Cerca

Altroché ius soli

Più immigrati uguale più attentati ma se possiamo cacciarli siamo sicuri

Più immigrati uguale più attentati ma se possiamo cacciarli siamo sicuri

Sembra che colpiscano a caso, sparando indiscriminatamente sulla folla. In realtà sparano a casa, cioè dove sono stati naturalizzati e dove hanno ricevuto accoglienza, istruzione, opportunità di benessere e, non da ultimo, anche la cittadinanza.
E quindi aprono il fuoco sui loro stessi compatrioti, rivendicando orgogliosamente la propria nazionalità acquisita, tedesca nel caso del killer irano-bavarese Ali Sonboly.

Incidenti del genere accadono anche in America, come si è visto a Orlando con Omar Mateen, l' afghano-statunitense che il 12 giugno ha massacrato una cinquantina di frequentatori di una discoteca gay. Al tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel, autore della strage di Nizza, invece le autorità avevano concesso un permesso di soggiorno decennale.

Lo stesso vale per il Belgio, l' Olanda, la Danimarca, il Regno Unito, tutti Paesi che offrono programmi di de-radicalizzazione, pretenziosi anche se piuttosto inutili alla prova dei fatti, a beneficio di quanti sono tentati dall' intraprendere la carriera del terrorista, ma soprattutto della collettività. Si tratta in sostanza di individuare presso le scuole, i centri di aggregazione sociale e possibilmente anche religiosa come le moschee, alcuni segnali di trasformazione, quali il cambiamento di nome, di abito, di frequentazioni da parte dei giovani e, successivamente, di far intervenire gli specialisti con un' opera di persuasione. Peccato che, siccome l' integrazione è un processo che esige reciprocità, il sistema non si stia rivelando infallibile.

Qui da noi, dove peraltro non si è mai nemmeno tentata la via del ricondizionamento psicologico o culturale dei soggetti a rischio, si pratica invece da parecchio tempo la spiccia ma comunque efficace ricetta del rimpatrio dei sospetti di estremismo. A lungo andare, si deve ammettere che funziona come un ostacolo significativo alla creazione di reti terroristiche. Nei primi sei mesi del 2016, il ministro dell' Interno Angelino Alfano ha già firmato 30 decreti di espulsione, alla media di cinque al mese. Dal 2015 sono già 96. Visti i numeri, c' è poco da sorprendersi se in Italia non è ancora spuntato uno sterminatore folle e se perfino il fenomeno dei foreign fighters, tutto sommato, non risulta così rilevante come altrove e ammonta a un totale di circa 150 persone partite per andare a combattere la jihad all' estero.

Abituati a pensarci come il fanalino di coda fra le società civili e ad autoflagellarci, ci è del tutto sfuggito che, per una volta, l' esempio da seguire, in tema di prevenzione, è proprio il nostro. 

Bisogna allontanarsi un po' per apprezzare l' approccio al problema della sicurezza, che peraltro non si esaurisce nell' attività instancabile dell' intelligence e nelle pronte decisioni del Viminale. Uno dei maggiori conoscitori mondiali del terrorismo islamico, l' italiano Lorenzo Vidino, direttore del programma sull' estremismo della George Washington University, collegato la notte di venerdì con Sky Tg24 dalla capitale degli Stati Uniti, ha evidenziato nella sua analisi l' importanza dell' esperienza acquisita dagli investigatori durante gli anni di piombo, ma soprattutto la presenza di un elemento giuridico che ci tutela meglio rispetto agli altri Paesi occidentali: qui non si concede tanto facilmente la cittadinanza agli immigrati. Tutto merito dello ius sanguinis, che si traduce in una norma di legge: non basta essere nati sul nostro territorio per acquisirne la nazionalità. L' automatismo scatta se si è figli almeno di un italiano, altrimenti la richiesta deve essere valutata e può anche essere rifiutata.

Sono ancora più rigorosi nella Confederazione elvetica, dove nemmeno il requisito della parentela con uno svizzero è considerato sufficiente, ma si deve sostenere un esame piuttosto complesso. Guarda caso, per il momento i 26 Cantoni non offrono interessanti spunti di cronaca sul fronte dello scontro di civiltà. Magari anche perché, dopo il referendum che nel 2009 ha bandito i minareti, si è compreso che da quelle parti non è aria. A chi proprio desidera affiliarsi all' Isis, conviene uscire clandestinamente dai confini ma lo hanno fatto appena in 77 negli ultimi quindici anni. Segno che i limiti all' immigrazione selvaggia corrispondono alle norme più elementari di sicurezza.

Eppure, a Montecitorio c' è chi insiste per introdurre al più presto lo ius soli, cioè il diritto ad acquisire la cittadinanza agganciato al luogo di nascita. Meglio riflettere sulle coincidenze, prima che il Parlamento si appresti a votare una modifica legislativa più suicida dei kamikaze.

di Andrea Morigi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Chry

    26 Luglio 2016 - 07:07

    E gli attentati, le stragi mafiose, le vittime innocenti per mano della camorra dove li mettiamo?? , Sto giornalista è proprio un coglione, ha scritto la cazzata del secolo

    Report

    Rispondi

  • Chry

    26 Luglio 2016 - 07:07

    andrea morivi, ti inventi un'equazione inesistente, sei un razzista, vai a lavorare invece di scrivere puttanate vigliacche

    Report

    Rispondi

  • Chry

    26 Luglio 2016 - 07:07

    Dunque non esistono criminali, assassini, stupratori italiani per il giornalista di Libero, questo è l'articolo più idiota letto fino ad oggi, te la prendi con ragazzi normali, con il futuro di una generazione, questa propaganda nazifascista di libero è una vergogna oltre misura

    Report

    Rispondi

  • infobbdream@gmail.com

    infobbdream

    25 Luglio 2016 - 22:10

    il partito che farà della deportazione di massa se vincerà le prossime elezioni il suo cavallo di battaglia, ebbene voterò quel partito, altrimenti votare è inutile ed insulsa perdita di tempo.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog