo e, a breve, anche un accesso separato, grazie a una scala esterna che è stata appositamente costruita e tra dieci giorni sarà agibile.

Nella struttura, inoltre, ha sede la cucina di Progetto Arca, che è appena stata ampliata e ristrutturata.

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    21 Luglio 2016 - 08:08

    Insomma, dalla smentita si desume che la struttura è stata divisa fifty-fifty fra italiane e straniere. 25 stanze per le italiane e 25 stanze + mansarda per le straniere. Le italiane sono tutte anziane che per un'intera vita hanno lavorato e pagato contributi. Le straniere sono giovani "signorine" nullafacenti che vengono mantenute a spese nostre ed anche delle anziane di cui sopra. "RISORSE"!

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  • blackindustry

    21 Luglio 2016 - 04:04

    Le false profughe renderanno la vita impossibile alle signore anziane italiane e le indurranno ad andarsene o subire angherie. Come al solito sono esseri inintegrabili, in quanto incivili e violenti. Mi chiedo quanto impiegheranno tali parassiti a fare fuori la nostra civiltà occidentale.

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  • marari

    20 Luglio 2016 - 19:07

    Inviterei i dirigenti di questo progetto Arca di prendere domicilio in questa struttura, così da vivere sulla loro pelle tutto il disagio di una simile convivenza forzata. Ma lo auguro anche per il futuro, quando non saranno così autosufficienti e che le decisioni che oggi hanno preso per mero lucro, un giorno qualcuno le prenda per loro. I finti profughi vanno in strutture diverse non miscelati.

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