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L'inchiesta

I 52 modi per lavorare e non essere pagato:
niente di illegale, lo prevede la legge

I 52 modi per lavorare e non essere pagato:niente di illegale, lo prevede la legge

Nel mondo dell’impiego statale ci sono 52 modi legali per  non lavorare ed essere ugualmente pagati.  In un’inchiesta del quotidiano La Stampa ha incrociato dossier della Ragioneria generale dello Stato e di Confindustria: al netto delle ferie, nel 2014 (ultimi dati disponibili) un dipendente pubblico ha usufruito in media di 19 giorni di permessi retribuiti, uno del settore privato solo di 11. L’anno prima il rapporto era 19 a 13. Secondo Confindustria, ridurre l’assenteismo del pubblico ai livelli del privato farebbe risparmiare 3,7 miliardi di euro l’anno. Dall'inchiesta del quotidiano torinese emerge che nella pubblica amministrazione ci sono 52 forme di assenza giustificata e retribuita. La casistica è molto ampia: si va dalla donazione del midollo osseo alla comparizione in tribunale come testimone, dal volontariato per il soccorso alpino all’assenza per fare lo scrutatore alle elezioni. La Stampa riporta una guida dellì’università di Pavia. “Nel manuale – recita la premessa – sono riassunti alcuni tra gli istituti giuridici di assenza…”. Il motivo per cui uno statale può chiedere un permesso per astenersi dal lavoro è davvero lungo.

Pioggia di permessi - Il permesso per lutto (tre giorni) si estende fino ai parenti entro il secondo grado e agli affini (suoceri, nuore e generi). Quello per esami e concorsi può allungarsi fino a otto giorni in un anno. Tre giorni per la grave infermità del parente. Fino a 150 ore retribuite per la frequenza di corsi scolastici o universitari. Diciotto per  motivi di famiglia che includono visite specialistiche, divorzio e decesso di parenti lontani ma anche calamità naturali, adempimenti presso i vigili del fuoco e «altri gravi motivi che discrezionalmente potranno essere valutati». Addirittura tre anni per i dottorati di ricerca. Non è troppo difficile accedere a questi privilegi: a volte basta un’autocertificazione, altre volte un’attestazione di un altro pubblico ufficio.

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