Cerca

Enti inutili

Premiati per non far nulla, cifra choc: quanto hanno preso 5 dirigenti Cnel

Premiati per non far nulla, cifra choc: quanto hanno preso 5 dirigenti Cnel

Oltre Ionesco, l' assurdo che si fa arte. Tra le fresche frasche di Villa Borghese, nella palazzina Liberty di Villa Lubin (pagata da noi), nel cuore palpitante della Roma dei grand commis, s' erge un ente inutile col maggior premio di produttività al mondo.
Il mitico Cnel, l' inesausto vanto della nazione. Il «Consiglio Nazionale dell' Economia e del Lavoro», la cui abolizione più volte annunciata s' insaporisce sempre più di leggenda, è uno di quegli splendidi carrozzoni che, pur virtualmente defunto, è appena riuscito a distribuire a cinque suoi dirigenti la cosiddetta «retribuzione di risultato» per l' anno scorso. Ossia 92mila euro lordi in tutto, quasi 20mila euro a testa. Un' estrema unzione desueta. Certo, i criteri d' assegnazione dei bonus del Cnel saranno legittimi; anche se la stessa Banca d' Italia ancora non realizza come possano determinare la valutazione del «punteggio compreso nella fascia massima» nella piena immobilità.

Ma il Cnel è qualcosa di più di uno degli apparati pubblici che fornisce ai propri dirigenti 800 milioni l' anno prevaricando la logica. Il Cnel è la sublimazione del fancazzismo burocratico. Uno zombie ben pagato. 

Istituito nel 1958, doveva spirare definitivamente nel gennaio scorso grazie all' articolo 28 del ddl Boschi che prevede «l' abolizione» integrale dell' art. 99 della Costituzione. L' hanno strapazzato, disarticolato, il presidente si è dimesso, sono rimasti 29 consiglieri su 69, 51 dipendenti su 120 tra esperti nominati dal governo e un micro drappello di rappresentanti dei professionisti. Le già magre funzioni del Cnel sono state relegate all' ordinaria amministrazione (due sole assemblee nel 2015 e due sole riunioni per le commissioni dimezzate).

Eppure esso continua a sopravvivere: la sua vita, un tenace lumicino, è ora legata alla prevista riforma costituzionale approvata dal Parlamento ma in attesa del referendum d' autunno. «La contingenza istituzionale è particolarmente complessa...», si giustificano i dipendenti, dead men walking in attesa di trasferimento ad altro ente pubblico. Il che significa: se la riforma, putacaso, non passasse saremmo daccapo. Il Cnel rivivrebbe.

Il Cnel, insomma, ricorda quelle eroine tisiche delle opere verdiane, che si contorcono e mugolano nel letto di dolore ma non muoiono mai. Anzi, pare che, mugolando e contorcendosi, siano speranzose di ricevere anche i premi di produzione per il 2016: almeno la metà assegnati «con i criteri dell' anno scorso» anche se -ripeto- non si capisce bene quali siano i suddetti criteri. Se non fossimo assaliti da un livore plebeo, per l' invincibile burocrazia del Cnel proveremmo ammirazione. Tecnicamente il Cnel è un ente di consulenza economica brulicante di politici e sindacalisti che in 60 anni di attività ha prodotto 5 pareri e 16 disegni di legge, nessuno dei quali approvato dalla Camera o dal Senato. Anche perché, da decenni, di fatto, le sue funzioni vengono svolte da partiti, sindacati, Confindustria, uffici di statistica e ricerca, gruppi di pressione. L' altro suo compito era «promuovere l' economia italiana all' estero». Ma all' estero la sua leggenda echeggia soprattutto per le spese di gestione: anche ora, nell' abolizone virtuale, costa al contribuente sette milioni di euro l' anno. Eppure c' è chi ritiene che la sua attività di «mediazione e proposta» sia essenziale alla democrazia. Quest' anno ha partorito pareri essenziali: la necessità per il Dipartimento per le politiche della famiglia di Palazzo Chigi di «comunicazione degli interventi»; o la creazione di un «ministro dell' economia europeo» e un «ministro degli interni europeo» ; o la «rinegoziazione» delle scadenze del debito pubblico. Bastava la Cgia di Mestre, o i patronati o un commercialista di medio cabottaggio.

Ma il ruolo primario del Cnel resta quello d' ineffabile serbatoio di candidati (retribuiti) di questo o quel partito in attesa di essere inseriti nelle liste elettorali in vista delle elezioni. Il famoso sottobosco politico che qui si trasforma in una giungla tropicale di scambi e favori burocratici. Per non dire del cotè penale-amministrativo: quei 1,2 milioni di euro di danno erariale, ad esempio, calcolati dalla procura regionale del Lazio della Corte dei conti per consulenze illegittime tra il 2008 e il 2012. Ma non è il caso di sottilizzare. Giornalisticamente il teatro dell' assurdo del Cnel è spettacolo che il mondo ci invidia...

di Francesco Specchia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    22 Luglio 2016 - 11:11

    A chi devo inviare il mio curriculum?Prometto che farò un abbonamento alla "Settimana enigmistica"e all'Unità.

    Report

    Rispondi

  • jborroni

    22 Luglio 2016 - 07:07

    forse ci riuscirebbe l'ISIS con qualche kamikaze imbottito di tritolo ad eliminare questo trogolo di maiali fancazzisti.....

    Report

    Rispondi

  • francescospecchia

    21 Luglio 2016 - 21:09

    I dati sui nomi non sono ancora certi, ma si sa quanti sono. Appena avremo i nomi li daremo, come facciamo sempre. Intanto è imporatnte aver dato la notizia

    Report

    Rispondi

    • Garrotato

      22 Luglio 2016 - 09:09

      Ah, Specchia, perché i nomi non si sanno ancora? E che, il Cnel è una setta massonica o carbonara, con elenchi segreti? Ci sarà un organigramma da qualche parte, i libri paga ci saranno anche qui, o li pagano pure in nero? Forza con questi nomi. Ahahah.

      Report

      Rispondi

  • Vittori0

    21 Luglio 2016 - 21:09

    ....almeno non hanno fatto fallire banche e truffato i correntisti!!!.....e premiati per averlo saputo fare senza rimettere premi e liquidazioni!!

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog