Cerca

La gaffe

Se la prendono col congiuntivo anziché con le torte di famiglia

Michela Di Biase, compagna di Franceschini

D' accordo. Il congiuntivo è, indubitabilmente, un dono -non sempre apprezzato- degli dei della sintassi. Il congiuntivo è l' elegante marsina che si stringe sul senso della frase; e, come diceva Gesualdo Bufalino, non piace ai politici perché pialla le certezze, «esprime allarme, costringe il dubbio alla verità». Ogni volta, per dire, che mio figlio di cinque anni mastica sgraziatamente un congiuntivo perde, in automatico, il diritto alla paghetta. D'accordissimo: il congiuntivo griffa l' italiano. Però, fare dello scivolone sul congiuntivo di Michela Di Biase, capogruppo del Pd in Campidoglio un caso politico mentre la signora attacca la sindaca Raggi sull' emergenza rifiuti; be' forse quello è un tantino esagerato. Per due motivi. Anzi, tre. Il primo è che spesso una lingua viene plasmata dal mileu, s' adagia all' ambiente, come le terga al divano del salotto. Ora, la Di Biase vive a Roma, città che notoriamente rifugge il congiuntivo a vantaggio di un concitato condizionale («Te cecherebbe l' occhi», «Te sparecchierebbe la faccia», «T' ammazzarebbe»; il tutto letto non in terza, ma in prima persona, ed accompagnato, spesso, da «'cci tua», o un «'cci vostra», a seconda del grado di confidenza col tassista); o al limite, il romano, privilegia la forma «' abello vedi d' annattene», esortativo. E, insomma, si capirà che evocare la geometria del congiuntivo, in tale contesto linguistico, potrebbe risultare stridente se non inelegante.

Il secondo motivo per evitare la polemica sullo strafalcione della dottoressa Di Biase - laureata in Lettere e filosfia, più filosofia che lettere- è d' opportunità. Nostra opportunità, di noi cronisti che facciamo le pulci ai politici. Se qualcuno cominciasse davvero a scruculiare negli articoli dei giornali incespicherebbe in un' ecatombe sistematica di refusi, di consecutio temporum violate, di periodi ipotetici traditi. Per intenderci, sono lontanissimi i tempi in cui Gianni Mura nell' elogio funebre di Sandro Ciotti scriveva: «Ciotti non avrebbe sbagliato un congiuntivo neanche sotto tortura». Ergo: chi è senza peccato...

Il terzo motivo per non infierire sul lessico della capogruppo Pd, è che sarebbe molto più congruo infierire su altri suoi atout. Per esempio, sul fatto che la piacente Di Biase è la moglie del ministro della Cultura Dario Franceschini. E che, fermo restando la gavetta giovanile nelle sezioni dei Ds e il curriculum -non densissimo- da conservatrice del patrimonio artistico, la sua stella all' interno del partito ha cominciato a brillare dal 2013. Cioè da quando, in occasione delle elezioni, il noto fidanzato inviò un sms agli amici per sostenerne la candidatura al Consiglio Comunale. Franceschini, in modo poco astuto, la sponsorizzò tramite sms cumulativo: «Caro, se voti a Roma posso proporti di dare la preferenza a Michela Di Biase, la mia compagna, che si candida in consiglio comunale? Dario».

Solo che l' sms, invece di arrivare «a dieci cari amici», venne inoltrato anche all' ultimo usciere dell' ultima sezione del Pd sul Gennargentu. La Di Biase, elettissima, divenne presidente di Commissione. Della Commissione Cultura, una corrispondenza d' amorosi sensi.

Caduto Marino, la Di Biase ottenne la ricandidatura e l' accordo col candidato sindaco Giachetti, per la Presidenza del Consiglio comunale in caso di vittoria e o di capogruppo in caso di sconfitta. Franceschini, e anche Orfini, ci tenevano molto. Oggi la signora è capogruppo,, col gruppo che ratica -pare- una sorta di autoacclamazione. Non che ci sia scandalo. La politica è piena di ministri con consorti apprezzate dalla politica. E, tra l' altro, mi dicono che la Di Biase nel suo duello con Raggi non le mandi a dire. Il problema,semmai, è che, quando le dice, caracolla sui verbi. Ma, non facciamone un dramma. Il congiuntivo è forte, sopravviverà...

Francesco Specchia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog