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Italia, il sospetto jihadista può tornare libero senza braccialetto elettronico: sono finiti

Italia, il sospetto jihadista può tornare libero senza braccialetto elettronico: sono finiti

Il primo caso di «sospetto terrorista» mandato a casa con il braccialetto elettronico, in Italia rischia di trasformarsi nel caso del «sospetto terrorista» scarcerato senza neanche il braccialetto elettronico: perché i dispositivi di controllo sono già tutti impegnati.

Jalal El Hanaoui, il marocchino di 26 anni sotto processo a Pisa con l’accusa di istigazione a compiere atti di terrorismo attraverso il web, già il 14 giugno aveva ottenuto dalla Corte d’Assise di aspettare l’esito del processo a casa, a Ponsacco, con il braccialetto elettronico alla caviglia. Ma non c’erano dispositivi disponibili e lui era rimasto in cella, nel carcere di massima sicurezza di Prato, in attesa che se ne liberasse uno. Nel frattempo il pm della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, Angela Pietriusti, due giorni fa si è appellata al tribunale del Riesame perché «un soggetto così pericoloso» non esca dal carcere, e per domani è attesa la decisione della corte. «Se non volete vedere la sua foto sul giornale per qualche attentato», aveva insistito il pm, «tenetelo in carcere». «È un ragazzo che ha un orientamento religioso e delle opinioni politiche», ha invece ribattuto in aula uno dei difensori, l’avvocato Tiziana Mannocci, che ha parlato di un’accusa che si basa su «su alcune frasi decontestualizzate» pubblicate su Facebook dal giovane «perfettamente integrato nel nostro Paese».

La decisione del Riesame è attesa per domani, intanto l’avvocato rivela a Libero che se la Corte dovesse confermare la misura dei domiciliari con braccialetto elettronico, la difesa chiederà che il «sospetto terrorista» vada a casa senza misure di controllo, «perché non è colpa dell’imputato se i braccialetti sono finiti e i tempi di attesa così lunghi». Inoltre c’è un precedente del genere sul quale si è espressa il mese scorso la Cassazione, un episodio andato a buon fine per l’uomo che era sotto processo (ma per reati meno gravi) e che ha ottenuto così l’attenuante della misura. La Suprema Corte non ha però legiferato che chiunque sia in attesa da molto del braccialetto elettronico possa bypassare l’ostacolo con l’attenuante nella detenzione, ma ha stabilito che «ogni giudice dovrà fare una valutazione caso per caso». E presto potrebbe essere il caso anche di Jalal.

Il ragazzo con il braccialetto, in questo periodo di attentati, evoca nella mente il caso del ragazzo che (con tutto l’apparecchio di controllo alla caviglia) cinque giorni fa ha sgozzato un prete in Normandia, a Rouen.

Jalal El Hanaoui era stato arrestato il 6 luglio del 2015 dalla Digos di Pisa perché aveva «più volte postato immagini e video sui quali, oltre ad esprimere opinioni integraliste ed estremiste sulla religione islamica, istigava ad effettuare attività di proselitismo per la partecipazione alla jihad», secondo l’accusa, che incalzava: «Tra i post finiti sotto attenzione anche immagini con simboli e monumenti italiani, come la Torre di Pisa, come probabili bersagli di una cultura da contrastare» con attacchi mirati.

di Roberta Catania

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