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Gli eccessi del politicamente corretto

Cicciottelle non di può dire, ma panciuti sì

Cicciottelle non di può dire, ma panciuti sì

Che la faccenda del politicamente corretto sia del tutto fuori controllo, e abbia prodotto l' esatto opposto di ciò che voleva prevenire, e cioè livore, aggressività, pretesto per giudicare sommariamente il «nemico» e inchiodarlo a una parola diventata oscuramente impronunciabile, lo dice la furibonda polemica sulle tre azzurre del tiro con l' arco, bravissime, ma che non sono riuscite a guadagnare il podio alle Olimpiadi di Rio, cedendo alle russe, e le cui gesta il Resto del Carlino, nelle sue pagine sportive, ha raccontato con il titolo «il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico».

Ora, poiché viviamo al tempo della pussy generation, come dice Clint Eastwood che ha coniato l' espressione in una sua recente intervista a Esquire (scandalizzando tutti perché, sai che scoperta, il vecchio Clint mostrava interesse per Donald Trump, ma dai, e noi che pensavamo fosse kennediano tendenza Veltroni…) cioè «la generazione delle femminucce» - e non staremo a spiegare o a difendere l' uso dell' espressione, attendendo pazientemente i soliti geni, che ci diranno che offende le donne anzi «il corpo delle donne» - allora ne consegue che «cicciottelle», riferito alle tiratrici olimpiche, è «una vergogna», e che i giornalisti che hanno così titolato sono responsabili della «morte di una professione», e che «sono da pestare» perché «fanno schifo».

Questi commenti, così civili, indice di elevato pensiero e nobili sentimenti, sono alcuni nella nauseante marea di analoghi insulti, partoriti dagli indignati del politicamente corretto, presi a casaccio dalla rete, che ieri ne traboccava. E tutto perché l' anonimo giornalista - di cui ora la rete pretende il nome, ché si deve pubblicamente umiliarlo, e pretenderne scuse solenni, e casomai ottenerne anche la radiazione dall' ordine professionale, provvedimento che gli indignati del web sollecitano ogni ora per gli episodi più vari e contraddittori - ha detto che tre atlete sono «cicciottelle». Occorre rammentare alla scatenata pussy generation, quella per la quale, come dice Clint, «questo non si può fare, quello non si può dire, quell' altro nemmeno» (tutti divieti stabiliti da loro, beninteso) che quattro anni fa la rete non si scatenò affatto, per i «Robin Hood con la pancetta», come vennero chiamati dai giornali i tre arcieri italiani, non propriamente smilzi, che vinsero l' oro alle Olimpiadi di Londra. Allora, il fatto che i nostri tiratori fossero «cicciottelli», com' è del resto abbastanza normale in una disciplina dove non è richiesto il peso forma, semmai occhi di lince e grande capacità di concentrazione, non destò scandalo alcuno.

Soprattutto non destò scandalo per gli arcieri, così come nulla hanno commentato, stavolta, le tiratrici italiane. Allora, nessun giornalista fece schifo, né venne indicato per essere pestato, né sotterrò la professione, né venne minacciato di radiazione, né se ne pretese con voce stentorea il nome come fosse un nazista imboscato da decenni.

Come mai? Ma perché erano tre uomini. La pussy generation ha questa idea che esistano delle categorie di «diversi», più sensibili, più vulnerabili, che vanno curati come piantine stentate, anche malgrado i propositi e le volontà delle stesse presunte «vittime».
Sappiamo quali siano tali categorie: gli omosessuali, i neri, i «migranti», le donne, in parte anche gli islamici. Di questi non si può che dire e scrivere ogni bene. Qualunque epiteto dal significato meno che esaltante, sia anche l' infantile «cicciottello» (ma seriamente: chi può dirsi offeso, essendo adulto, perché viene definito così?) mette subito colui che lo usa nei pasticci. E nel dire nei «pasticci» siamo politicamente corretti, perché ciò che in realtà accade è che viene coperto da una valanga di merda, escreta da loro, i buoni, i giusti, i politicamente corretti, la parte avanzata della società, insomma, la pussy generation, che si gonfia di boria grazie all' esibizionistica amplificazione e risonanza dei social. Fortunatamente, c' è ancora chi non ha perso il senno, e per criticare un titolo, criticabilissimo, ci mancherebbe, ricorre all' ironia, sottolineando che ci vuol coraggio a definire «cicciotelle» tre donne che sanno scoccare frecce con tanta precisione.

Ma la media delle reazioni è l' insulto, la messa alla berlina, la gogna virale, tutte procedure che il politicamente corretto usa immancabilmente. E dunque ci chiediamo: come mai un esercizio critico così barbarico, che usa sempre questi metodi di aggressione, il vile tutti contro uno, viene tollerato?

Perché accettiamo che il controllo sul linguaggio, nella discussione pubblica, venga affidato all' isteria del «popolo della rete» in quotidiana caccia di un capro espiatorio? Il quale popolo, altro che ricorrere a un «cicciottello», quando parte all' attacco, pretende la testa del nemico.

Giordano Tedoldi

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  • renatora

    13 Agosto 2016 - 08:08

    Finalmente un po' di coraggio e buon senso. "una bugia ripetuta un milione di volte diventa verità" lo diceva goebbels . Ci viene detto che siamo in una società maschile dove però la quasi totalità dei morti sul lavoro sono uomini, non ci sono andrologi nei consultori e che dire dell'infame trattamento dei padri separati?continuate così, sempre più persone sono stufe della menzogna nazifemminista

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  • renatora

    13 Agosto 2016 - 08:08

    Finalmente un po' di coraggio e buon senso. "una bugia ripetuta un milione di volte diventa verità" lo diceva goebbels . Ci viene detto che siamo in una società maschile dove però la quasi totalità dei morti sul lavoro sono uomini, non ci sono andrologi nei consultori e che dire dell'infame trattamento dei padri separati?continuate così, sempre più persone sono stufe della menzogna nazifemminista

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  • renatora

    13 Agosto 2016 - 08:08

    Finalmente un po' di coraggio e buon senso. "una bugia ripetuta un milione di volte diventa verità" lo diceva goebbels . Ci viene detto che siamo in una società maschile dove però la quasi totalità dei morti sul lavoro sono uomini, non ci sono andrologi nei consultori e che dire dell'infame trattamento dei padri separati?continuate così, sempre più persone sono stufe della menzogna nazifemminista

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  • renatora

    13 Agosto 2016 - 08:08

    Finalmente un po' di coraggio e buon senso. "una bugia ripetuta un milione di volte diventa verità" lo diceva goebbels . Ci viene detto che siamo in una società maschile dove però la quasi totalità dei morti sul lavoro sono uomini, non ci sono andrologi nei consultori e che dire dell'infame trattamento dei padri separati?continuate così, sempre più persone sono stufe della menzogna nazifemminista

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